Martina Hingis, nata e cresciuta per essere una stella

Il 31 marzo 1997, la tennista svizzera divenne la più giovane numero 1 della storia del tennis femminile


I genitori tennisti le avevano dato il nome della più grande campionessa di tutti i tempi, aveva cominciato a giocare a quattro anni, senza disdegnare alla medesima età lo sci e il nuoto, che l’avevano aiutata a sviluppare un fisico armonico e un’eccezionale coordinazione neuro-muscolare. Nessuna meraviglia, pertanto, che a 12 anni fosse stata la più piccola di sempre a vincere uno Slam juniores, che appena a 15 diventasse, conquistando il doppio di Wimbledon con Helena Sukova, la più giovane vincitrice di un qualsivoglia major e che a 16 anni e 117 giorni, annettendosi il singolare dell’Australian Open del 1997, battesse il record di precocità di Monica Seles.

Infine, proprio 20 anni addietro, il 31 marzo 1997, al culmine di una sensazionale striscia di 26 vittorie consecutive (che avrebbe dilatato fino a uno strabiliante 37-0), si insediò al vertice del ranking femminile, ponendo fine alle 377 settimane di regno di Steffi Graf e diventando la più precoce numero 1 della storia del gioco, un primato che ancora le appartiene.

Martina Hingis con Martina Navratilova in un match di doppio

Martina Hingis con Martina Navratilova in un match di doppio

Martina Hingis aveva appreso da infante di avere un futuro da stella della racchetta. La madre-allenatrice non faceva che ripeterglielo e il nome che le aveva imposto non lasciava dubbi in proposito. Come Martina Navratilova, anche Hingis era nata in Cecoslovacchia, oltre la cortina di ferro, nel mezzo dell’Europa comunista che aveva impedito alla genitrice di monetizzare adeguatamente il proprio talento tennistico. Quando aveva sei anni i genitori divorziarono e l’anno dopo, nel 1987, la madre scappò dal paese con la figlia, stabilendosi in Svizzera, la cui cittadinanza Martina acquisì per naturalizzazione, mentre perfezionava i colpi sotto l’attenta e ossessiva supervisione materna: «Non ho mai ritenuto di averle rubato l’infanzia» si difese la madre dalle critiche di chi l’accusava di aver immolato Martina alla sua stessa ambizione. «Guardatela, è una ragazza felice. Cosa avrebbe dovuto fare, giocare con le bambole?».

Martina Hingis bambina e già tennista

Martina Hingis bambina e già tennista

In effetti, Martina Hingis non parve mai aspirare a tali passatempi e piuttosto che chiedere in regalo un cucciolo o un giocattolo, implorava la madre di insegnarle un nuovo colpo. Osservava le compagne e le avversarie, notava che loro eseguivano meglio il dritto incrociato o la smorzata, la volée bassa o il passante in corsa, lo segnalava alla madre e insieme ri-programmavano stile e assetto e magicamente Martina arricchiva il suo gioco. Allo stesso modo, imparò a sfruttare la potenza delle rivali più robuste, appoggiandosi ai loro colpi, scoccando con il dritto rasoiate ficcanti e con il rovescio traccianti di precisione chirurgica. Jana Novotna, anche lei ceca e sua vittima nella finale di Wimbledon del 1997, la descrisse appropriatamente: «Non è molto potente, né così veloce, né colpisce così forte, ma sembra che conosca in anticipo la direzione della palla e quando arriva si trova già lì ad aspettarla».

All’arsenale tecnico, Hingis aggiunse, se non proprio una bella dose di sfrontatezza, una straordinaria fiducia in se stessa. Dopo aver demolito per cinque volte consecutive l’ex numero uno Seles, a chi le chiedeva la ragione di un nuovo successo, rispose semplicemente: «Perché ho battuto Monica anche stavolta? Non saprei, forse perché la batto sempre». Altre volte, dissimulava la tracotanza con un tagliente umorismo. All’iniziale lancio della monetina, sibilò a Lindsay Davenport, cui pur la legava una solida amicizia: «Preferisci che ti strappi il servizio in avvio o vuoi che cominci tenendo il mio?».

L’anno che ascese al vertice della classifica WTA, dopo aver vinto i Lipton Championships di Key Biscayne ancora su Seles, si aggiudicò tre Slam su quattro, mancando l’en-plein al Roland Garros, dove fu superata nell’atto conclusivo dalla croata Iva Majoli. Gli Internazionali di Francia rimasero il suo unico cruccio. Nel 1999, cedette la finale a Graf in maniera drammatica: avanti un set e 2-0 nel secondo, perse la sua usuale compostezza per una decisione dubbia dell’arbitro, scavalcò la rete e pretese di andare a vedere nel campo della tedesca il segno lasciato dalla palla che le era stata chiamata fuori. Con il pubblico che la fischiava, fu incapace di chiudere il match servendo sul 5-4 a suo favore. Graf conquistò tre giochi filati e si impose infine per 4-6, 7-5, 6-2. Hingis lasciò il campo in lacrime e se la madre non l’avesse trascinata indietro con tutta la sua pazienza, non avrebbe nemmeno preso parte alla cerimonia di premiazione.

Consolata dalla madre Melanie Molitorova dopo aver perso contro Steffi Graf al Roland Garros 1999

Consolata dalla madre Melanie Molitorova dopo aver perso contro Steffi Graf al Roland Garros 1999

Così come aveva anticipato l’ingresso nel circuito professionistico, ne uscì prematuramente alla fine del 2002, angustiata da un problema alla caviglia per cui intentò causa al marchio di Sergio Tacchini, che le forniva le scarpe. Si dedicò all’allevamento dei cavalli e riprese a studiare, per riparare all’abbandono della scuola che aveva deciso all’atto di passare professionista. Ritornò nel 2006 e vinse a Roma e a Tokio, concludendo l’anno al numero 7. Nel novembre 2007, risultò positiva alla cocaina. Negò di aver assunto droghe, ma non appellò la squalifica biennale che le fu inflitta.

Nel 2013, pochi giorni dopo essere stata inserita nella Hall of Fame di Newport, un onore che può toccare solo a chi si è ritirato da almeno cinque anni, Hingis annunciò il ritorno all’agonismo: per molti atleti, l’ingresso nella galleria degli eroi del proprio sport è la fine di tutto, per Hingis fu soltanto un altro inizio.

Con stile vintage a Newport il giorno dell'ingresso nella Hall of Fame

Con stile vintage a Newport il giorno dell'ingresso nella Hall of Fame

Più anziana di un solo anno del connazionale Roger Federer e coetanea di Venus Williams, entrambi in questi giorni alla ricerca dell’ennesimo successo al Masters 1000 di Miami, Hingis ha vissuto una seconda giovinezza come eccellente doppista, sommando ai cinque Slam vinti in singolo, altri 17 successi fra doppio e doppio misto. Almeno finora.

 

Paolo Bruschi