Bertinelli risponde all'Anpi: "L'antifascismo è un valore"

Il sindaco Samuele Bertinelli

Il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli risponde alla lettera che l'ANPI ha rivolto ai candidati sindaci.

"Sì, l’antifascismo è un valore, al quale ho sempre ispirato la mia condotta. Sono ancora attuali, devono esserlo, quei valori di giustizia e libertà nel nome dei quali tante e tanti, di diversa età, estrazione sociale e sensibilità politica e culturale, presero le armi e collaborarono al movimento di Liberazione. Sono valori che rappresentano le solide fondamenta intorno alle quali si è costituita la coalizione di centro-sinistra che ha governato la città in questi ultimi cinque anni e che si candida a governarla per i prossimi cinque.

Sono un prezioso patrimonio, per il nostro presente e il nostro futuro, gli esempi straordinari ed i valori offertoci da quelle donne e quegli uomini che, tra inenarrabili sofferenze, prima liberarono e poi ricostruirono il Paese. Si trovano lì – e sono ben salde – le radici della nostra comunità. Norberto Bobbio ha eloquentemente scritto: «La Resistenza è nelle mani di tuti coloro che hanno un diritto da rivendicare, un sopruso da respingere, un’ingiustizia da rimuovere; ed hanno acquistato piena coscienza del dovere di agire giorno per giorno per la libertà di tutti. La Resistenza è nelle ferme mani di migliaia e migliaia di uomini di tutto il mondo. […]. Non siamo più soli. La storia cammina. E ad ogni tappa la schiera degli uomini liberi si ingrossa e si fa più audace e più forte». Il dovere di ciascuno di noi è quello di prendere parte - e in questo senso di essere partigiani - per l’affermazione dei diritti di ognuno, nel nostro Paese, come al di fuori di esso. Agire affinché sia pretesa l’ottemperanza da tutti ai doveri inderogabili di solidarietà e, al tempo stesso, siano affermati e riconosciuti ad ognuno quei diritti fondamentali consacrati nella Carta del 1948: se anche ad una sola persona è impedito di esercitare i propri diritti, questi cessano di essere tali e divengono privilegi.

Per questa ragione, in questi cinque anni ci siamo impegnati per tutelare soprattutto coloro che sono più fragili e più deboli, incrementando sia la spesa per il welfare e le politiche sociali e di istruzione, sia quella per le politiche culturali, per affermare pienamente il diritto universale al sapere e alla conoscenza, che rappresenta, insieme al lavoro, il primo e fondamentale diritto di cittadinanza, il principale strumento di emancipazione per ognuna e

ognuno. Nei prossimi cinque anni, proseguiremo in questo impegno, persuasi che – così operando – il Comune, quale articolazione democratica della Repubblica, adempia all'altissimo compito, per quanto di sua competenza, di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Per questo, nel nostro progetto di governo ci impegnano a riorganizzare le politiche sociali sotto il presidio della Società della Salute con il trasferimento del personale a loro dedicato: «una scelta forte, che dovrà garantire omogeneità dei servizi ed eguaglianza di accesso a tutti i cittadini dell’area pistoiese, e che esalterà le migliori pratiche attuate nei diversi Comuni, con razionalizzazione delle risorse e valorizzazione del personale. I servizi educativi, che in questi anni hanno potuto godere della stabilità del personale insegnante e collaboratore scolastico, si riorganizzeranno in parte integrandosi con il sistema pubblico statale delle scuole dell’infanzia, per quelle sezioni già individuate dalla conferenza zonale, in parte lavorando sul progetto 0-6, che potrà godere anche di risorse statali a seguito dell’approvazione del decreto legislativo collegato alla riforma della scuola. Queste azioni produrranno innalzamento nella qualità dei servizi e risparmi derivanti dalla razionalizzazione delle risorse. In generale, il personale comunale deve essere sempre più orientato all'integrazione di sistema con altri soggetti territoriali, istituzionali e sociali, in forme propedeutiche al processo di aggregazione fino all'idea della fusione dei Comuni».

