Italicum, Parrini: "Abbiamo due leggi elettorali immediatamente applicabili". Rossi: "Errore andare subito al voto"

La sede della Corte Costituzionale a Roma

Ecco alcuni commenti politici a seguito della sentenza della Consulta in merito all'Italicum arrivata ieri, mercoledì 25 gennaio. In estrema sintesi la Consulta ha bocciato il ballottaggio, ma resta il premio di maggioranza al 55% per il partito che prende il 40% dei voti.

Dario Parrini, Abbiamo due leggi elettorali immediatamente applicabili

Il ballottaggio è caduto. Perché? Perché è una soluzione praticabile in un Parlamento a fiducia monocamerale. 
Mentre è difficilmente sostenibile in un Parlamento che dopo il No al referendum è rimasto un organo formato da due camere dotate entrambe del potere di fiducia ed elette da corpi elettorali differenziati. Per questo era prevedibile che, alla luce del risultato del 4 dicembre, il ballottaggio venisse abrogato dalla Consulta.  E così è andata.  Sopravvive però il premio di maggioranza: chi arriva al 40% dei voti prende alla Camera il 55% dei seggi (e, in virtù dell'effetto selettivo dell'alta soglia di sbarramento regionale, l'8%, può arrivare a 158 seggi anche al Senato). 
Abbiamo quindi, da questa sera, due leggi elettorali omogenee e immediatamente applicabili, anche se non uguali. 
Del resto, dal 1948 al 2013, per Camera e Senato si è sempre votato con leggi elettorali omogenee ma tutt'altro che uguali (dal 1948 al 1992 si è votato con voto di lista e preferenze alla Camera, e con i collegi uninominali proporzionali al Senato; col Mattarellum, dal 1994 al 2001, la scheda per il voto nei collegi uninominali era integrata alla Camera da una seconda scheda per il voto su liste bloccate, mentre al Senato c'era una sola scheda per il voto nei collegi uninominali; nel 2006, 2008 e 2013 si è votato alla Camera con un sistema e al Senato con un altro, simile ma non identico). 
La questione su cui dovrebbero riflettere tutti coloro che a caldo tendono a fare valutazioni superficiali è la seguente: esiste un sistema elettorale a un turno (basato su collegi uninominali o meno) che, nell'attuale contesto italiano di distribuzione tripolare dei consensi, comporti la certezza o un'elevata probabilità che ottenga la maggioranza assoluta dei seggi chi prende meno del 40% dei voti? Non esiste.
Da ciò discende una conclusione semplice: leggi migliori di quelle risultanti dalle sentenze della Corte sono immaginabili (per esempio a me il collegio uninominale del Mattarellum piace più del voto di lista).
 Ma, se siamo vincolati a votare in un turno solo, non esistono leggi che diano la “certezza” o la “elevata probabilità” di un effetto maggioritario superiore a quello prodotto dalle norme che da oggi abbiamo.
È sulla base di questa analisi fattuale che si può dire che, se in tempi rapidi non si raggiunge in Parlamento un accordo su soluzioni migliori (per noi il Mattarellum è la soluzione più efficace possibile e la si può varare in poche settimane), niente impedisce di votare con le norme che da oggi sono in campo.
Norme che tra l'altro, prevedendo una soglia di premio alta ma raggiungibile, indurrebbero un potente “effetto voto utile” e un'oggettiva spinta a formare coalizioni, anche se mono-simbolo. 
Il partito della melina non ha più un appiglio normativo a cui attaccarsi. 
Chi non vuol votare in tempi brevi deve dire chiaramente “non voglio andare a votare”. 
Non può più dire “non si può andare a votare”.
E perché è importante andare a votare presto? Perché è nell'interesse dell'Italia, non di un partito o di una persona. 
La legislatura è politicamente finita il 4 dicembre. In queste settimane possiamo e dobbiamo affrontare le principali emergenze (banche, terremoto, misure contro la povertà, riforma del processo penale). 
Assolto questo compito, è meglio che le altre scelte di fondo, a partire dalla prossima legge di bilancio, siano compiute da un governo legittimato da nuove elezioni e con davanti non pochi mesi ma cinque anni di lavoro.
E comunque, quale che sia la data delle elezioni, il primo dovere che ha di fronte a sé il Pd è chiaro: avanzare al Paese una proposta di governo convincente. Dire cosa vuol fare per rafforzare la crescita e per combattere meglio le disuguaglianze. Come sempre, è bene che al centro del dibattito stiano i programmi.

