
Con questo breve comunicato, intendiamo rispondere a quanto scritto su Toscana Media News, in particolare rispetto a un articolo comparso sabato 4 giugno sulla stampa locale, dal titolo: “L'ombra dei CARC sui muri della Piaggio”.
Chi scrive (lui sì che rimane nell'ombra, visto che non si è firmato!) dice di noi: "Carc... Comitati di appoggio alla rivoluzione per il comunismo, storico gruppo terroristico della galassia estremista (...)”.
Ebbene, chiariamo un paio di cose, vista la scarsa padronanza della lingua italiana dimostrata dall'autore del testo.
Innanzitutto, l'acronimo “CARC” sta per: Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo.
Resistenza intesa come quella che oppongono le masse popolari agli effetti devastanti della crisi, che affianchiamo senza riserve: nelle fabbriche e nelle scuole, nei comitati ambientalisti, di tutela della sanità pubblica, per l'emancipazione dei giovani, delle donne e degli immigrati.
Il P-CARC promuove la linea del Governo di Blocco Popolare (GBP) come il migliore strumento, nella fase attuale, per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista e per fare fronte agli effetti più immediati della crisi.
Tale governo sarà costituito da persone che riscuotono la fiducia delle Organizzazioni Operaie e delle Organizzazioni Popolari e che sono decise a dare forma e forza di legge ai provvedimenti che le organizzazioni interessate indicheranno, caso per caso, per realizzare nel concreto le sei misure generali che costituiscono il programma del Governo di Blocco Popolare.
- Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).
- Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.
- Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).
- Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.
- Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.
- Stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
L'attacco che ci vorreste fare rientra nel lungo filone di persecuzione a danno dei comunisti, che il nostro Partito ha affrontato nel corso della sua storia.
Nel corso degli anni abbiamo affrontato ben otto processi con l'accusa di associazione sovversiva (vi lasciamo immaginare l' enorme dispendio di risorse pubbliche!), ognuno di questi processi si è concluso con l'assoluzione.
Rispetto all'accusa di terrorismo, al limite, semmai va rivolto ai padroni che licenziano, sdoganati grazie a leggi come Jobs Act, Riforma Fornero e Buona Scuola, ai cosiddetti rappresentanti delle “Autorità” che favoriscono il saccheggio e la devastazione dei territori (come accade nelle Apuane, nella Piana fiorentina, e lungo le coste del nostro Paese, martoriate dalle trivelle, tanto per fare tre, fra i mille esempi!), ai tanti intellettuali e preti che diffondono concezioni reazionarie superate dalla Storia, che noi combattiamo diffondendo e propagandando la concezione comunista del mondo, necessaria per trasformarlo, per accompagnare il movimento della società capitalista, giunta alla sua fase terminale, verso una società superiore: il comunismo.
Per quanto riguarda le scritte incriminate, le rivendichiamo.
Le “fabbriche agli operai” sono, a nostro avviso, una soluzione concreta alla dismissione che, padroni come Colannino, stanno portando avanti a danno del tessuto produttivo del nostro Paese.
Non lo diciamo noi “terroristi”, ma i dati, che nel giro di 15 anni il numero degli operai, in Piaggio, è passato da 10.000 a 3.000 scarsi!
Come se non bastasse, sempre in Piaggio, è in fase di smantellamento il reparto di ricerca e innovazione.
Anche un “profano” comprenderebbe che quando si taglia la ricerca e lo sviluppo tecnologico, e si pensa di competere sul “basso costo”, si sta avviando l'azienda verso la morte lenta.
Le due operaie licenziate (altro che “provvedimenti disciplinari”!) hanno usato “toni forti” contro la passerella che il premier Renzi avrebbe voluto fare in fabbrica.
Ma la realtà, imposta dal padrone, in Piaggio (e in generale nelle fabbriche italiane) è fatta di turni massacranti, salari indegni e reparti confino per chi è logorato da anni di catena, condizioni di lavoro sempre più precarie e distruttive.
Chi sarebbero i veri terroristi, dunque?
Ringraziamo il quotidiano online “Toscana Media news” per la pubblicità indiretta, e rimandiamo la questione alle apposite sedi giudiziarie a voi tanto care, visto che quanto affermate nei confronti della nostra organizzazione racchiude tutti gli estremi del reato di diffamazione.
Naturalmente, continueremo il nostro lavoro alla Piaggio e ovunque ci sia da sostenere la classe operaia e le masse popolari nella lotta per costruire l'alternativa politica.
Fonte: Federazione Toscana del Partito dei CARC
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