L’importanza (sociale) di chiamarsi “pettegolezzo”

“Ma sai cosa ho saputo?!”  quanto spesso diciamo questa frase o altre simili, con un misto di curiosità e impazienza? Capita a tutti noi di parlare degli altri, che lo si definisca “fare gossip” o “spettegolare” resta una pratica molto diffusa e nella società di oggi i social ci aiutano a farlo. Il pettegolezzo, però, non è un’invenzione moderna, ma fa parte della società da molto tempo, già nell’antica Grecia si usava riunirsi in gruppo per parlare male di un altro, spesso assente, questo serviva a individuare i nemici e ad allacciare nuovi rapporti in vista di future collaborazioni.

Quali sono le caratteristiche del pettegolezzo      

Molteplici sono le definizioni date a questa usanza: “discorsi valutativi che riguardano una persona che non è presente" (Eder & Enke, 1991) oppure come un  “processo comunicativo informale che riguarda informazioni valutative sui membri di un contesto sociale" (Noon e Delbridge, 1993).

Quale che sia la definizione più precisa, un pettegolezzo, deve avere degli elementi inequivocabili per essere tale:

  • Deve riguardare una terza persona;
  • La persona deve essere assente al momento in cui se ne parla;
  • Colui o colei di cui si parla, deve essere conosciuta, anche indirettamente, dai pettegoli;
  • Oltre a fatti e informazioni devono essere espressi dei giudizi valutativi, anche solo con il linguaggio del corpo.

Gli aspetti positivi del gossip

Il gossip quindi, sebbene venga considerato da molti in modo negativo, da un punto di vista psicologico ha anche degli aspetti positivi:

  • Aiuta a costruire legami sociali, “due persone che non si conoscono, si sentiranno più vicine se condividono qualcosa da dire su una terza persona” sostiene lo psicologo Laurent Bègue;
  • Permette di definire il modo di comportarsi nei riguardi degli altri, rinforzando una complessa rete di legami sociali;
  • Rende più interessanti le nostre interazioni e la nostra immagine personale;
  • Riduce la tensione quando all’interno di un gruppo non sappiamo cosa dire e il silenzio crea un forte imbarazzo;
  • Preserva la stabilità di una comunità ristretta e la convivenza pacifica, sapere chi sono gli altri intorno a noi e cosa realmente fanno, aiuta a prevenire i conflitti e a garantirsi una certa sicurezza personale;
  • Crea un linguaggio comune, ad esempio quando si parla di persone famose. Il gossip sui vip, inoltre, aiuta a fantasticare e a esplorare le proprie emozioni, pensando a una vita completamente diversa dalla nostra.

Il pettegolezzo, per questo suo ruolo sociale, è stato, infatti, paragonato al grooming, cioè lo “spulciamento” reciproco delle scimmie (Dunbar R. 2011), una manifestazione di coinvolgimento e di vicinanza che, ai primati, serve proprio per serrare i legami sociali. Essendo la comunità umana molto più vasta, il pettegolezzo serve a raggiungere molti più individui.

Il gossip non è una pratica solo femminile, come si possa pensare, ma investe entrambi i sessi, anche se fatto in modo diverso: mentre le donne sono più interessate a quello che fanno gli altri, ad essere informate su ciò che accade nel “gruppo”; gli uomini lo usano come vetrina per mettersi in mostra, per fare pubblicità a se stessi.

Il pettegolezzo ha, come abbiamo visto, diversi ruoli positivi, ed è così fino a quando l’interesse per quello che fanno gli altri non diventa una “fissazione” che porta a dimenticare tutto il resto e, soprattutto, fino a quando non c’è l’intento di ledere e di fare del male a chi è vittima di pettegolezzi.

Infatti, il gossip, soprattutto in certi ambiti come quello politico o sul lavoro, diventa uno strumento di potere, usato per distruggere la reputazione degli avversari. Inutile elencare quanti danni può provocare il pettegolezzo quando si trasforma in maldicenza, quando vengono rivelati dettagli troppo intimi delle persone e viene fatto con cattiveria e malignità. Come troppo spesso la cronaca ci mostra, quando il pettegolezzo supera certi confini, può distruggere la vita di chi ne è vittima; pertanto, prima di riportare e diffondere pettegolezzi che riteniamo troppo crudeli, vale la pena soffermarsi a riflettere.

Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione scriveteci a

studiopsicologicoilcammino@gmail.com  e noi vi risponderemo o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta.

 

Elena Nencini