Banca di Prato, il comitato promotore: "Necessaria oggi più di ieri"

Comitato Promotore della costituenda Banca Popolare di Prato

Il “rischio fallimento” della Popolare di Vicenza paventati dalla BCE non più tardi di qualche giorno fa, non possono far altro che rattristare tutti noi del Comitato Promotore della Banca di Prato pensando che, già nel 2013, una soluzione era stata trovata e messa a disposizione di tutto il territorio pratese da circa 600 soggetti, tra aziende e privati, tutti uniti per il bene dello stesso nostro territorio. Purtroppo Prato ha preferito farsi bruciare oltre 400 milioni di euro dalla Popolare di Vicenza anziché credere in sé stessa e nel proprio futuro immettendo soltanto 10 milioni di euro in un progetto innovativo nel settore bancario, ideato esclusivamente per dare sostegno alle famiglie e alle aziende del territorio pratese.

Tante le istituzioni che nel 2013 hanno liquidato questa nostra iniziativa bancaria con troppa sufficienza, senza neanche soffermarsi a leggere il “prospetto informativo” e capire la consistenza del progetto. Eppure la banca tutor a cui ci eravamo ispirati ed appoggiati, nata nel 2008, ovvero la Banca Interprovinciale di Modena continua a crescere, aumentando la raccolta, gli utili e il numero di dipendenti (ad oggi circa 80). Purtroppo abbiamo avuto modo di constatare che Prato è una città dove non contano le idee, ma contano principalmente i "nomi" di chi le propone: forse anche per questo motivo il progetto Banca di Prato non è riuscito a raccogliere 10 milioni di euro necessari per aprire il primo sportello fermandosi ad un passo dal traguardo (circa 6.5 milioni di euro). Siamo però soddisfatti di aver raccolto attorno all'iniziativa ben 600 soci, molti di più del minimo previsto per legge, ossia 200.

In seguito ai mutamenti degli scenari bancari, la Toscana è rimasta sprovvista di una banca del territorio. Non ci riferiamo a una banca tradizionale, anche perché di queste esistono molti fallimentari esempi, bensì un istituto bancario innovativo capace di coniugare le buone prassi del passato e le migliori nuove tecnologie creditizie, comprese le nuove filosofie per fare banca in questo nuovo millennio.

Tutto questo è ancora maledettamente necessario in questo territorio in piena crisi esistenziale e continuamente alla ricerca di sé stesso, e sarebbe ancora possibile realizzarlo. Lo scoglio da superare? Basterebbe che le forze economiche e politiche della nostra regione e città si mettessero intorno ad un tavolo, recuperando il lavoro fatto dal Comitato Promotore e trovando le soluzioni per portarlo in porto. Senza dimenticare che lo stesso Comitato ha fatto dono al Comune di Prato del logo e del nome della Banca Popolare di Prato.

Alla luce di tutto quello che sta succedendo, tenuto conto di tutte le sottovalutazioni fatte nel recente passato, la lezione può essere stata sufficiente? Ma soprattutto, può nascere, da questa immane sequela di errori, un nuovo futuro bancario per Prato?

Fonte: Banca di Prato - Ufficio Stampa

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