Anpi domanda, i candidati rispondono: le parole di Barontini (SI) e Maglione (M5S)

Di seguito le risposte che i candidati sindaco a Pistoia hanno dato alla lettera Anpi di poche settimane fa.

Francesca Barontini, SI e Possibile

Rispondo con vero piacere alle domande che mi sono state rivolte dalla Presidenza dell'ANPI, perché esse toccano uno, se non il principale, dei motivi che hanno determinato la mia decisione di candidarmi a Sindaco della mia città: l'antifascismo come fondamento della mia identità civile e politica e il bisogno profondo di contribuire ad attuare, per quelli che sono gli ambiti d'intervento di un Sindaco, la nostra Costituzione Repubblicana.
La lista “SiPuò”, espressione di due partiti di sinistra che si dichiarano antifascisti a partire dai rispettivi manifesti fondativi, nasce proprio dall'impegno prestato dai suoi promotori all'interno del Comitato pistoiese per il No nel referendum costituzionale. Insieme abbiamo lottato per difendere le istituzioni repubblicane dallo stravolgimento prodotto dalla "riforma" promossa dal Governo Renzi e sostenuta dai partiti di governo, in primis dal Partito Democratico; una riforma che, in combinazione con una legge elettorale ipermaggioritaria, simile alla fascista legge Acerbo, avrebbe concentrato ogni effettivo potere nelle mani del capo del Governo, togliendo la sovranità ai cittadini.
Il referendum costituzionale ha rappresentato una sorta di spartiacque nella politica nazionale e locale, fra chi ha sostenuto il Sì e chi ha lottato perché vincesse il No: è questo il motivo profondo per cui Sinistra Italiana e Possibile, a livello nazionale, propongono l'unità di tutte le forze di Sinistra in alternativa al PD e per cui a Pistoia “SiPuò” non poteva appoggiare chi, come l'attuale Sindaco, ha sostenuto personalmente il Sì, né entrare in coalizione con il Partito Democratico che lo ha ricandidato.
Quanto a me, sono cresciuta nel culto del pensiero Azionista e Repubblicano e con davanti il modello di illustri figure di antifascisti quali Piero Calamandrei, Ferruccio Parri, Nello e Carlo Rosselli, Piero Gobetti, Ugo La Malfa. Mio padre, che mi ha trasmesso la passione per il civismo, è presidente ed anima dell'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea: il mio antifascismo e il mio patriottismo costituzionale non sono dunque etichette da campagna elettorale, poiché fanno parte del mio DNA ed ispirano da sempre non solo il mio pensiero politico, ma anche le mie scelte di fondo, nel lavoro e nella vita personale.
Se sarò eletta alla carica di Sindaco, nell'azione amministrativa sarò fedele al mio programma per Pistoia, in cui ho cercato di declinare localmente i principi fondamentali e i diritti di libertà sanciti dalla Costituzione: la democrazia diretta combinata con quella rappresentativa, l'uguaglianza, il lavoro, l'ambiente, la salute, l'istruzione, la sanità, i beni comuni
rigorosamente pubblici.
In un momento in cui le istituzioni repubblicane e la stessa democrazia appaiono minacciati dalla diffusione incontrollata di ideologie neofasciste, populiste e razziste, se sarò eletta Sindaco di Pistoia, mi adoperò in particolare perché il CUDIR (Comitato Unitario per la Difesa delle Istituzioni Repubblicane), nato negli anni Settanta (su delibera del Consiglio Comunale) per "coltivare la memoria della Resistenza e diffondere i valori della democrazia (pace, libertà, giustizia, uguaglianza, diritti, legalità, solidarietà), per i quali fu combattuta la lotta di Liberazione nazionale", operi al proprio interno una seria riflessione su come, con il trascorrere degli anni , tale missione civile si sia ristretta alla mera ratifica di iniziative promosse dalle associazioni lì rappresentate e all'approvazione di rituali cerimonie commemorative, prive ormai di risonanza nel sentire cittadino. Ritengo pertanto che il CUDIR, aperto a nuove rappresentanze della società civile, in particolare giovanili, debba riscoprire e riprendere la funzione descritta nel suo regolamento del 1977, quella di promuovere e favorire "iniziative volte a consolidare nella società pistoiese la coscienza democratica e antifascista, in piena fedeltà alla Costituzione...". In particolare, dovrebbe essere compito del CUDIR e di chi lo presiede avanzare la proposta di un Coordinamento tra i Comuni della Provincia di Pistola, le Istituzioni scolastiche, i partiti politici e le associazioni autenticamente democratiche, finalizzato a contrastare la deriva neofascista sul nostro territorio, mediante interventi educativi e attività culturali da svolgere in sinergia con gli Assessorati alla Cultura e all'Istruzione.
In conclusione, costante ed intenso dovrà essere l'impegno dell'Amministrazione da me guidata, sia per contrastare l'ignoranza e l'indifferenza verso ciò che, in passato, hanno operato il fascismo e il nazismo, sia, soprattutto, per diffondere fra le giovani generazioni il patriottismo costituzionale e la volontà di opporsi ad ogni forma di autoritarismo, populismo, intolleranza, razzismo, disprezzo delle istituzioni democratiche e della legalità, comunque e dovunque essi si presentino.

