A Careggi il primo impianto mondiale di retina artificiale per cecità causata dalla malattia di Stargardt

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È stato eseguito nell’Azienda ospedaliero – universitaria Careggi a Firenze il primo impianto al mondo di retina artificiale in una paziente fiorentina di circa 60 anni affetta da malattia di stargardt, patologia ereditaria che colpisce una persona su 10mila portando, come nella retinite pigmentosa, a cecità progressiva e irreversibile nel corso della vita.

L’intervento è stato realizzato dal professor Stanislao Rizzo direttore dell’oculistica di Careggi, nell’ospedale fiorentino che, con 14 impianti di retina artificiale, ha la maggior casistica mondiale nell’utilizzo di questa tecnologia. Oggi la prima accensione dell’impianto ha consentito alla paziente di vedere alcuni punti luce, confermando il successo dell’intervento e l’avvio di un percorso di riabilitazione per imparare a riconoscere le sagome e interpretare le forme.

La retina artificiale è un impianto che collega un microchip alla retina ormai priva di capacità visiva permettendo il passaggio al cervello di segnali catturati da una microcamera esterna. Questi segnali restituiscono ai pazienti, dopo specifica riabilitazione, la percezione di sagome e presenze in movimento, consentendo una capacità visiva sufficiente a orientarsi nello spazio.

L’operazione – dichiara l’assessore al diritto alla salute della Toscana Stefania Saccardi – è stata eseguita  come gli altri impianti di retina artificiale a Careggi, in regime di sanità pubblica, a carico del Servizio sanitario della Regione Toscana. Questo intervento rappresenta un doppio primato mondiale della sanità Toscana – prosegue Saccardi – non solo è il primo in assoluto per una malattia rara come la stargardt, ma è stato eseguito in una oculistica fiorentina d’eccellenza che ha già impiantato 14 retine artificiali, con il maggior numero di interventi di questo tipo a livello internazionale.

Otto giorni dopo l’operazione di inserimento dell’impianto nell’occhio – afferma il professor Stanisalo Rizzo – il sistema è stato attivato e per la prima volta il 30 giugno 2016 una paziente affetta da stargardt ha visto  alcuni segnali luminosi dopo anni di cecità. Saranno necessari almeno 6 mesi di riabilitazione – prosegue Rizzo – prima di poter interpretare sagome e forme, ma questa prima percezione visiva rappresenta una speranza di cura per una forma di cecità per la quale fino ad oggi non era stata adottata alcuna terapia efficace.

Fonte: Ufficio Stampa AOUC

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