Interviene Bardelli (FdI-AN): "Basta gender nelle scuole, stop a questo spreco di denaro pubblico"

Elena Bardelli

"Su ReportPistoia abbiamo appreso  alcuni giorni fa che "le  classi II D e III B della scuola secondaria di I° grado di Casalguidi hanno aderito al progetto della Provincia di Pistoia volto alla decostruzione degli stereotipi di genere nella formazione scolastica e nelle scelte professionali". Al di là di tutte le numerose iniziative previste, condivisibili o meno, come la realizzazione di un orto didattico nel giardino della scuola, la visita ad alcune aziende agricole del territorio, la lettura di alcuni libri e la visione di film, ci chiediamo quanti lettori conoscano davvero la finalità e l'intento del progetto.

La decostruzione degli stereotipi di genere è infatti lo scopo fondamentale della teoria del gender, spesso veicolata attraverso attività didattiche apparentemente utili e apprezzabili, come il contrasto al bullismo e alla discriminazione in ambiente scolastico, ma apertamente non lo dice mai nessuno: tale pensiero nega la diversità tra maschile e femminile, affermando che il sesso biologico non ha necessaria importanza nello sviluppo dell'identità personale e che il dato naturale - essere maschi o femmine per nascita - è solo una convenzione sociale e culturale da eliminare per costruire una società senza differenze tra uomini e donne.

Si tratta quindi di materia pericolosa e delicata, afferente alla sfera psico-affettiva e sessuale dei ragazzi, su cui hanno diritto di scelta educativa soltanto i genitori. All'assessore  alla pubblica istruzione Querci, che è anche  docente nella stessa scuola media, chiediamo pertanto se in qualità di garante del diritto allo studio - tra cui rientra per i minori la corresponsabilità educativa dei genitori con l'istituzione scolastica- abbia diffuso  attraverso i canali comunicativi  istituzionali del Comune tutte le informazioni necessarie  circa le reali finalità di tali progetti formativi  e il diritto delle famiglie al consenso informato da parte delle scuole, in cui si puntualizzino con dovizia di particolari i contenuti di apprendimento, gli obiettivi educativi, la metodologia e gli strumenti di lavoro. 

Ricordiamo che la Regione Toscana per il 2016/17 ha destinato la cifra stratosferica di 500mila euro (divisi equamente tra le dieci province) per l'attivazione "di azioni di sensibilizzazione/formazione nelle scuole toscane per la lotta agli stereotipi di genere e alla equa distribuzione del lavoro di cura all'interno della famiglia, anche in prosecuzione con quelle finora realizzate", in cui si cela spesso il tentativo delle associazioni Lgbt di diffondere il pensiero gender, secondo una ben precisa strategia governativa, Ci dispiace constatare che le amministrazioni  toscane, compreso il Comune di Serravalle, invece di protestare per l'impiego inutile o deleterio di queste ingenti somme,  che potrebbero essere utilizzate più proficuamente per l'ampliamento dei servizi alla persona o, rimanendo in tema, per l'edilizia scolastica - a Pistoia  in gravissime condizioni - si affrettino invece a firmare i vari piani territoriali di genere contenenti convenzioni con la Provincia oppure rimangano inerti a guardare tutto questo spreco di soldi pubblici".

Fonte: Elena Bardelli, consigliere Comunale FdI-AN

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