Elezioni, lo sfogo di un sestese: "Che fatica essere elettore di sinistra"

(foto gonews.it)

"Sono un elettore di Sesto Fiorentino, un elettore di sinistra.

È facile essere di sinistra a Sestograd: si inizia da bambini a frequentare la Casa del Popolo più vicina a casa e, via via che si cresce, si continua frequentando luoghi dove si impara a socializzare e vivere in un mondo di idee belle, nelle quali si piantano le radici dell’adolescente e dell’adulto.

Si sa, il mondo cambia e il cambiamento può anche provocare delle sofferenze, come quella di vedere un partito che perde idealità, che perde persone di qualità e che pian piano non risponde più ai propri sogni, che si lacera per logiche insensate, fino ad arrivare a essere uno scheletro ormai privo di qualsiasi bella forma e spoglio di tutte le belle vesti che lo ammantavano. Non più un partito, ma quasi uno scheletrico strumento di “potere personale”.

Ma il peggio viene quando si pensa di avere la possibilità di potere continuare i propri “sogni di sinistra”, almeno nella gestione delle cose che riguardano la comunità dove si vive e ci si accorge che neanche “qui” è possibile.

Le scorse elezioni, quelle del 2014, la presenza di una coalizione, formata da un pezzo importate della sinistra e due liste civiche, aveva fatto credere che fosse possibile far nascere un’esperienza motivata dal bene comune e, confesso, ci ho creduto tanto da votarla.

Ho apprezzato anche il lavoro che i consiglieri della coalizione hanno svolto in consiglio comunale, fino al termine prematuro di una sindacatura insulsa; sindacatura nata come compromesso tra una famiglia politica autoctona (gianassiani) e le volontà renziane.

Sinceramente pensavo che la bella esperienza sarebbe proseguita, magari arricchendosi di altri pezzetti di sinistra, fino ad arrivare a rappresentare una vera alternativa di governo al PD (il “partito scheletro”).

Ma a un certo punto il brusco risveglio: la coalizione si spacca e i candidati sindaci diventano due.

Incomprensibile! le dichiarazioni programmatiche sono uguali!

Da un lato la parte civica della coalizione Sesto Bene Comune, una parte di quel che resta di SEL, Rifondazione comunista, Possibile e Alternativa Libera; dall’altro lato la neonata Sinistra Italiana (a Sesto, l’altra parte di quel che resta di SEL e Gianni Gianassi) e una lista originata da sette espulsi dal PD, tutti di ispirazione gianassiana.

E ora? Chi scelgo?

Istintivamente penso che la soluzione migliore sia quella di fidarsi della sinistra strutturata, anche se alcune parti di questa non rappresentano la migliore classe dirigente che Sesto abbia avuto.

Pian piano incominciano a spargersi dei bisbigli che raccontano tanti diversi “perché” sulla spaccatura. Ovviamente ognuno racconta i suoi “perché”.

Col passare del tempo i bisbigli diventano accuse reciproche, pronunciate a piena voce, senza che nessuna delle due parti riesca a darmi motivazioni sufficienti per superare la delusione.

Devo capire!

In passato, oltre che elettore di sinistra, sono stato anche “uomo di sinistra” e cosi, approfittando delle conoscenze, sia di fatti che di persone, che quel passato ha prodotto, decido di indagare per farmi un quadro chiaro della situazione.

All’inizio sono invischiato in tanta melma appiccicosa, ma pian pianino qualcosa di più definito comincia ad emergere.

Da ambo le parti mi vengono raccontati gli incontri fatti per cercare di capire quali potessero essere i punti programmatici comuni e di come risolvere le non perfette coincidenze. Mi si racconta anche di battute attribuite alla parte gianassiana e 'sellista' che lasciavano trasparire un relativo interesse per il programma comune, a fronte di una forte attenzione per candidature e cariche. Addirittura mi si narra, attribuendoli alla medesima parte, anche di pronunciamenti sull’innocuità dei fumi dell’inceneritore.

I confronti programmatici vengono interrotti con la rottura che, improvvisamente, si produce nelle prime settimane di marzo.

Ma ancora non capisco il perché della rottura.

A un certo punto mi viene raccontato un fatto successo il 3 marzo.

In quel giorno viene convocato urgentemente il “provinciale” di SEL, per valutare le ipotesi di candidatura a sindaco nel comune di Sesto Fiorentino. In quella sede è presente la Senatrice Alessia Petraglia che - chi mi racconta mi dice riportabile come virgolettato - pronuncia: “non è neanche pensabile che il candidato sindaco di Sesto non sia di Sinistra Italiana”.

Compagni! L’ordine è partito!

È a questo punto che incomincio ad avere dei dubbi sulla sinistra strutturata, rappresentata dalle liste guidate da Falchi.

Mi viene anche raccontato di come Gianni Gianassi, frustrato in quanto ormai accantonato dal Pd a qualsiasi livello, e alcuni esponenti di SEL sestese, tutti ex consiglieri o assessori delle giunte Gianassi, anche loro in odore di morte politica, già a agosto 2015 abbiano iniziano a incontrarsi per tentare di garantirsi il mantenimento reciproco di un “futuro politico”, contando sulla possibile disponibilità di un bacino di voti quale quello che la coalizione Sesto Bene Comune ottenne nel 2014.

E a questo punto penso: che occasione ghiotta, per il manipolo di frustrati marpioni, quella costituita da un gruppo di eletticooptati (Petraglia inclusa), portatori di poca rappresentanza di popolo, che hanno deciso di dare vita al gruppo parlamentare autonomo di Sinistra Italiana. Infatti, subito, a Sesto, Gianassi & Co hanno pensato bene di attaccarsi al nuovo carro, ancor prima che il nuovo gruppo desse vita ad un qualsiasi embrione di organizzazione nazionale, costituendo, insieme ad alcuni 'sellisti', uno dei primi, se non il primo dell’italica Nazione, comitato territoriale di Sinistra Italiana.

Già da agosto 2015 qualcuno tramava per provocarmi il trauma di un brusco risveglio!

Qualcuno che per tentare di garantirsi un possibile futuro politico con miopia e scarso senso del bene comune è disposto a rischiare di distruggere anche la possibilità di scalzare dalla poltrona lo “scheletro partito”, mandando allegramente a quel paese le speranze di miglioramento nelle politiche amministrative di casa nostra.

Chi si permette di distruggere una speranza collettiva, meramente per ambizioni proprie, non è degno della mia stima e tanto meno del mio voto!

E ora? A chi affido la possibilità di decidere in mia vece sulle delicate questioni del governo del territorio dove abito?

Quasi certamente a chi nei due anni trascorsi nell’ultimo, in ordine di tempo, consiglio comunale ha dimostrato meglio di altri, e “da sinistra”, di sapersi occupare dei problemi del territorio, della comunità, del Bene Comune.

Per loro, però, un rimprovero di ingenuità politica: non aver urlato forte, in piazza, nel momento in cui succedeva, i motivi all’origine della rottura; sicuramente li conoscevano".

Lettera firmata

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