
Eclettica, dinamica, intraprendente e, adesso, pluripremiata. Marcella Spinozzi Tarducci non smette mai di sorprendere: dopo aver ottenuto una menzione d’onore al prestigioso Premio Firenze, con il suo raffinato romanzo “Solitudini parallele”, adesso la scrittrice fiorentina, ma di origini pistoiesi, fa l’en plein al concorso letterario “Giubbe Rosse Inediti 2016”, dove il prossimo 22 ottobre andrà a ritirare il primo premio assoluto per la composizione “Questo era il tempo” , poesia giunta, tra l’altro, al primo posto nella sezione a tema libero.
«Questa poesia fa parte di una serie che ho scritto per “l’assenza” di mio marito – confessa l’autrice - Ogni stagione, ogni mese, mi ha riportato memorie delle cose che facevamo insieme. Normali attività quotidiane che ora possiedono lo sfumato incanto delle cose perdute».
Ironica, colta e originale, l’ex professoressa di Lingue e letterature straniere è giunta ai piani alti del panorama editoriale nazionale con gli ultimi suoi lavori editi da Bonfirraro, dal titolo “Racconti da spiaggia” e “Solitudini parallele”. Adesso gli autorevoli membri della giuria, Roberta degli Innocenti, Anna Balsamo, Jacopo Chiostri, Giuliana Gennai, Enrico Nistri, hanno decretato il successo anche per la sua produzione poetica.
Spinozzi, tra pochi giorni andrà a ritirare un importante premio letterario …di cosa si tratta?
«È il Premio Giubbe Rosse Inediti 2016. Le Giubbe Rosse è uno storico caffè fiorentino che ha avuto da sempre una vocazione culturale che spazia in tutti i campi. Dal 1913 divenne sede fissa dei “futuristi” fiorentini trasformandosi in luogo di incontro per letterati e artisti italiani e stranieri. Dalle Giubbe Rosse sono passati artisti come Marinetti e Soffici, Papini, Prezzolini, Palazzeschi, Carrà. E poi Campana e Bontempelli, Montale e Saba, Vittorini e Quasimodo, Malaparte, e anche stranieri come Dylan Thomas e Ezra Pound. Questa lunga lista di nomi così importanti nel panorama culturale italiano fanno ancora delle Giubbe Rosse un luogo storicamente rilevante e rendono prestigioso il premio che porta la sua targa».
Quale l’emozione nel ricevere questo premio?
«Un’emozione grandissima, pari a quella dei premi che ho ricevuto al Premio Firenze-Europa e che vengono consegnati nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Sono premi che mi conferisce la mia città, dove io vivo, e dove vivo anche le emozioni di cui scrivo. Sento di contribuire, anche se in minima parte, alla sua fama di città d’arte, e questo mi rende molto felice».
Quale significato assume per lei la scrittura?
«Domanda difficile…Penso che per me la scrittura risponda ad un mio innato e immarcescibile bisogno di comunicare o piuttosto di comunicarmi, insomma comunicare me stessa, le mie sensazioni, i miei pensieri. Credo che in ogni scrittore, anche in quelli scorbutici, pessimisti, negativisti o ermetici, ci sia alla fine una certa dose di narcisismo e di voglia di raccontarsi. Vorrei dire che il mio è il piacere di uno sfogo tutto interiore, ma la gioia che provo nell’essere letta mi contraddice».
I suoi due ultimi romanzi stanno riscuotendo ampio successo tra il pubblico e la critica. Come si divide tra la prosa e la poesia?
«Non mi divido, vado in contemporanea, anche se poesia e prosa rispondono a due esigenze diverse. La poesia nasce da un’emozione, non si scrive a tavolino. Le frasi nascono dentro subito, le parole corrispondono perfettamente a una musica che senti sull’onda di quella emozione e perciò nessuna parola può essere fuori posto, nessuna pausa può essere annullata, nessuna virgola spostata. È così o non è poesia.
La prosa, sia essa un racconto o un romanzo, nasce da un’idea che va pensata prima nel suo sviluppo immaginario e si costruisce perciò a tavolino. Però, è vero, mentre scrivi i personaggi cominciano a vivere di vita propria, ti prevaricano, vanno per conto loro… E allora ecco che tu cominci a vestire i loro panni, diventi di volta in volta l’uno o l’altro, e allora entrano in gioco anche le tue emozioni, quelle che hai vissuto e quelle che ti sarebbe piaciuto vivere. È lì secondo me che trovi il giusto equilibrio tra prosa e poesia e magari riesci a scrivere una bella storia, un bel romanzo».
Esiste un metodo espressivo che predilige?
«No, direi di no. Come ho detto prima, la poesia è immediata e non ha bisogno di gestazione. Il romanzo invece nasce da un’idea che ti segue per settimane o mesi, cova sotto la cenere, cresce, matura…e un bel giorno ti metti al computer e scrivi la prima parola del tuo nuovo romanzo. Da quel momento in poi la tua storia sarà il tuo tiranno, ti accompagnerà notte e giorno, ti appassionerà come se fosse storia di gente in carne e ossa, ti perseguiterà affinché tu prosegua nella fatica di parlare dei suoi personaggi. E quando scriverai la parola FINE, sarai triste perché sentirai che se e sono andati tutti, in punta di piedi, senza neppure ringraziare di averli messi al mondo, proprio come figli ingrati. Ritroverai il sorriso solo quando qualcuno leggerà la tua storia e ti dirà che gli è piaciuta, si è commosso, si è divertito, si è preoccupato e gli è dispiaciuto, anche a lui, di aver letto la parola FINE».
La sua immaginazione è sempre piena di tanti personaggi: ce n’è uno in particolare che le sta più a cuore?
«C’è una sia pure remota possibilità che un figlio ci stia più a cuore degli altri?»
Sta abituando i suoi lettori a imprese letterarie fantastiche…a quando il prossimo traguardo?
«Ho un romanzo in gestazione… Sto soffrendo…»
L'autrice
Marcella Spinozzi Tarducci nata ad Orvieto, vissuta in Umbria e Toscana, laureata in Lingue e letterature straniere all'Università di Firenze nel 1961. Ha insegnato lingua e letteratura inglese negli istituti di Stato a Firenze fino al 1984. È sposata con un medico cardiologo ed ha due figli ormai grandi. Pittrice autodidatta, ha esposto in alcune gallerie fiorentine. Strumentista (ha studiato pianoforte al Conservatorio di Firenze, sezione distaccata di Pistoia) e scrittrice amatoriale, ha collaborato negli anni '70 con la casa editrice Valmartina di Firenze come compilatrice di testi scolastici ed illustratrice. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo "Sono ancora io". "Racconti da spiaggia" e "Solitudini parallele" i suoi ultimi libri pubblicati da Bonfirraro editore hanno riscosso notevoli apprezzamenti di pubblico e critica.
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