Nicola Maglione, M5S

Il 1945 è un anno che appare lontano per i cinquantenni e remoto per le nuove generazioni, compito della politica – che non voglia essere solo commemorazioni retoriche di tragici eventi che hanno segnato quel periodo - è quello di declinare l’antifascismo come resistenza ed opposizione non violenta ad ogni forma di autoritarismo, discriminazione, sfruttamento, povertà ed intimidazione.

Deve essere, altresì, inteso come lotta contro il razzismo e la xenofobia, per l’affermazione di una cultura del rispetto di ogni individuo, così come sancito dall’art.10 della Costituzione.

Per una serie di concause sociali, il pregiudizio  e la discriminazione hanno sostituito a priori qualunque criterio razionale  di valutazione dei fatti.

La necessità d’una aggiornata declinazione della cultura antifascista, senza la quale i valori della resistenza rischiano un pericoloso oblio,  passa attraverso il perseguimento e l’attuazione dei principi costituzionali.

La grave crisi economica che ormai si protrae da troppo tempo, rappresenta un terreno fertile per ogni minaccia alla convivenza civile, tanto che rischia di contrapporre figli e padri, cittadini e stranieri, lavoratori e disoccupati. Il clima odierno ha sfavorito le relazioni tra le persone nonché il rapporto di equilibrio tra eletti ed elettori sul quale si basa la nostra democrazia. I cittadini non vedono più le forze politiche come garanti della giustizia sociale e custodi dei valori democratici, bensì come una casta incurante dei bisogni delle persone che persevera nel godere di privilegi.

Si registra quindi un pericoloso scollamento e disaffezione verso ogni forma di partecipazione politica prevista costituzionalmente. Il ruolo del sindaco è fondamentale in quanto rappresenta il primo gradino amministrativo e pertanto ha tra i suoi doveri quello di contrastare ogni forma di emarginazione nella propria comunità, attraverso politiche che tendono all’inclusione e non all’emarginazione delle povertà economiche e culturali. Il Movimento Cinque Stelle nasce per favorire la partecipazione diretta del cittadino contemplando ad ogni livello amministrativo il controllo da parte dello stesso: infatti nel proprio programma prevede la possibilità del referendum, delle petizioni popolari e il question time da parte di cittadini in sede di consiglio comunale, proprio come avviene in parlamento per voce dei deputati.

Una politica cittadina che favorisca la creazione di nuovi posti di lavoro e rianimi le periferie, attraverso anche l’organizzazione di mercatini rionali, eventi o altro, è senza dubbio la risposta migliore per impedire pericolose zone ghettizzate di malessere sociale. La povertà sta crescendo in maniera esponenziale (circa l’8% della popolazione) e soltanto grazie all’impegno di associazioni quali la Caritas cittadini e stranieri, oggi in egual numero, riescono a sopravvivere seppur con estrema difficoltà. L’incapacità di porre in campo politiche di dignità che passano attraverso il lavoro o il reddito di cittadinanza, impediscono all’amministratore di gestire la lotta tra poveri che vede contrapposti spesso tra italiani di diverse estrazioni e tra italiani ed immigrati.

Il popolo senza lavoro non ha libertà, spogliato nella propria dignità, rinuncia ad essere sovrano e rifiuta, quale dovere civico, l’esercizio del voto, rifuggendo dalla partecipazione. Occorre celebrare e ricordare la Resistenza e, come scriveva Primo Levi, “Se la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità, a cosa serve la memoria?”.

Il nostro è un programma ispirato ai principi e dai valori costituzionali, e nel quale richiamiamo all’inizio l’art.1 “….la sovranità appartiene al popolo…”. Ottenere questo il riconoscimento di questo diritto è stato possibile anche grazie alla Resistenza antifascista….ed è un nostro preciso ed assoluto impegno realizzarlo! Questa per noi è la democrazia sostanziale!

Anche per questo abbiamo strenuamente difeso la nostra Carta Costituzionale dal tentativo del PD che,  insieme ad altre forze politiche rappresentate da soggetti inquietanti, ha cercato di modificarla prima nell’art. 138 (ricordiamo i parlamentare M5S sui tetti di Montecitorio) e poi con il referendum del dicembre 2016. Un tentativo quest’ultimo, non solo maldestro nella forma, ma pericolosamente intriso di derive antidemocratiche nella sostanza.

Per chi sono morte milioni di persone? Sono scorsi fiumi di sangue innocente, giovani vite spezzate immolatesi per cosa? Perché banche, finanzieri, poteri forti, lobbies e multinazionali perseguissero – attraverso una politica ormai a loro completamente “asservita e che ne è il “braccio” esecutore - la loro logica di profitto a qualsiasi costo, che viene prima della dignità dell’essere umano? NO…milioni di volte no!

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