
Il sindaco Susanna Ceccardi non ha fatto mistero della sua contrarietà alle Unioni Civili, appellandosi più volte all'obiezione di coscienza. La Legge prevede, però, che un qualunque funzionario del Comune possa svolgere la cerimonia. Ma sposarsi, per una coppia omosessuale, non sembra così facile.
Quando due donne hanno tentato lo scorso settembre di unirsi in matrimonio (celebrazione fisstaa nella sala consiliare il 21 gennaio 2017), questo non è stato possibile a causa delle direttive contenute in una delibera comunale dell'11 ottobre. Questa, concernente le regole di utilizzo della sala consiliare, specificava che la concessione della sala per matrimoni era "ad uso terzi", cioè che la si poteva dare "compatibilmente con le esigenze istituzionali".
Quindi si mette nero su bianco che era permessa a "coppie di sposi per la celebrazione dei matrimoni con rito civile, solo se celebrati da Consiglieri Comunali e Assessori in carica muniti di specifica delega rilasciata dal Sindaco pro-tempore". Questo rende più difficile la concessione della sala in primis perché condiziona la celebrazione alla delega del sindaco, ma anche perché pone come utilizzo 'naturale' della sala "manifestazioni, iniziative patrocinate dal Comune' e solo come 'uso terzo' la celebrazione di matrimoni.
Cosi le due donne si sono viste recapitare qualche mese dopo una lettera per cui il matrimonio non si poteva tenere perché "la sala era occupata" da un'iniziativa del consigliere Nannipieri.
Intanto il PD starebbe riflettendo sulla possibilità di estendere una recente sentenza del TAR del Veneto riguardo al caso di Padova. Nella fattispecie il TAR ha giudicato discriminante la delibera della giunta dell'ex sindaco Massimo Bitonci che riservava alle unioni civili giorni e spazi specifici per la celebrazione. Ma non è ancora chiaro se possa essere considerato un caso analogo a quello di Cascina.
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