L’impegno per la realizzazione dei fondamentali principi costituzionali significa anche favorire e promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla cosa pubblica. Per questo, abbiamo cercato, per un verso, di superare il problema determinatosi con l’abolizione delle circoscrizioni, cercando di costruire una rete stabile di coordinamento tra i molti comitati paesani e le pro-loco e tra questi e il Comune. Inoltre, abbiamo approvato un regolamento per la partecipazione attiva per la collaborazione dei cittadini alla cura dei beni comuni che ha già consentito di stipulare più accordi tra Amministrazione e associazioni e comitati per la cura di spazi pubblici; ultimo esempio di queste intese è quello stipulato con Agesci e Cngei per il parco bosco in città. Il programma del centrosinistra per il prossimo mandato coerentemente prevede: «alla luce dell’esperienza effettuata, […] una sistematizzazione del lavoro avviato, con l’obiettivo di definire una forma di “democrazia di prossimità” costituita da: presenza di servizi decentrati, uso quotidiano degli spazi pubblici come luoghi di aggregazione, attivazione di canali di informazione diretta, consultazione sulle questioni

che riguardano la gestione dei beni comuni (territorio, ambiente, sicurezza, salute, istruzione, servizi pubblici e infrastrutture). Attraverso la definizione del Piano del Patrimonio, saranno individuati gli immobili comunali destinati alla partecipazione attiva dei cittadini. A questo fine, riconfermiamo i locali di Via dei Cancellieri per l’assegnazione, tramite bando pubblico, di sedi ad associazioni territoriali; allo spazio L’angolo delle Fornaci è stata individuata la sede della Consulta del Volontariato; sarà scelta un’altra sede da adibire a Casa delle Associazioni, all'interno della quale il volontariato, il terzo settore, l’associazionismo in generale potranno svolgere le proprie attività». E sviluppando il lavoro svolto sul regolamento per la cura dei beni comuni, ci impegneremo nel prossimo mandato a cambiare «profondamente il rapporto tra i cittadini e il Comune: da una parte, i cittadini attivi (singoli o associati) non sono semplicemente delegati a svolgere per conto del Comune un lavoro di cura su un bene pubblico, ma intervengono per accrescere di valore quel bene, rendendolo “comune” (ovvero della comunità); dall'altra, il dipendente pubblico, non più soltanto interprete della erogazione di servizi, ma piuttosto collaboratore e servitore dell’interesse generale. Il pieno sviluppo del regolamento può rappresentare una “rivoluzione dolce” della pubblica amministrazione, amica della città e dei cittadini, fiera di svolgere un pubblico servizio e appassionata all'oggetto del proprio lavoro».

Proseguiremo nel sostenere e nel promuovere occasioni di ricerca storica e di formazione per i ragazzi delle scuole e per tutta la cittadinanza, anche in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea e A.N.P.I., sulla seconda guerra mondiale e sulla Resistenza, in particolare sulla storia della nostra città. Siamo convinti, difatti, che sia sempre più necessario, proprio per conservare e onorare la memoria di coloro che hanno combattuto e perso la vita nella lotta al nazifascismo, proseguire nell'indagine storica, laica ed intelligente, e nella formazione delle giovani generazioni. Come naturale conseguenza dell’attività di studio, ricerca e formazione, continueremo a dare testimonianza della tradizione – viva – democratica e antifascista della nostra comunità attraverso la dedicazione di spazi pubblici a donne e uomini che hanno speso tutta la loro vita, o che l’hanno sacrificata, per l’affermazione dei valori di libertà e giustizia. Una città, difatti, riconosce se stessa e la propria storia anche nei nomi che assumono i luoghi nei quali si svolge la sua vita. Solo per ricordare alcune - le più recenti - scelte compiute: abbiamo – d’intesa con l’A.N.P.I. e l’Istituto Storico – apposto una targa sull'abitazione di Massimo Ciavarella, pistoiese ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine; abbiamo dedicato – su richiesta della popolazione e sempre in collaborazione con A.N.P.I. – la piazza di Bonelle, a

Modesta Rossi, patriota e partigiana, medaglia d’oro al valore militare; abbiamo dedicato un giardino a Pistoia Ovest all'antifascista Dino Niccolai, ed abbiamo celebrato la dedicazione, già avvenuta, di un giardino e di una strada a Dino Fabbri e alla sorelle Cecchi.

