
Prosegue lo speciale di gonews.it sul Palio delle Contrade di Fucecchio: un po' di curiosità su Torre
Da qui, messere, si domina la valle. O almeno così sperano i biancocelesti, che dall'alto del colle sul padule hanno una visuale completa di tutto il Comune di Fucecchio. La contrada Torre, con la chiesa di San Gregorio Magno, sembra guardare tutti da lassù con un certo distacco, salvo poi intervenire e farlo spesso in maniera decisiva, almeno per quanto riguarda gli anni recenti. Sonnecchiante, a lungo trascurata - sbagliando, e nominata solo come la rivale di Massarella, Torre nelle ultime edizioni è diventata una pallottola vagante per il Palio di Fucecchio.
La Torre, per quei sette o otto che non lo sanno, è una frazione alle porte del Padule a nord del Comune di Fucecchio. Il suo nome è gemellato con la Storia, quella con la S maiuscola, e anche a livello di Palio ha dimostrato di saperci fare. E soprattutto non ha mai dissotterrato l'ascia di guerra con i nemici di sempre, perché - come si è visto con Cappiano e Ferruzza - certe volte il Palio è prettamente una questione tra 'cugini' che si odiano. Massarella è stata il tormento di Torre e vederla vincere nell'anno in cui i biancocelesti erano squalificati è stato uno smacco. Un'onta che va lavata sul campo, forse tornando a vincere, chissà.
Torre: l'araldica e la storia
Lo stemma di Torre è un troncato di bianco e celeste, diviso in due parti. In quella superiore su sfondo bianco rampa un leone rivoltato di celeste, in quelle inferiore domina una torre d'argento fasciata da due righe bianche e due celesti. Uno stemma che indica nobiltà e soprattutto forza e ardore, data la presenza del leone.
Per la storia di Torre servirebbe invece un libro a parte. Si dice che addirittura migliaia di anni fa la zona, prossima al Padule, fosse abitata perché ricca di animali e quindi luogo propizio per caccia e pesca. Il XIII secolo, più recente ma non troppo, ci dice che Torre ha avuto insediamenti tardo-romani e lo si nota da alcune ceramiche, in più si parla di Podium de la Torre, per via di una fortezza eretta su una variante della Francigena. Inizialmente si chiamava, a quanto pare, Villa San Gregorii, dalla chiesa di San Gregorio Magno e dall'insediamento lì vicino.
Papa Gregorio Magno è l'uomo che sembra aver fatto le fortune di Torre, dato che grazie a lui nacque una fonte nel VI secolo. La suddetta fonte ridette vita all'abitato, colpito da una grave siccità e prossimo all'estinzione. Ancora oggi San Gregorio Magno è il patrono della frazione, che fa festa il 12 marzo. E proprio in questa data i devoti si recano alla fonte per prendere l'acqua e rendere grazie a una preziosa reliquia conservata tuttora. Attorno alla religione si è fondato il forte spirito di appartenenza di Torre, divenuta territorio di Fucecchio nel 1309 assieme a Cappiano e Massa Piscatoria. Massa Piscatoria che sarebbe Massarella, ma forse a pronunciarla nell'altro modo si irritano meno i torrigiani...
Torre: 2015, il Palio si può vincere anche così
Renato Bircolotti si alza la mattina del 24 maggio 2015 sapendo che quel giorno non sarebbe stato tra i più facili nella sua carriera. Deve fare il mossiere al Palio di Fucecchio, in un'edizione che vede favoriti Querciola e Massarella. Non sa che, anche per via di Massarella, renderà il 24 maggio 2015 una data indimenticabile per Torre, che da quel momento avrà il dente avvelenato per lungo tempo.
Il perché è da ricercare nella finale, poco prima della partenza. Un'ora di mossa non basta per partire, Bircolotti si sgola e suda nel catino della Buca del Palio. Querciola, Ferruzza, Cappiano, Sant'Andrea e Raimonda si giocano il cencio, con loro anche Torre e Massarella. Torre e Massarella però sono uno spettacolo a parte, una storia che si svincola dal Palio stesso e affonda le radici in un'inimicizia ancestrale. Torre e Massarella sembrano litigare come bambini, in realtà la faccenda è molto più seria.
Carburo e Gingillo non si stanno simpaticissimi. Carburo è Giosué Carboni, fantino di Torre su Oscar Sauro; Gingillo è Giuseppe Zedde, suo omologo di Massarella su Rijhaid. I torrigiani si erano messi le mani tra i capelli per quel cavallo, ma sono in finale e lì si gioca il loro Palio. Massarella odora la vittoria a undici anni dall'ultima volta, il cavallo è un missile. Il Palio è strategia e dispiace che il barone vol Clausewitz non sia mai sceso in buca perché il 24 maggio 2015 avrebbe sorriso di fronte all'atteggiamento di Torre. Perché se un Palio non si vince, l'importante è che lo perda il rivale storico.
Carburo stuzzica Gingillo, lo ostacola, gli dà fastidio. Oscar Sauro va quasi sempre addosso a Rijhaid, i tifosi dagli spalti inveiscono contro quel cavallo che "è manna che sia in finale". Poco dopo le 20 di un pomeriggio afoso, un'ora dopo l'allineamento - o presunto tale - dei cavalli sulla linea di partenza, inizia la finale. Dopo il via si alza il solito polverone che si dirada e mostra una scena da cartone animato: Gingillo è a terra, Torre ha vinto il suo Palio. Carboni riesce nel tentativo di disturbo su Zedde, i due cavalli non partono e finiscono ultimi.
Si parla di fattaccio, c'è chi vuole prendere provvedimenti. Bisognerà attendere fino a fine settembre, quando il collegio dei Probiviri chiamato a raccolta dal sindaco Spinelli delibererà: niente Palio 2016 per Torre. 11 contrade invece di 12. E di quelle 11 ce n'è una che non deve vincere: Massarella. Purtroppo per Torre, quella volta la Storia le volta le spalle.
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