Palio di Fucecchio: Le Botteghe, i figli del Padule si portano dietro tutti i fortunelli

Contrada Le Botteghe (foto da Facebook)
Contrada Le Botteghe (foto da Facebook)

Gente di confine, quella di Le Botteghe. È la frazione più a est di Fucecchio, più vicina alla Valdinievole e a Cerreto Guidi che alla patria dei Montanelli. Eppure Botteghe lo zampino sul palmares del Palio delle Contrade l'ha potuto apporre ben due volte nell'arco di sei anni. Ma la fame dura ormai 28 anni e il solo fatto di avere davanti l'odiata rivale, quella di Borgonovo (che ha vinto nell'edizione del 1995), è uno smacco che i contradaioli tenteranno di cancellare in questa edizione.

Generazioni intere di giovani in vesti gialloviola devono ancora assaporare il gusto dolcissimo di un Cencio portato a casa. I residenti alle Botteghe sanno come giocarsi questa competizione, e per quest'anno si sono affidati alla sorte in misura maggiore rispetto alle altre contrade.

Hanno voluto rafforzare il rito della scelta del Fortunello, la 'mascotte' che dovrà attirare a sé la Dea Bendata, con una cena tenutasi la scorsa settimana. Quattordici fortunelli potrà voler dire fortuna aumentata di quattordici volte? Lo scopriremo solo domenica 21 maggio. Intanto andiamo a vedere la storia della contrada Le Botteghe.

Le Botteghe: l'araldica e la storia

Se a oggi la febbre dei fucecchiesi è l'inarrestabile passione che catalizza l'attenzione di un popolo intero alla Buca del Palio, a Le Botteghe in antichità è stato un pericolo vero e proprio, quasi caratterizzante della zona pianeggiante di Fucecchio. Un tempo, in epoche tramandate attraverso antichi documenti e leggende di paese, perirono per la febbre due terzi degli abitanti della frazione.

Amore, morte e nobiltà si intrecciano nei luoghi lambiti dal Padule. Dal Trecento al Seicento questa zona fu ambita meta per i nobili del tempo. Un ospite d'eccezione sempre ben accolto a Le Botteghe è Cosimo I de' Medici, la cui figlia poi morì nella vicina Cerreto Guidi per mano del marito Paolo Giordano I Orsini.

In queste terre Cosimo comperò numerosi terreni, nei quali erano presenti fattorie redditizie a pochi passi dal Pisano e dalla Maremma. Poter unire i vantaggi economici delle rendite fondiarie con i piaceri della caccia sarà sembrata un'occasione da non perdere per il primo Granduca di Toscana.

Cosimo ricompenserà i 'bottegai' con il rinnovo nel 1558 della Pieve di San Leonardo e con la costruzione della villa sul colle della Pieve.

Saltando nei secoli, si può dire che il Cosimo de' Medici moderno per i contradaioli è stato Edo Cioni, presidente durante le uniche due vittorie riportate sul campo (1985 e 1990), in seguito capitano e unica figura di riferimento fino all'istituzione del ruolo del capitano nel 1996.

I colori di Le Botteghe sono il giallo e il viola. Lo stemma è un 'inquartato', tradotto "diviso in quattro parti uguali con due linee incrociate". Nel primo e quarto quadrante risiede un lambello viola a tre pendenti. I lambelli vennero usati in Italia per distinguere i guelfi dai ghibellini: in araldica sono considerati la più nobile brisura. Nei rimanenti quadranti, il secondo e il terzo, si trova un allungato di viola di tre pezzi e due mezzi in palo.

Le Botteghe hanno una loro santa patrona, la Madonna di Lourdes, alla quale è proprio dedicata la chiesa locale. La santa viene festeggiata la seconda domenica di settembre. I riti, come per i guelfi che appoggiavano il papato al tempo delle Signorie, sono parte integrante della tradizione dei bottegai. Dal 2007 vengono scelte 11 persone da battezzare come 'contradaiolo a vita' dal presidente. L'11 è il numero scelto in memoria dell'apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette, l'undicesimo giorno del febbraio del 1858. Nella cerimonia lo spazio di apertura viene dato ai bottegai defunti.

Le Botteghe: 1990, come far impallidire Borgonovo

In Certamine Victoria, questo motto risuona ili 27 maggio del 1990. Quando tutto sembra perso, la Nike, simbolo della vittoria, riappare e bacia la contrada gialloviola. I giochi erano infatti chiusi alla prima batteria per Dario Colagè detto Il Bufera, in sella a pelo su Pomponia. Il Bufera, così venne soprannominato dai contradaioli senesi della Lupa, viene dalla vittoria dell'anno precedente (a cavallo scosso) del Palio di Siena. La prima batteria finisce male all'arrivo. Con Porta Raimonda Botteghe chiude la corsa. Era presente anche Porta Bernarda, e le scintille sono scattate a colpi di frustino nella buca del Palio.

Poi, la magia. Doppia squalifica per San Pierino e Porta Bernarda. A correre la finale ci va Le Botteghe.

Borgonovo non aspetta altro che di fare il bis a due anni di distanza. Le Botteghe sa quanto è importante questa sfida, quella del Palio del Decennale.

Al canape è il caos davanti al mossiere Corbelli. Partenza a sorpresa che porta Botteghe fin da subito al comando. I biancorossi di Borgonovo sono proprio lì, in seconda posizione, e non hanno assolutamente intenzione di mollare. Sono attimi di tensione, non ci si può far scappare questa occasione. Il Bufera vince rimanendo fermamente in sella a Pomponia, Edo Cioni esulta a cinque anni di distanza. Il patron senza peli sulla lingua, avvolto in un'enorme bandiera giallo-viola, affermerà in seguito: "Il Palio si vince con il cuore, non solo con i soldi".

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