
Molto spesso in terapia sentiamo ripetere dai nostri pazienti frasi come "non mi posso fidare di nessuno", "non cambia mai, non mi posso più fidare di lui/lei", "devo stare sempre in guardia, gli altri sono sempre proni a tradirti"
La fiducia è alla base di ogni società umana, senza di essa non potremmo convivere con gli altri, è necessaria e tacita , basta pensare a quando affidiamo la nostra salute ad un medico oppure la nostra vita ad un pilota di aereo, ma ci fidiamo anche di chi produce o lavora il cibo che mangiamo o di chi ripara la nostra auto o costruisce le case in cui viviamo.
Va da sé che la fiducia lubrifica gli ingranaggi dei meccanismi che regolano le nostre relazioni, sia nella società che nella vita quotidiana.
Da dove nascono quindi la fiducia e la sfiducia? Perché alcuni riescono a fidarsi maggiormente di altri?
Quando conosciamo qualcuno, facciamo una sorta di valutazione a pelle, istintiva, che ci dice se possiamo fidarci di quella persona o no. Tali valutazioni fanno parte del nostro modo di vedere e leggere il mondo, valutazioni che abbiamo imparato molto tempo fa, da piccoli, nelle prime relazioni stabilite con chi si è preso cura di noi. Queste credenze, così antiche, agiscono in modo inconsapevole e guidano i nostri comportamenti nel presente come una sorta di mappa consentendoci di fare previsioni.
È implicito quindi, che un bambino che impara a sentirsi "sicuro" con gli altri sarà un adulto che si affida maggiormente, ma in che modo?
Attraverso l’accudimento ricevuto, impariamo che se abbiamo bisogno di aiuto ci sarà qualcuno vicino a noi che ci sosterrà, ci sentiremo confortati da questo sostegno provando emozioni positive e, di conseguenza, inizieremo a chiedere aiuto e a rivolgerci alle persone di cui ci fidiamo nel momento del bisogno.
Quando però, le cure ricevute non sono state adeguate o sono state discontinue ci avventureremo nel mondo con mappe diverse, che ci faranno sentire insicuri, nel primo caso, ci costruiremo un’idea dell’altro come non disponibile, tenderemo quindi a non fidarci affatto, a non chiedere aiuto e a cavarcela da soli, mettendo a tacere tutte quelle emozioni di paura e tristezza che ci fanno sentire vulnerabili.
Nel secondo, invece, avremo l’idea dell’altra persona come disponibile a fasi alterne, pertanto, scegliere se fidarsi o meno diventa motivo di ansia e preoccupazione continua che ci porterà a chiedere anche più del necessario, nel momento in cui l’altro è presente e a soffrire e sentirci fragili nel momento in cui siamo da soli.
Riconoscere di farsi influenzare troppo da queste vecchie mappe mentali è importante per fare un primo passo verso il cambiamento, poiché, agendo inconsapevolmente, tali schemi mentali e aspettative sugli altri tenderanno a riproporsi in relazioni diverse e sempre allo stesso modo.
In passato, queste aspettative rispetto agli altri ci hanno sicuramente aiutato e sono state funzionali, ma le relazioni presenti non sono più quelle di una volta, è come se oggi facessi un viaggio in una città che non conosco e per orientarmi usassi una cartina di trent’anni fa, è normale che gli edifici e le strade siano cambiate.
Proviamo a domandarci se siano davvero gli altri a non essere affidabili o se siamo noi che leggiamo la situazione con le nostre personalissime lenti, il rischio di essere traditi rimane, ma fidarci di qualcuno ed entrare in intimità con l’altro è un beneficio molto più grande.
Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione scriveteci a studiopsicologicoilcammino@gmail.com, e noi vi risponderemo o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta.
Elena Nencini