Bandi dalla Regione contro la crisi, Lami (Cgil): "La strada è quella giusta"

foto d'archivio

Nell'incontro con l'Assessore della Regione Toscana Cristina Grieco, di qualche giorno fa, sono stati presentati in dettaglio i bandi che la Regione presenterà nei prossimi mesi relativi ai multiservizi, (marmo, agroindustria, meccanica, nautica,ecc.).

Una volta licenziati le aziende potranno presentare domanda di partecipazione con dei propri progetti, se ne deduce che attraverso la formazione si potrà innovare, diversificare e aumentare le professionalità. Sono poi in arrivo i voucher formativi e l'assegno di ricollocazione.

Vale la pena a questo punto spendere due parole per presentare l'assegno di ricollocazione, il più nuovo degli strumenti.
E' a disposizione, su richiesta dell’interessato, dei percettori della Naspi la cui disoccupazione superi i quattro mesi. L’assegno di ricollocazione equivale ad un voucher, graduato in funzione del profilo personale di occupabilità del soggetto disoccupato (più basse sono le possibilità di impiego, più alto sarà l’importo del voucher), che diventa spendibile presso i centri per l’impiego o presso i servizi accreditati. Il rilascio dell’assegno verrà effettuato nei limiti delle disponibilità assegnate a tale finalità per la Regione . Il disoccupato potrà così scegliere l’agenzia per il lavoro dalla quale farsi assistere nella ricerca di una nuova attività lavorativa; l’agenzia riceverà una remunerazione, dallo Stato o dalla Regione con la dote attribuita al lavoratore, soltanto nel caso in cui sia concretamente trovata un’occupazione, il lavoratore non potrà rifiutare l'offerta

Bene, la strada é quella giusta e, tra qualche mese, c'è da spettarsi una qualche salutare boccata di ossigeno, ma non basta.
Come da tempo andiamo ripetendo c'è la necessità di uno strumento che dia un minimo di aiuto ai lavoratori della fascia costiera che sono in cassa integrazione, in naspi o in mobilità e che si ritrovano con 700€/mese insufficienti per vivere. Impossibile con questa cifra pagare le bollette, la retta scolastica per i figli e tutto quanto di stretta necessità. E poi ci si stupisce che sempre più sono coloro che rinunciano a curarsi.
Si sono finanziati lavori di pubblica utilità, una piccola parziale risposta, una goccia nel mare stanti i 3 mln di € messi a disposizione della Regione. Servono altri soldi che, a mio avviso, si possono reperire attraverso un patto tra aziende, Sindacato e Regione Toscana, che investa sul capitale delle maestranze attraverso una formazione che oltre a formare metta in tasca dei lavoratori un po' di euro.
Una formazione che potremmo definire 'incentivata'. Sarebbe, questo, anche il modo per garantire la partecipazione a corsi per nuove mansioni su cui c'è domanda, ma che risultano poco appetibili”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze

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