
La timidezza può essere definita come una sensazione di disagio o inibizione in situazioni sociali o interpersonali che impedisce di perseguire determinati obiettivi. Il grado in cui la timidezza può creare problemi per le persone è molto variabile: da lieve disagio sociale a debilitante fobia sociale. Questo sentimento é molto comune, diventa un problema nel momento in cui si manifesta in maniera eccessiva e va a condizionare sia la vita che le scelte di una persona. Nei casi più estremi può portare a isolamento e a depressione. Le situazioni più tipiche, che spesso portano a provare timidezza, sono quelle che coinvolgono figure di autorità (professori, datori di lavoro, dirigenti, ecc), gli incontri romantici o intimi, le azioni in un contesto di gruppo strutturato o non strutturato.
Tutte le situazioni sopra citate spesso suscitano reazioni a livello:
-cognitivo, la persona tenderà ad avere forme di pensiero rigide , egocentriche e stereotipate. Ci sarà la tendenza a fare pensieri automatici errati, disfunzionali, quali: lettura del pensiero (“Se dico questa cosa, penseranno sicuramente che non sono brava"), catastrofizzazione (“Tutti avranno gli occhi pountati su di me, mi giudicheranno male e io non saprò più andare avanti e parlare"), doverizzazione ( “Non devo fare brutte figure”), etichettamento (“Sono incompetente").
-affettivo, chi é timido proverà emozioni quali ansia e paura.
-fisiologico, quali la tendenza ad arrossire, l'aumento del battito cardiaco e della sudorazione
-comportamentale, possiamo mettere in evidenza:
1) Rigidità comportamentale: per evitare che gli altri lo giudichino, la persona cercherà di comportarsi nel modo che ritiene sia socialmente adeguato e corretto, ma gli altri percepiranno un atteggiamento rigido ed affatto naturale.
2) Rigidità delle proprie reazioni emotive: la persona cercherà di esercitare un controllo sulle proprie reazioni emotive, ottenendo però un effetto contrario e quindi esaltando le emozioni
3) Difficoltà nel dialogare: chi é timido ha la tendenza a non avere lunghe conversazioni, in quanto crede che i propri discorsi possano essere poco interessanti e noiosi. La persona proverà un vuoto mentale, causato da pensieri che pervadono la sua mente e che portano ad estraniarlo dalla discussione, questo lo farà sentire "fuori dal contesto".
4) Tendenza a mettersi in disparte e ad evitare il contatto visivo: la paura del giudizio altrui porta l’individuo a comportarsi in maniera da dare meno nell’occhio possibile.
Nel momento in cui una persona usa come strategia l'evitamento, il timore del giudizio ( anticipato e mai realmente sperimentato) aumenta e va cosí a consolidare la condotta disfunzionale. Alla base della timidezza ritroviamo la convinzione di essere inadeguati e di non riuscire ad affrontare le situazioni ed il timore e la paura del giudizio degli altri.
Cosa può favorire l'origine della timidezza?
Sono state riscontrate alcune situazioni familiari che possono favorire l'origine della timidezza. Se un bambino viene continuamente brontolato e sgridato per dei comportamenti che i genitori ritengono siano sbagliati, se in casa si respira un'aria svalutante e se viene deriso e lasciato a se stesso, allora il bambino tenderà a sentirsi rifiutato, per poi frenare e tenere sotto controllo quei comportamenti ritenuti eccessivi, cercando di compiacere l'altro. Allo stesso tempo, genitori iperprotettivi non riusciranno a trasmettere quella sicurezza di cui i bambini hanno bisogno per poter affrontare le situazioni sociali. Questa iper-protezione comporta che, mentre in famiglia i figli si sentono al sicuro perchè protetti dalle figure di riferimento, appena escono fuori dal loro ambiente queste sicurezze vengono a mancare e provano disagio e insicurezza nel confronto con l’esterno.
Come possiamo superare la timidezza?
Quando l'essere timido condiziona la nostra vita e diventa un problema, può essere utile chiedere aiuto ad un terapeuta. Terminato il percorso il paziente timido avrà imparato ad accettarsi, ad avere maggiore fiducia nelle sue qualità e a mettersi in gioco; la persona avrà acquisito più consapevolezza e anche compreso che quando si compiono delle azioni si può anche sbagliare. L'errore non è per forza motivo di giudizio o di scherno da parte delle altre persone.
Nel caso in cui vogliate suggerirci un argomento da affrontare o esporci una vostra problematica o preoccupazione scriveteci a
studiopsicologicoilcammino@gmail.com e noi vi risponderemo o pubblicando la lettera in forma anonima o affrontando la tematica da voi richiesta.
Federica Giacinti