Rossi, un errore votare subito. Modificare il Mattarellum

Sarebbe "un errore andare a votare subito, perché il paese ha alcuni problemi da risolvere a iniziare dall'emergenza dei terremoti, fino alla disoccupazione giovanile", "il governo Gentiloni deve durare fino alla naturale scadenza se fa le cose e risolve questi problemi. E penso che il Pd debba sostenerlo perché queste cose vanno fatte". Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, e candidato alla segreteria nazionale del Pd, Enrico Rossi, al videoforum di Repubblica.it. Rossi ha ricordato che oltre alla sentenza della Consulta "c'è un preciso pronunciamento del Presidente della Repubblica per armonizzare le leggi elettorali tra Camera e Senato" e che a suo parere bisogna "puntare sul Mattarellum". Per il governatore toscano, "la rappresentanza non è solo legata al proporzionale" e per questo dovremmo "correggere il Mattarellum, dicendo magari che un candidato debba essere residente da 5 anni in un territorio. Così si evitano casi come quello di Di Pietro che fu candidato in Mugello. Altrimenti, nella migliore delle ipotesi, si fanno le lottizzazioni".

I Comitati toscani del No, sì proporzionale senza premio

"La Corte Costituzionale ha deciso sull'Italicum: il ballottaggio è incostituzionale. Purtroppo altresì è stato considerato ammissibile un premio di maggioranza che trasforma una minoranza (col 40% dei voti) in maggioranza assoluta (55% dei seggi). Per quanto riguarda i capilista, potranno presentarsi in dieci collegi diversi, ma in caso di elezione in più collegi non potranno scegliere (ci sarà il sorteggio). Rimangono i capilista bloccati, e questa che è la parte più lesiva della volontà degli elettori, i quali vedono fortemente ridimensionato il valore della loro preferenza". Lo afferma in una nota Francesco Baicchi dei Comitati toscani No referendum. "In attesa delle motivazioni della sentenza - aggiunge -, e nel rispetto delle valutazioni della Consulta sul piano giuridico, il meccanismo che ne esce non può essere soddisfacente perché rimane il rischio di una Camera composta prevalentemente da deputati scelti dalle segreterie di partito, così come la possibilità, per una lista che superasse il 40%, di modificare da sola la Costituzione. Complessivamente si è confermata la incostituzionalità di una legge imposta a colpi di fiducia, ed è stata respinta la tesi, espressa dalla Avvocatura dello Stato, che non si possa valutare la costituzionalità di una legge elettorale se non dopo la sua applicazione. Vedremo ora il peso che avrà la richiesta del Presidente Mattarella di leggi elettorali omogenee fra Camera e Senato, e se lo stesso Presidente la manterrà o accetterà supinamente altri scenari. I Comitati che si sono battuti per impedire lo stravolgimento della nostra Costituzione e hanno contribuito alla vittoria del 4 dicembre, continueranno a chiedere con forza una legge elettorale rispettosa della volontà popolare, proporzionale, senza premio di maggioranza, e che consenta agli elettori di scegliere liberamente e con voto 'uguale' i propri rappresentanti".

Mazzeo (Pd Toscana): "Mattarellum in un mese o si voti"

"Con il pronunciamento della Consulta abbiamo finalmente una legge elettorale immediatamente applicabile. Certo, io continuo a credere che sia da preferire lavorare per correggere il Mattarellum e il messaggio uscito dall’assemblea nazionale del PD è stato chiaro: basta coi partiti della manfrina, se le altre forze politiche sono disponibili possiamo e dobbiamo approvarla al massimo in un mese. Se così non fosse, credo allora giusto andare quanto prima alle urne coi due sistemi attualmente in vigore dato che quasi sempre si sono comunque avute leggi elettorali omogenee anche se non identiche tra Camera e Senato. Il voto del 4 dicembre ha inevitabilmente interrotto un percorso e ora il Paese ha tremendamente bisogno di riprendere con forza la strada delle riforme e rilanciare la sua azione di governo. Per questo l'orizzonte non può essere il 2018, ma tornare in tempi rapidi al voto per avere un Parlamento forte rilegittimato dal voto popolare, meglio con il Mattarellum ma se non ci fosse voglia di cambiare anche con le leggi elettorali attuali".

Così il vicesegretario del Pd toscano, Antonio Mazzeo, commenta la situazione politica dopo la sentenza della Corte costituzionale sull'Italicum.

Fonte: Ufficio stampa

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