
Siamo nell’epoca del progresso, il mondo sta cambiando, e lo sta facendo talmente in fretta che a momenti fatichiamo a stare al passo.
Come un mostro inarrestabile nel pieno della sua fase evolutiva, il mondo sta sviluppando, minuziosamente, ogni suo piccolo arto.
Agiamo con qualsiasi mezzo, ma soprattutto in qualsiasi campo. Fortunatamente. Sì, fortunatamente, perché è proprio grazie al progresso in campo tecnologico che oggi è possibile aiutare a muoversi tutti coloro che deficitano del controllo di una o più parti del corpo.
Ci si affida ad un marchingegno particolare, un po’ da film di fantascienza: l’esoscheletro.
È una protesi bionica esterna in grado di potenziare le capacità fisiche dell'utilizzatore a cui viene applicata e che costituisce una sorta di "muscolatura artificiale".
I modelli portati a termine prevedono dei rilevatori di impulsi elettrici che registrano gli input neurali o neuromuscolari dell'operatore, per trasmetterli, successivamente, a dispositivi automatici capaci di mettere in moto la parte meccanica dell'esoscheletro.
Uno dei suoi campi di utilizzo è, appunto, quello dell’ingegneria biomedica. Secondo i ricercatori, in un futuro non troppo lontano, andrà a sostituire, quasi completamente, l’utilizzo della sedia a rotelle.
Il ragazzo in foto è Alessandro. Lo abbiamo incontrato per saperne qualcosa di più, e ci siamo fatti raccontare la sua esperienza, con l’esoscheletro e con la vita.
Nel 2005 Alessandro cade dalla sua moto. L’incidente provoca una lesione al midollo spinale con una conseguente paralisi ad entrambe le gambe.
Da un giorno all’altro, ci spiega, "mi trovai dentro un corpo cambiato, che non sapevo ancora come usare, ma con la voglia di sentirmi ancora vivo, perché questo in fondo ero, e sono, se pure con qualche vincolo".
Hai deciso di provare l’esoscheletro, cosa ti ha spinto a farlo?
"Non è una carrozzina a farti smettere di provare il desiderio di goderti la vita. Ho deciso di provare perché l’utilizzo di questa macchina porta dei benefici a livello fisico, circolatorio e di ossa. Così non rischio la calcificazione alle anche e a tutta la parte inferiore. E poi è una scoperta. Tornare a fare movimenti che non facevo più potrebbe portarmi alla riacquisizione di parti del mio corpo che non pensavamo potessero ancora essere attive"
Come descriveresti questa esperienza?
"È stato emozionante. Guardare le persone in posizione eretta e non dal basso verso l’alto ti fa sentire uguale agli altri. Sono esperienze che mi danno la forza di non fermarmi mai, perché nella vita non possiamo mai sapere quello che la scienza sarà in grado di fare in futuro, e qualsiasi cosa verrà inventata, se verrà inventata, per portare benefici a noi, con una vita un po’ più complessa di altre devo farmi trovare pronto. La cosa più importante è non perdere mai la fiducia in noi stessi."
Nel 2006, tramite l’Unità Spinale, decidi di provare il tennis su sedia a rotelle. Che cos’è per te lo sport?
"Ciò che in fondo è anche per le persone più comuni: passatempo, occasione di socializzazione, condivisione, confronto e sana competizione, nonché occasione per promuovere la propria salute psico-fisica. Permette di rallentare l’avvento di quelle che sono le difficoltà fisiche alle quali andiamo incontro a causa della disabilità - ci spiega - mentre giochi hai l’effettiva percezione di avere un corpo che ancora risponde e può migliorare".
Quella di Alessandro è una vera e propria lotta per abbattere tutte le barriere che la vita gli ha talvolta imposto, ed è con la stessa forza con cui ha deciso di affrontarla che conclude "costruire tutti insieme un mondo che guarda con attenzione, ma senza pietà, alle persone in difficoltà, non significa solamente migliorare la vita di queste e dei loro cari, ma anche e soprattutto creare un universo migliore per chi, apparentemente, ha tutto".
Costanza Tosi
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