Richiesta di intervento al Ministero sul caso Schmidt, Confsal-Unsa: "Ecco il perché"

Learco Nencetti

«A seguito delle nostre affermazioni ed alla richiesta di un approfondimento ispettivo da parte del Ministro Franceschini di ieri sul caso “Multa al direttore degli Uffizi Schmidt: Paghi e stia zitto” ai fimi che vengano accertate le responsabilità deontologiche e professionali – e di danno all'immagine del Ministero – del direttore Schmidt in considerazione delle varie frasi riportate sui giornali, per noi non accettabili e ne’ condivisibili, MA DA CENSURARE, ci è stato chiesto di motivare ulteriormente le ragioni della richiesta.»

Queste le prime righe della nota di replica che il Coordinatore toscano del sindacato CONF.SAL-UNSA Beni culturali, Learco Nencetti, ha inoltrato al Ministero, proseguendo: «A parte che il direttore Schmidt abbia o non abbia contravvenuto alle disposizioni vigenti del Codice della Strada, è nel suo diritto impugnare eventualmente la sanzione inflitta, ma non si può permettere di usare frasi ‘sovversive’ ed irresponsabili (quali: “La multa? da un burocrate impazzito”, oppure “Multa da burocrati” …) a dispregio delle leggi dello Stato Italiana e della correttezza professionale altrui, perché al momento, se la multa non viene impugnata e/o annullata o ritirata, il Vigile, nella sua funzione di Pubblico Ufficiale ha rilevato infrazioni.»

Nella nota, il sindacalista va oltre, e «pur volendo conciliare i toni di distensione e di intesa di collaborazione fra “Nardella” e “Schmidt”, non si può sottacere al contenuto del messaggio anti-bagarini che è stato reso pubblico a mezzo fonico di altoparlanti posizionati sotto il loggiato degli Uffizi traendo origine la multa, perché privo della prescritta autorizzazione come dispone l’art. 23 del vigente Codice della strada. Quindi ben venga che Comune ed Uffizi si “mettano al lavoro insieme” ma occorre anche un controllo di buon senso e sulla correttezza dei termini usati nei messaggi fonici resi al pubblico.»

Nencetti, nella nota a chiarimento per il Ministero, trascrive quanto il direttore Schmidt dice nell’audiomessaggio “…nel darvi il benvenuto al museo mi preme richiamare la vostra attenzione verso scippatori e bagarini presenti nel cortile degli Uffizi…” evidenziando che ci sono quattro situazioni che dovevano essere più controllate.

«La prima, si rileva inopportuna perché non si può dare il benvenuto al museo più importante d’Italia richiamando l’attenzione verso “scippatori e bagarini” ingenerando sussulto e preoccupazione oltre il dovuto; in quanto l’avvenimento e la parola ‘scippo’, presuppone aggressione e violenza per come viene riportato nelle cronache dai media, ed è sempre preliminare ad una rapina impropria (…).

La seconda (e questo ha ingenerato confusione allo stesso Schmidt) non si può confondere un Piazzale per un cortile (parola usata per ben due volte)… è troppo riduttivo ed offensivo al Loggiato del Vasari!

La terza, l’indicazione del prezzo di ingresso deve essere comprensivo solo per il biglietto dello Stato, avvertendo comunque che è maggiorato in presenza di mostra!, e non per i vari servizi od orpelli che si offrono in aggiunta ai visitatori; diversamente va sempre specificata la transazione. E la prenotazione, allo stato attuale, è una transazione tollerata per il tramite dell’attuale concessionario.

La quarta, e forse è la più grave, non si può ammettere velatamente che “il museo non ha alcuna responsabilità per i biglietti falsi…”, perché se così è, questo vuol dire che alle casse sono state riscontrate diversi titoli falsificati. Quindi, siamo in presenza di un reato nei confronti dello Stato e questo va denunciato alle autorità competenti e non sommesso in un audiomessaggio.

A conclusione della nota delle ulteriori precisazioni al Ministero, il sindacato sostiene che «anche a seguito di quanto successivamente appreso dal messaggio fonico, anche se al momento non udibile è agli atti, in riferimento all’asserzione “il museo non ha alcuna responsabilità per i biglietti falsioccorre oltre che una censura anche una specifica ispezione contabile e l’intervento della Guardia di Finanza al controllo diretto sull’attività di cassa, perché nessuno, diversamente da come prevede il regolamento in materia di emissione dei biglietti di ingresso dello Stato, controlla alle casse il titolare dell'acquisto del biglietto (che deve essere fatto al momento dell’ingresso al museo) e qualcuno invece di vigilare o disporre i dovuti controlli, chiude tutti e due gli occhi e fa spot commerciali sballati e senza alcuna autorizzazione...»

 

Fonte: Confsal-Unsa Beni culturali

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