
“L’Italia del turismo sconta una normativa superata, che non tiene più conto delle trasformazioni avvenute negli ultimi anni e per questo sta producendo storture e iniquità sul mercato dell’accoglienza turistica. La regolamentazione in materia di strutture ricettive appare tutta da rifare, in base a quella che è la realtà dei fatti e una nuova offerta che si è formata al di fuori di essa. O meglio sfruttandone i limiti. Se dunque non si provvede a rivedere per intero la normativa si crea un doppio mercato: da un lato le strutture ricettive inquadrate e definite, come l’alberghiero, con tutto un sistema di regole da rispettare; dall’altro quelle strutture che sfuggono al quadro normativo e per la loro tipologia non vengono di fatto riconosciute a tutti gli effetti parte del ricettivo, che non hanno alcun obbligo di pagare la tassa di soggiorno, di emettere fattura, di avere una pur semplice partita Iva”. A sostenerlo in un intervento congiunto sono il presidente di Federalberghi Firenze, Francesco Bechi e il presidente della Sezione Industria Alberghiera di Confindustria Firenze, Beatrice Grassi.
“Da troppo tempo si parla di liberalizzazione, e ora di sharing economy, senza tener conto che anche per liberalizzare ci vogliono regole certe. Questo vuoto legislativo sta compromettendo la sopravvivenza delle strutture alberghiere, costrette a fare i conti con un sistema impositivo gravoso, quando si moltiplicano luoghi di accoglienza turistica che non pagano tasse e non hanno alcuna norma a cui attenersi. Si parla ormai di migliaia di appartamenti solo a Firenze, che vengono affittati ai turisti dodici mesi all’anno a cifre importanti. Ma quanti dei proprietari si configurano come soggetti d’impresa? Quanti pagano la tassa di soggiorno, hanno locali idonei ad ospitare turisti sotto il profilo degli impianti e via dicendo?”
“Ha fatto dunque senz’altro bene il Comune di Firenze a contrattare una qualche forma di regolarizzazione, attraverso accordi che consentissero di normare queste strutture, anche imponendo la tassa di soggiorno e la tassa sui rifiuti. Però serve una legge nazionale chiara in questo senso, che delinei un quadro complessivo del sistema ricettivo e permetta agli enti locali di avere gli strumenti per gestire una realtà complessa. Con la nuova legge regionale confidiamo che le cose possano almeno parzialmente cambiare. La Regione sta facendo un buon lavoro, tenendo in considerazione le esigenze del sistema turistico alberghiero, che non dimentichiamocelo è l’unico che crea veramente posti di lavoro. Ma senza una revisione a carattere nazionale, la Regione non può colmare da sola le carenze legislative.
Non si può non considerare soggetto d’impresa chi affitta strutture, fornendo di fatto gli stessi servizi alberghieri (chek-in chek-out, pulizie e dotazioni di comfort e biancheria nei locali) per i quali gli alberghi sono tenuti a rispettare rigide norme sulla struttura e sul personale impegnato. Non si può mettere chi dell’affitto ai turisti ha fatto un business, sullo stesso piano dell’anziana signora che con la locazione a lungo periodo di una stanza a uno studente, cerca di integrare una pensione modesta.
I nostri imprenditori sono stanchi di portare sulle spalle tutto il peso fiscale del comparto ricettivo, assistendo alla proliferazione di concorrenza libera di lavorare senza alcuna imposizione. I nostri alberghi stanno pagando un duro prezzo e il rischio è quello di trovarci di fronte ad una città in affitto, senza più hotel e dove la residenza lascia il posto al turismo di breve soggiorno”.
Fonte: Confindustria Firenze
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