Ho già avuto modo di dire, pubblicamente, anche in occasione dell’ultima, solenne e popolare, celebrazione del 25 aprile, come stiamo assistendo alla rinascita, intorno a noi, di sentimenti, forze politiche e persino governi nazionalistici che ci vorrebbero chiusi entro i nostri confini, carichi di risentimento nei confronti non solo di chi giunge, disperato e privo di tutto, nei nostri paesi alla ricerca di una vita migliore per sé e per la propria famiglia, ma anche nei confronti dei popoli con i quali da sempre confiniamo. Assistiamo cioè ad un'involuzione pericolosa che trova alimento nella reazione spaventata di milioni di persone, cittadini e popoli, che non comprendono più il mondo nel quale vivono e che non riescono più a scorgere un orizzonte di senso che dia loro fiducia nel futuro.

Se non saremo tutti insieme, sinceri democratici, capaci di orientare verso un cambiamento, anche radicale, la società nella quale viviamo, secondo quei valori di giustizia e di libertà, che sono stati la stella polare dell'Europa contemporanea, si affermeranno pericolosi demagoghi, incapaci di offrire una reale prospettiva di futuro per le nostre comunità. Se il Vecchio Continente si abbandonerà a queste pericolosissime sirene, mancherà anche un attore internazionale potenzialmente decisivo per svolgere il ruolo di pacificatore nei tanti, troppi conflitti che insanguinano il globo, e rischiamo che non vi sia più nessuno in grado di evitare che da uno di questi focolai divampi l'incendio di una nuova guerra mondiale, inimmaginabile per gli effetti che potrebbe produrre per la nostra stessa sopravvivenza. Le donne e gli uomini della mia generazione sono cresciuti nell'idea che l'umanità avesse bandito, o comunque avesse reso del tutto remota, la possibilità che deflagrasse un nuovo simile conflitto. Eppure, è proprio la mia generazione, che si trova, oggi, ad avere responsabilità di governo diffuse e dunque a misurarsi con questo nuovo, concreto pericolo.

Ci troviamo cioè, di nuovo, al bivio tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Occorre scegliere chiaramente e senza ambiguità alcuna, da che parte stare: se da quella degli apprendisti stregoni, che giocano con il fuoco dell’odio e della paura, i quali per ottenere facili consensi alimentano gli istinti peggiori che abitano in ciascuno di noi, maneggiano con spregiudicatezza sentimenti razzisti e xenofobi. Oppure possiamo scegliere di essere dalla parte del futuro e di riaffermare sempre, anche a costo di essere impopolari o controcorrente, il primato della ragione, che si nutre della curiosità per l’altro e per il mondo, che si alimenta del confronto e delle differenze. Possiamo cioè scegliere di seguire la strada che fu, tra gli altri, quella di Modesta, di Dino Fabbri e di Dino Niccolai, di Lina e Liliana: avere il coraggio delle proprie idee e operare, con coerenza e dedizione, affinché possano tornare ad essere attuali quegli ideali di fratellanza universale che hanno animato le resistenze europee ed anche la Resistenza italiana.

Siamo dunque al bivio e dobbiamo scegliere. Questo significa che siamo chiamati di nuovo ad adunarci, ora e sempre, morti e vivi con lo stesso impegno, intorno a questo nostro monumento, «per dignità non per odio, decisi a riscattare il terrore e la vergogna del mondo».

Come ricordavo, l’ho già detto e ne sono sempre più convito."

Fonte: Ufficio Stampa

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