Un libro e una corona di fiori sulla tomba, ecco l'omaggio di Silvano Salvadori a Ferruccio Busoni

Ferruccio Busoni

Lo scrittore Silvano Salvadori presenterà a Trieste il suo libro su Ferruccio Busoni "Arlecchino, ovvero si riapra il sipario!" e quello di Daniela e Renzo Morsetti "La città delle reminiscenze" sulla infanzia di Busoni a Trieste, entrambi editi da Ibiskos Editrice Risolo.

Inoltre fa presente di essere stato a Berlino il 2 Novembre per omaggiare la tomba di Busoni, portando una corona di fiori con scritto in tedesco ""da parte degli amici della città natale di Empoli".

 

Alla tomba di Busoni

Von den Freunden aus der Geburtsstadt Empoli - da parte degli amici della città natale Empoli

"Sono venuto a trovare atomi, che non son più, di te; e son passati di erba in erba, respirati nell’osmosi chimica della terra, trasmutati nella necessaria perfezione meccanica delle valenze. Forse ti sei decomposto in geometrie, come si decomponeva l’IDEA musicale nelle cadenze e nei contrappunti serrati dell’intelligenza; ma cosa ne è della pulsione d’amore che folle seguiva ogni sera la tua insaziabile speranza? Perché tutto eri nella speranza, una speranza aggrovigliata a coloro che avrebbero dovuto compiere l’opera tua completandola.

Tu che facevi in te trasmigrare gli altri geni della musica per donargli la vivezza del tuo sangue contemporaneo; che riprendevano in te impeto vitale; che trasportavi nei tempi a venire che anche loro avrebbero sognato abitare, perché anche la memoria si può rinnovare in una continua rincarnazione.
La musica va sempre a passo di corsa verso i tempi a venire, vive nel trapassare sempre il presente e nell’anelare quella gioia futura che ancora non è condivisa, ma che lo sarà.
Tu che ti allontanavi nel fiabesco perché solo togliendo le mani dalla pasta viscida della realtà potevi con dita pure strofinare i tuoi occhi affinché a loro si rivelasse il Vero. Quel Vero che è solo aspirazione dell’anima al Bello perché, così educata, persegua il Giusto.
Eppure qui c’è memoria di un giorno in cui gli amici piansero, mentre lentamente trasmigravi e ti insediavi nelle anime loro, eterno finalmente, immutabile nell’evoluzione tua, ma fermento germinante nella loro.
Qui ti dovettero lasciare ancorato a terra dalla stele sospesa nel passo di danza, inchiodando con essa il tempo carnale tuo che più scorrerà.
Ma c’è un tempo che non è mortale perché si riverbera negli echi spirituali di tutti noi, in cui possiamo essere faustiani Arlecchini che col Chianti brindano a te nelle frementi città cosmopolite che amavi."

Berlino, 2 Novembre 2016

La danza di Kolbe (statua sopra la stele)
"Fa effetto vedere come emerga la stele di Busoni su quel prato d’erba da cui spuntano i nomi dei caduti della Prima Guerra mondiale; sembra quasi che il dionisiaco passo di danza di Kolbe, col suo gesto imponente, li chiami alla resurrezione, ad un risveglio per virtù della musica. Una musica che noi non sentiamo, perché al di là della soglia dell’udibile, ma che scende qui silenziosa con le foglie di un autunno ungarettiano.
Ma se chiudete gli occhi forse sentirete che quella musica fa uscire dal nostro guscio un suono di vera resurrezione: quella delle nostre responsabilità, dei nostri doveri, impegni, azioni contro la barbarie di ogni guerra.
Quella dea danzante, con gesto potente da giorno del Giudizio, animata dalla forza che ascende dalle ceneri di Ferruccio tramite la stele, sembra dirigere un coro che appena articola la lingua da sotterra e ti inchioda spettatore nel purgatorio del mondo."

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