
“L’Onorevole P.S.I. Oreste Pastorelli con la collaborazione dell’Unione comunale del P.S.I. di Cascina ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e della Salute per sapere quali iniziative intendano adottare per evitare i danni derivanti dal mancato completamento delle bonifiche presso l’ex azienda chimica Decoindustria di Santo Stefano a Macerata, nel comune di Cascina. È necessario che i ministri intervengano per sostenere l'azione delle amministrazioni territoriali impegnate nei progetti di riqualificazione così da tutelare al meglio la salute dei cittadini e l’ambiente”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, che aveva visitato il sito dismesso della Decoindustria il 30 maggio scorso. “Nonostante negli anni passati – prosegue il parlamentare socialista – siano stati smantellati dagli enti locali numerosi silos contenenti anche rifiuti pericolosi, l'area sulla quale sorgeva l'azienda, fa ancora paura: dagli ultimi accertamenti si sono palesate diverse situazioni di potenziale pericolosità. Altro aspetto estremamente critico riguardava la possibile contaminazione del suolo, sottosuolo e acque immediatamente circostanti il sito. Una situazione, insomma, che mette in luce un quadro di complessivo degrado ambientale a cui occorre porre rimedio con urgenza”.
Carlo Sorrente Segretario P.S.I. Pisa
Stefano Cateni Segretario P.S.I. Unione comunale Cascina
IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute . — Per sapere –
Premesso che: il 24 gennaio 2006 il Nucleo operativo ecologico (NOE), su disposizione della procura della Repubblica di Napoli, appose i sigilli di sequestro preventivo alla ditta Decoindustria Srl di Santo Stefano a Macerata, comune di Cascina (Pisa), dove erano in esercizio vari impianti per depurazione, anche per conto terzi, di reflui industriali e civili; il sequestro fu effettuato nell'ambito di una vasta operazione denominata «Ultimo Atto», avente base ad Acerra (Napoli), che portò a 13 arresti, 100 perquisizioni in tutta Italia e al sequestro di otto impianti industriali di trattamento di rifiuti, per un giro d'affari di oltre 27 milioni di euro derivati dalla gestione illecita di rifiuti; nonostante, negli anni, siano stati smantellati e bonificati dalla provincia di Pisa numerosi silos contenenti anche rifiuti pericolosi, l'area sulla quale sorgeva l'ex azienda chimica Decoindustria Srl, fa ancora paura; nell'area in questione, da anni, erano attivi diversi impianti chimico-fisici, tra cui alcuni per distillazione e strippaggio, un concentratore a triplice effetto, un'unità di evaporazione ed essiccazione con tecnologia a film sottile, un inceneritore ed un impianto biologico; l'impianto lavorava reflui industriali anche pericolosi, quali acque di processo, lavaggio, sviluppo fotografico, emulsioni oleose, acque inquinante da solventi e idrocarburi, soluzioni esauste di base e acidi, reflui dell'industria agro-alimentare, reflui di spurgo pozzi neri e altro; le quantità autorizzate corrispondevano a 32 mila tonnellate annue per il trattamento chimico-fisico, di cui 24 mila di rifiuti pericolosi e 36500 per la depurazione biologica. I vari processi di depurazione all'interno dello stabilimento si realizzavano con impianti configurati in maniera da poter operare autonomamente o in modalità seriale, per i diversi processi di trattamento; già prima del sequestro l'azienda, in considerazione dell'estrema criticità del sito e delle continue segnalazione da parte dei cittadini, era stata sottoposta a numerose ispezioni da parte dell'ARPAT di Pisa, con conseguenti adozioni di provvedimenti di carattere amministrativo e penale, sia da parte delle autorità giudiziarie, sia delle amministrazioni locali competenti per territorio; dal sequestro ad oggi, una volta verificata la cessazione di ogni attività da parte del personale della società, l'azione delle varie amministrazioni competenti è stata sempre improntata alla ricerca di soluzioni atte a fronteggiare tempestivamente le situazioni di potenziale pericolosità presenti nell'area industriale dismessa; sulla base delle acquisizioni di ARPAT e del sopralluogo effettuato il 19 luglio 2006 in congiunta con il nucleo NBCR (nucleare, biologico, chimico e radiologico) dei vigili del fuoco, si accertarono diverse situazioni di potenziale pericolosità vista anche la presenza di un numero molto elevato, circa 70, di serbatoi di stoccaggio. Il campionamento si è rilevato estremamente pericoloso per l'incolumità degli operatori a causa della fatiscenza delle strutture. Altro aspetto estremamente critico riguardava la possibile contaminazione del suolo, sottosuolo e acque – superficiali e sotterranee – immediatamente circostanti il sito; dopo la dichiarazione di fallimento della società, l'amministrazione provinciale di Pisa, utilizzò la fidejussione accesa da Decoindustria – pari a 1 milione e 400 mila euro – per una prima messa in sicurezza del sito. Ma sin dall'inizio delle operazioni di bonifica fu constatato che il costo dei lavori necessari superava di gran lunga l'ammontare della fidejussione, e pertanto richiedeva una sostanziale integrazione da parte delle istituzioni pubbliche di almeno altri 8 milioni di euro. Di questi, circa 6 milioni sono stati messi subito a disposizione dalla regione Toscana; l'impossibilità di garantire una completa copertura finanziaria ha fatto registrare un notevole ritardo nel completamento della messa in sicurezza del sito, che è tuttora in corso; i lavori di messa in sicurezza dell'area sarebbero dovuti terminare entro dicembre 2014, ma ad oggi sono stati completati solo quattro lotti, ne manca ancora uno; recentemente, dopo numerose proteste dei cittadini e iniziative istituzionali di vari esponenti di forze politiche, sono stati sbloccati, dalla regione Toscana, altri 600 mila euro di risorse integrative per i lavori di bonifica del sito; andranno comunque fatti degli studi e dei rilevamenti specifici per approfondire i possibili danni e pericoli sia per l'ambiente circostante, sia per la salute dei cittadini; manca ancora del tutto la caratterizzazione del sito e dei rifiuti, cioè la conoscenza della composizione e la natura del rifiuto con l'attribuzione di un idoneo codice CER – catalogo europeo dei rifiuti secondo la direttiva 75/442/CEE –: se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare anche promuovendo una verifica del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, al fine di evitare ulteriori possibili danni sia per la salute dei cittadini sia per l'ambiente circostante, visto che ancora insistono resti degli impianti dell'ex Decoindustria; se non ritenga di dover, con sollecitudine, assumere ogni iniziativa di competenza per sostenere l'azione delle amministrazioni territoriali impegnate nei progetti di territoriali con riqualificazione che da tanti anni i cittadini di Santo Stefano aspettano. (4-13574).
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