
Come residenti e lavoratori dell’area di Prato sud da anni segnaliamo le nostre preoccupazioni per le numerose attività inquinanti presenti nella zona e l’impatto sulla salute delle persone, tangibile anche per la presenza di molti malati di cancro fra le famiglie.
La mappatura pubblicata nei giorni scorsi dall’Organizzazione Mondiale della Salute (http://maps.who.int/airpollution/) , che vede la Piana di Firenze-Prato-Pistoia come una delle zone più inquinate da micro-particelle PM10 e PM 2,5 di tutta Europa insieme alla pianura padana, è un riscontro delle nostre preoccupazioni, acuite dallo spegnimento delle centraline di rilevamento delle polveri sottili in atmosfera.
Nonostante i rilevatori a Prato siano stati ridotti ad un’unica stazione, anche questa ha segnato livelli allarmanti per l’anno scorso, toccando quote di 40 sforamenti giornalieri del limite massimo di concentrazione di particelle in certi periodi.
In quell’occasione l’Amministrazione del Comune di Prato è corsa ai ripari con i cosiddetti ‘PAC’ (Piani di Azione Comunale) per la riduzione dell’inquinamento atmosferico, dove a pag.35 si legge incredibilmente che lo stesso ‘raddoppio dell’A11’ rientra fra le misure di mitigazione (!).
A fronte anche della ratifica dell’altro giorno al Parlamento Europeo degli accordi di COP21 di Parigi sulla riduzione delle emissioni, ci chiediamo con quale logica l’ulteriore investimento sul traffico privato e su gomma possa rientrare fra le misure di mitigazione dell’inquinamento.
Peraltro le segnalazioni del comitato di residenti e lavoratori ‘IN MEZZO ALL’AUTOSTRADA’ hanno più volte insistito per il ripristino della centralina mobile di rilevamento e per l’ingaggio di ARPAT nell’aggiornamento dei dati, specialmente nelle zone sensibili, sebbene niente di tutto questo è stato ad oggi realizzato.
Gli ingolfamenti da traffico e il conseguente rischio sanitario sono davvero allarmanti; e nonostante ciò, governo centrale e amministrazioni locali perseguono politiche disastrose nei confronti di quest’area, avallando opere retrograde, investendo su gomma o su processi di smaltimento dei rifiuti ormai superati, che riducono la zona alla stregua di una discarica a cielo aperto.
La nostra pazienza ha un limite e rischia di essere superato come del resto lo sono stati quelli di allerta smog del 2015!
Proprio ieri (mercoledì 5 ottobre) si è svolto un incontro a porte chiuse fra il Comune di Prato e Autostrade Spa sul nuovo progetto, in una sorta di tour preliminare alla Conferenza dei Servizi, al quale i cittadini hanno chiesto di poter prendere parte, senza però che la richiesta sia stata accolta.
A fronte di ciò chiediamo un incontro urgente a sindaco e assessori competenti per capire se e in che misura le osservazioni elaborate dal nostro comitato verranno recepite dal gestore e quale sia la posizione del Comune di Prato sull’opera e sulle modalità della sua realizzazione.
Come cittadine e cittadini vogliamo capire se davvero l’amministrazione di Prato ritiene di “pubblica utilità” un’opera con lacune progettuali e strutturali osservate puntualmente, che comporteranno ricadute negative non solo per i residenti soggetti ad espropri, ma all’intera cittadinanza, per via del cantiere pluriennale che dividerà Prato da est a ovest, dell’arretratezza del progetto e degli interventi pianificati anche in termini di mitigazione e compensazione, dell’estensione del vincolo paesaggistico alla fascia di pertinenza maggiore, e non ultimo del prevedibile aumento del pedaggio autostradale, a fronte di un ‘collo di bottiglia’ insistente nella zona di Peretola.
Fonte: Ufficio Stampa
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