
Accorato appello all'Arcivescovo di Firenze, Cardinale Giuseppe Betori, affinché si abbia certezza sulla tutela e buono stato di valorizzazione della Madonna di San Giorgio alla Costa.
Una nuova lettera aperta all'Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori, dove il coordinatore toscano del sindacato autonomo CONFSAL-UNSA Beni culturali, Learco Nencetti, fa appello e sollecita affinché vengano date tutte le risposte e chiarimenti opportuni, prendendo spunto da quanto lo stesso Cardinale Betori aveva detto nell'Omelia durante la Messa per la 51^ Giornata delle comunicazioni sociali, condannando di fatto "la logica del primato e della notizia eclatante e della disinformazione", ossia delle "non notizie" ...
Questa la lettera:
<< DOPO LA SUA BENIGNA CONCESSIONE, IN QUESTI GIORNI TUTTI PENSANO E SCRIVONO SULL'ATTUALE RESTAURO DEL PONTORMO NELLA CHIESA DI SANTA FELICITA E NESSUNO SA DOVE OGGI SI TROVI LA MADONNA DI S. GIORGIO ALLA COSTA, tavola giovanile di Giotto che, dopo il rocambolesco viaggio di ritorno da Milano nel gennaio 2016 risultò danneggiata e - dopo un attento restauro - venne messa in castigo nuovamente 'oscurata' agli occhi di tutti, nei confortanti depositi dell'Opificio delle Pietre Dure alla Fortezza da Basso.
Rivolgiamo allora un’esplicita domanda: perché non è tornata nella sua sede attualmente deputata dalla stessa Curia, cioè nel Museo Diocesano di Firenze a Santo Stefano al Ponte?
Che la Chiesa-Parrocchia di San Giorgio alla Costa sia chiusa causa "incuria" (per la quale abbiamo chiesto a suo tempo il sequestro cautelativo) per cui la tavola di Giotto per il momento non può tornare lì, ormai lo sanno tutti. L’unico che sembra non saperlo oppure sembra ignorarlo è proprio il responsabile primo di questo capolavoro dell’Arte e della Fede: Lei, Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze.
Lei stesso, Arcivescovo - stando ai fatti - ignora cosa sia una vera e corretta comunicazione, poiché non risponde mai, visto che Le abbiamo già scritto in tre circostanze drammatiche per la corretta salvaguardia e la tutela dei beni culturali che la Sua Diocesi dispone. Come Lei sa, una comunicazione prevede che alle domande segua una risposta, o almeno un segnale di ricevuto messaggio: invece da parte Sua, Cardinale Betori, non segue mai alcun segno di ricezione: ogni domanda finisce sempre nel vuoto di un pozzo senza fondo da cui non ritorna nemmeno una eco lontana!
Ma ritorniamo al punto dolente della Madonna di Giotto, altro clamoroso esempio di “mancata ricezione e di mancato ascolto” che contraddice alquanto i suoi moniti sulla "disinformazione eclatante".
Questa tavola di Giotto (Madonna di S. Giorgio alla Costa) dovrebbe essere esposta dal 10 giugno nel museo di Arte Sacra "Beato Angelico" di Vicchio dopo essere stata esposta dal 16 al 21 maggio alla vista dei fedeli della Parrocchia San Giovanni Battista sempre nel paesino di Vicchio, nonostante il parere contrario della responsabile alla Tutela della Soprintendenza competente.
INVECE, PER IL MOMENTO, PARE SIA CHIUSA IN "CASTIGO" (UNA STANZA BUIA ED INACCESSIBILE AL PUBBLICO).
CHE SENSO HA TUTTO QUESTO ...
Procediamo, a riguardo, a fare alcune riflessioni che a parer nostro si impongono.
Siamo davanti a una S. Vergine in trono col Bambino. La Madre che ostende il Figlio, davanti a due Angeli inginocchiati, è iconograficamente 'figura' della Sancta Mater Ecclesia … eppure, ciò nonostante, la Chiesa fiorentina oggi rappresentata dal Cardinale Giuseppe Betori continua paradossalmente a esporre questa pregevole opera - messaggera del suo grande significato iconografico - al rischio di continui spostamenti per Mostre. Questo è il paradosso: una tavola che è l’immagine della Ecclesia non è dalla Chiesa stessa trattata col dovuto rispetto. Come pure risulta paradossale che questo dipinto, icona della Madre di Dio quale Sedes Sapientiæ, non abbia più una “sede”. Anzi, diremmo di più: la sua “sede” (cioè la Chiesa di S. Giorgio alla Costa di Firenze) sta addirittura crollando.
A riprova che questa pregevole e delicata opera pittorica non dovrebbe essere più manipolata per spostamenti, sta il recente danno subìto nel corso dell’ultima Mostra (Milano, 2015-2016) in occasione della quale parti del colore di questo dipinto sono state danneggiate e, conseguentemente, cadute rendendo necessario un delicato intervento di restauro da parte dell’OPD fiorentino, nonché un’ulteriore revisione generale dell’opera.
I fattori da considerare per la tutela specifica di questo Bene patrimoniale – ricordiamolo – sono due e non uno! Sono la salvaguardia e la conservazione. Per una tavola di tale pregio non basterà soltanto un “Climabox” appositamente progettato (questo tipo di teca servirà infatti solamente per la conservazione in situ), ma occorrerà considerare anche il 2° aspetto, cioè la salvaguardia che consisterà nel ridurre gli spostamenti dopo che la tempera ha subito un danno per movimentazione. Per questa seconda ragione riteniamo che l’opera non debba essere sottoposta a un ulteriore viaggio.
Sicuramente sarà stata redatta da parte del Funzionario di Territorio una attenta ricognizione dello stato di salute per un dipinto di tale riguardo (v. Scheda Sanitaria); ma - viene da chiedersi – se comunque e nonostante la Scheda Sanitaria la Curia ha ottenuto il Nullaosta per lo spostamento dell’opera a Vicchio, che senso ha questa Form cautelativa? Quali escamotages sono stati trovati per giungere a un Nullaosta? Se un’opera di tale riguardo - considerata da tutti fondamentale per uno dei nostri maggiori artisti come Giotto - è ritenuta FRAGILE oltre che IMPORTANTE, perché esporla nuovamente a un rischio?
Non certo per la Visita di Sua Santità Papa Francesco che, ne siamo certi, se fosse a conoscenza della fragilità di tale capolavoro, farebbe certamente a meno di farlo movimentare. Se sapesse che la tavola è stata centinata (nel 1705 ca.) per cui i contorni perimetrali sono a sicuro rischio di caduta di colore, se sapesse che l’opera subì già un danno nel 1993 con la deflagrazione di Via De’ Georgofili, se sapesse che durante l’ultima Mostra di Milano ha già subito una caduta di colore, se… sapesse tutto questo, rinuncerebbe volentieri ad ammirarla.
Quali interessi la fanno viaggiare senza posa? Assicuriamole piuttosto una sede fissa: la Chiesa di S. Giorgio alla Costa - dovutamente restaurata – da cui la tavola proviene. >>
Fonte: Learco Nencetti - CONF.SAL-UNSA Beni culturali
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