
"Nel 2008 a soli 21 anni, ma insieme a tanti altri miei coetanei, ho preso con entusiasmo la mia prima tessera di partito. Per me, "nativo PD", il Partito Democratico, aderente alla grande famiglia del Partito Socialista Europeo, è e rimane l'unica casa politica che abbia mai conosciuto: una forza progressista e riformista, popolare e a forte vocazione europeista. Per la prima volta ho capito cosa volesse significare una "comunità politica" fatta di uomini e donne le cui relazioni - sociali e personali - non si esaurivano all'interno di una riunione o assemblea ma continuavano nella quotidianità, ogni giorno.
La crisi economica, che è anche sociale ed ambientale, che ci ha travolto ha trovato una sinistra inerme ed incapace di sviluppare un nuovo modello di sviluppo e di formulare parole nuove ed una giusta critica agli aspetti più negativi di una globalizzazione che ha prodotto un'ampia divaricazione sociale e fenomeni di disagio sempre maggiori, in Italia come nel mondo. L'incapacità della sinistra riformista di fornire risposte adeguate e nuove vie politiche da intraprendere, ha permesso ai populismi e alle destre liberiste e xenofobe come Trump in USA e Marine Le Pen in Francia (solo per citarne alcuni) di farsi interpreti di questo forte disagio sociale. Utilizzando le parole del sociologo polacco, recentemente scomparso, Zygmunt Baumann, possiamo affermare che "le politiche neoliberiste degli ultimi vent'anni abbiano posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale, esaltando la libertà dell'individuo a scapito della dimensione collettiva".
Ma un simile libertà, basata sull'assenza di limiti, sul disinteresse al bene comune e sul conformismo, è in realtà illusoria per la sua sudditanza ai modelli e ai consumi imposti dal mercato, e ha come conseguenza l'aumento dell'impotenza collettiva e la paralisi della politica, diventata sempre più locale e insignificante. Da qui deriva la nostra tormentosa sfiducia esistenziale, contro tutto e tutti, che ormai ci caratterizza, il suo senso di solitudine e di precarietà: e non servono a molto i tentativi dei governi, locali e nazionali, di concentrare questa inquietudine sul solo tema della sicurezza personale. Si fa sempre più urgente, invece, la necessità di ridare il giusto spazio alla collettività e ridefinire la libertà individuale partendo dall'impegno collettivo. Perchè a 20 anni, come a 40 o 80 anni, da soli si sta sempre male, sempre. E quando si è soli vengono meno la fiducia, il senso di identità e di appartenenza. La politica deve ritrovare il suo spazio, nelle piazze e nella comunità, luoghi privati e pubblici al tempo stesso dove l'uomo occidentale potrà tornare a interrogarsi, e le sofferenze private potranno essere finalmente pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici. Perchè per quanto importanti, i social network e le piazze virtuali non potranno mai sostituire le relazioni umane e le emozioni che possiamo provare solo guardandoci negli occhi.
Ecco, io credo che negli ultimi tempi solo la figura di Papa Francesco, capo della Chiesa Cattolica, con le sue encicliche abbia sviluppato un pensiero critico sulle conseguenze di una globalizzazione senza limiti, sui pericoli di una crisi ecologica senza precedenti, sulla sofferenza umana di milioni di persone costrette ad emigrare per colpa di guerre e conflitti. Credo che per un partito della sinistra riformista con forti ruoli di governo sia stato una grande mancanza. Il mio partito, il PD, ed il mio segretario nonchè ex Premier Matteo Renzi, non si sono mai posti la necessità di confrontarsi con i temi ed i messaggi promossi da Papa Francesco. A livello nazionale abbiamo preferito più volte portare avanti politiche fiscali e di riduzione della tasse senza parametri di equità e di giustizia sociale togliendo per esempio l'imposta sulla prima casa anche a chi detiene grandi ricchezze e poteva benissimo permettersi di pagare a beneficio di chi vive in condizioni di povertà. Oppure contributi a pioggia a tutti, indipendentemente dalla propria condizione economica. Cosi come su un nuovo modello di sviluppo, mi sarei aspettato un forte impegno nella promozione della mobilità elettrica e di un'economia circolare anzichè della promozione delle "trivelle" nei nostri mari. Abbiamo assistito perennemente ad una corsa continua, senza mai una sosta che ci permettesse di riflettere, di fronte ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo, sulle possibili strade politiche da intraprendere: tra gufi, rosiconi, disprezzo e conte continue si è creato pian piano un clima interno di perenne conflitto. E dopo la botta del referendum del 4 Dicembre scorso, durante il quale ho sostenuto le posizione del SI e dove la sconfitta è arrivata in maniera determinante dal voto delle periferie, dal Sud e dai giovani (proprio quelli che Renzi ha sempre voluto rappresentare), non si è ritenuto necessario nemmeno in quella occasione capire le ragione della sconfitta.
A me questo tipo di PD non piace. Per questo ho aderito al percorso della candidatura a segretario di Enrico Rossi ma non condividendo la scelta di andarsene. Avevo scelto Rossi per una battaglia dura e forte da sinistra, all'interno del mio partito, non per una scissione. Credo nel valore dell'unità della sinistra, in una comunità politica forte e coesa, in un partito vivo e fortemente radicato nel territorio e credo che solo dall"'unità di intenti e condivisione di obiettivi" passi la forza del PD.
In questi giorni purtroppo vedo molti amici e compagni lasciare il PD, persone al quale mi lega una amicizia personale prima ancora che politica: penso soprattutto a Jonathan Rimicci di Montopoli e Francesco Lupi di San Miniato. Ma penso anche a Osvaldo Ciaponi, Massimo Baldacci e Graziano Turini che in questi anni, con i loro consigli e critiche, mi hanno formato, sostenuto e dai quali ho imparato molto. Si sentiranno la mancanza delle loro presenze e del loro spirito critico e costruttivo. Per me, il Partito Democratico è e rimane casa mia e continuerò ad impegnarmi per quanto mi è possibile nel portare avanti i valori e le idee in cui credo. Per quanto difficile, sono dell'idea che vada fatta una battaglia dentro il Pd, anche in posizione di minoranza, e non fuori e per questo, pur rispettando la scelta di chi ha lasciato il partito per altri progetti, ho deciso di sostenere la candidatura di Andrea Orlando per il quale mi adopererò, per quanto possibile, per una proposta politica alternativa a quella di Matteo Renzi."
Federico Grossi, assessore all'Ambiente del Comune di Castelfranco di Sotto
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