
Lo scorso 17 maggio la 'Colorobbia spa' ha presentato alla Regione una richiesta di verifica di assoggettabilità alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per la costruzione di un "impianto di recupero di metalli preziosi" da rifiuti, nell'area 'Le Pratella' a Fibbiana, Montelupo Fiorentino. Abbiamo provato a fare chiarezza sul progetto.
L'incontro in Comune. In attesa del parere della Regione, si è tenuto nei giorni scorso un 'incontro informativo' tra amministrazione comunale e i tecnici dell'azienda, a cui sono stati invitati a partecipare anche i consiglieri di opposizione. Lo scopo dell'incontro è stato quello di fornire i dettagli tecnici del progetto.
All'incontro non era presente Olivia Bitossi, general manager della Colorobbia, che però ha inviato una comunicazione in cui si scusava di non essere presente per alcuni impegni in Cina.
In realtà, però, pare ci fosse anche altro. Da quanto appreso sembrerebbe che nella comunicazione, letta ai presenti durante l'incontro, ci fosse anche un invito rivolto all'amministrazione ad appoggiare il progetto, probabilmente al fine di non trasformare la vicenda in un nuovo aspro dibattito pubblico.
La memoria, forse, va alle forti resistenze che la cittadinanza mostrò nei confronti dell'impianto di trattamento SOA del 2014, progetto che non ha visto la luce anche (e soprattutto) per le pressioni dell'opinione pubblica.
La posizione del Comune. L'amministrazione ha deciso di non esprimere nessuna opinione in merito al progetto, limitandosi a fornire parere conforme per quanto riguarda l'ambito di competenza: il piano urbanistico. La competenza del parere, negli anni, è infatti passata dall'Unione dei Comuni alla Regione.
L'amministrazione montelupina ha quindi dato il benestare per la sistemazione dell'impianto nell'attuale zona industriale 'Le Pratella', peraltro in una struttura già di proprietà della Colorobbia e quindi non 'invasiva' per altri spazi.
La scelta, per il momento, è quella di non dare alcun giudizio di merito, almeno fino al parere della Regione.
Il progetto. Leggendo le carte presentate con la richiesta di VIA è giusto sottolineare che si tratta di un impianto completamente diverso da quello proposto nel 2014 per il trattamento SOA (Sottoprodotti di origine animale). Il processo produttivo è finalizzato all'estrazione di materiali preziosi da scarti industriali e rifiuti.
La maggior parte di questi sarà fornito direttamente "dalle attività svolte nel reparto AUROBIT" che attualmente sono inviati al "trattamento conto terzi". Si tratta quindi di un processo interno di gestione del ciclo dei rifiuti che attualmente viene completato servendosi dei servizi di aziende esterne.
Ma l'impianto metterà anche "a disposizione del mercato la capacità di trattamento", il che pone la domanda di quanti rifiuti saranno invece 'importati' dall'esterno e apre alla possibilità (quantomeno teorica) di utilizzi più intensivi dell'impianto.
Nella documentazione si parla di una struttura dove verranno trattate 1000 tonnellate di rifiuti annui, di cui la maggior parte, circa 650 tonnellate, di rifiuti classificati come 'pericolosi'. Ma stando allo studio preliminare allegato alla richiesta di VIA, l'impatto reale sulla qualità dell'aria e sull'inquinamento acustico sarebbe marginale, con valori specifici, ovviamente, al di sotto della norma di legge.
Dare un giudizio adesso, prima di conoscere il parere della Regione, è comunque prematuro. Soprattutto in questa fase.
Ogni cittadino è invitato a prendere atto della documentazione pubblicata sul sito della Regione: entro il 22 giugno 2016 sarà possibile anche presentare eventuali osservazioni e memorie al riguardo. (SCARICA QUI LA DOCUMENTAZIONE)
Il dettaglio. L'impianto sarà installato all'interno di una struttura già esistente di proprietà della Colorobbia Spa nell'area industriale 'La Pratella', in via del Lavoro 65. Stiamo parlando di un'area di circa 3600 m2 coperta. Per convertire la struttura servirà circa 1 anno, dopodiché l'impianto sarà attivo in 2 mesi.
Stando a quanto si legge nel progetto i lavoratori impiegati saranno circa 25, a cui si aggiunge l'indotto. L'impianto sarà anche autosufficiente per la gran parte del fabbisogno di energia elettrica che produrrà in modo autonomo dai processi interni.
La struttura è inoltre posizionata in un'area strategica a pochi km dalle uscite di Empoli Est e di Montelupo della Fi-Pi-Li e dotato di tutte le infrastrutture necessarie.
Le attività si dividono in due settori, l'area 'Refining' e quella 'Ecology'. Nella prima si svolgono le attività finalizzate al recupero di materiali prezioni da rifiuti e scarti industriali (termodistruzione, macinazione ed omogeneizzazione delle ceneri, fusione e rifusione di verghe ed affinazione). Questa è l'attività più 'dannosa' per l'ambiente in quanto prevede emissioni nell'aria derivate del processo produttivo. La sezione Ecology sarà dedicata al servizio di intermediazione e allo stoccaggio di rifiuti.
L'impianto dista 700 metri dalle prime abitazioni e a 2km dal centro della città. La struttua è distante 200 metri da un'area boschiva e a 500 metri dall'area protetta di Arnovecchio.
Stando ai dati forniti per la richiesta di VIA, e calcolati attraverso uno specifico software (CALPUFF MODEL SYSTEM), l'inquinamneto dell'area influirà sulla sua qualità complessiva per un valore inferiore al 10% dei valori inquinanti. Il traffico veicolare sarà limitato, data anche la posizione molto vicina all'entrata della superstrada. Non c'è, invece, nessuna forma di inquinamento che agisca sul suolo o sulle risorse idriche.
Giovanni Mennillo
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