Seduta del Consiglio regionale: bilancio approvato

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Il Consiglio regionale della Toscana ha ricordato il giudice Giovanni Falcone e le altre vittime con un minuto di silenzio prima di procedere alla seduta in cui verrà discusso il bilancio di previsione 2016 e pluriennale 2016-2018.

Il presidente del parlamento regionale, Eugenio Giani, ha voluto così partecipare alle celebrazioni per il XXIV anniversario della strage di Capaci.

Bilancio di previsione 2016

Con la relazione del presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani, è iniziata in Consiglio regionale la seduta straordinaria tutta dedicata alla prima variazione al bilancio di previsione 2016, con proiezione pluriennale 2016-2018.
Il presidente ha rilevato che la proposta di legge non determina variazioni agli stanziamenti complessivi dell’entrata e della spesa, ma solo variazioni alle poste di natura corrente. L’intervento legislativo si è reso necessario per garantire la copertura finanziaria del maggiore fabbisogno di risorse da destinare al Servizio sanitario regionale, in conseguenza del risultato di gestione per l’anno 2015.

Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, il Tavolo tecnico di verifica degli adempimenti, istituito presso il ministero dell’Economia e finanza, ha esaminato il conto consolidato dell’ultimo semestre 2015 ed ha evidenziato criticità sull’iscrizione in bilancio di 115 milioni di euro relativi alla stima fatta dalla Regione sulla quota di rimborso (payback) della spesa farmaceutica ospedaliera, stima la cui attendibilità è stata confermata da Aifa, l’agenzia del farmaco. In particolare il Tavolo ha rilevato l’assenza di presupposto giuridico per tale iscrizione, per la mancanza di atti ufficiali di quantificazione da parte di Aifa, per cui il risultato di gestione è passato da un avanzo di 42,796 milioni di euro ad un disavanzo di 72,204 milioni.

Bugliani ha quindi osservato che la Giunta regionale ha tolto il vincolo di destinazione su alcuni contributi assegnati alle Aziende sanitarie per specifici progetti o attività, che comunque provenivano dal Fondo sanitario regionale indistinto, ed ha autorizzato l’impiego delle risorse non ancora utilizzate per la copertura dei costi effettivamente sostenuti nel 2015 per assicurare il mantenimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). In questo modo ha ridotto il maggiore fabbisogno a 40 milioni, oggetto della variazione, che sono coperti dal fondo di riserva.

Il presidente della commissione ha sottolineato che il collegio dei sindaci revisori ha rilevato che, trattandosi di risorse di parte corrente, la variazione non modifica i dati complessivi di bilancio e non incide sul rispetto delle norme di contabilità pubblica in termini di equilibrio e di pareggio  del bilancio.

Bilancio 2016: approvata la prima variazione

La prima variazione al bilancio di previsione 2016, con proiezione pluriennale 2016-18, è legge della Toscana. Il Consiglio regionale ha infatti approvato il testo, su 36 votanti, con 22 voti a favore e 14 contrari. Nessun consigliere si è astenuto.

La proposta di legge è stata approvata dopo che l’Aula, a maggioranza, aveva respinto tre blocchi di ordini del giorno presentati dalle opposizioni.

Tra gli emendamenti presentati dal consigliere Andrea Quartini, le richieste avanzate alla Giunta chiedevano di “non svincolare i contributi delle aziende sanitarie per la realizzazione di progetti ed attività per il sistema sanitario regionale e per la tutela della salute dei cittadini”. Tra i progetti individuati: i fondi per le comunità terapeutiche, quelli per la gestione del rischio clinico, per la riduzione delle liste d’attesa, il fondo per la non autosufficienza, per la prevenzione e la presa in carico di problemi tossicologici per i detenuti, per la vita indipendente, per le verifiche di vulnerabilità sismica, l’assistenza odontoiatrica “penalizzata al massimo” ha rilevato il consigliere.

Tra gli emendamenti illustrati in Aula dal consigliere Paolo Sarti, quelli per impegnare la Giunta a “mantenere il vincolo di destinazione” su interventi volti a “tutelare progetti importanti” tra i quali quelli per la disabilità, la promozione della salute dei migranti, la vita indipendente. “Molte richieste – ha detto Sarti – sono arrivate direttamente dal territorio e quindi particolarmente sentite”.

Nell’emendamento presentato da Stefano Mugnai, che nel corso della sua illustrazione ha parlato di una variazione di bilancio che “riconduce in cassa risorse già erogate e destinate ai servizi sanitari propriamente detti”, la richiesta alla Giunta era per “adoperarsi affinché il livello di spesa farmaceutica ospedaliera sia riportato, dal 2016 in poi, entro i tetti previsti di incidenza sul fondo sanitario”.

Saccardi: "Pay back per i farmaci previsto dalla legge"

Il pay back, ovvero la restituzione delle spese, per i farmaci, "non è un'invenzione della Giunta toscana. Alla Regione va restituito il 50% del tetto di spesa farmaceutica dell'anno precedente, perché lo dice una legge nazionale. E che questo pay back per la Toscana ammonti a 115 milioni di euro per il 2015 lo certifica una lettera e il sito di Aifa. Allo stesso modo è stato fatto nel 2013 e nel 2014". Lo ha detto l'assessore toscano al diritto alla salute Stefania Saccardi, intervenendo oggi in Consiglio regionale per la seduta dedicata alla prima variazione al bilancio 2016 della Regione.

La variazione, è stato spiegato, si è resa necessaria poiché, in attesa che il pay back per le spese farmaceutiche venga effettuato, il risultato di gestione della Regione è passato da un avanzo di oltre 42 milioni di euro ad un disavanzo superiore ai 72 milioni. Di qui la necessaria manovra al bilancio per ripianare il disavanzo. "Sulla quantificazione delle risorse del pay back alle Regioni - ha ricordato Saccardo - c'è un contenzioso tra Aifa e le aziende farmaceutiche.

Per sanare questo contenzioso il governo, lo scorso anno, con decreto legge ha sbloccato questa situazione di stallo nell'interesse di tutte le Regioni e non delle case farmaceutiche. Il decreto ha autorizzato le Regioni a iscrivere nei bilanci il 90% del payback in attesa dei conteggi definitivi". Su come utilizzare parte di queste risorse, ha detto ancora, "la Toscana ha fatto una scelta politica. Potevamo infatti decidere di accantonare le risorse mentre abbiamo deciso di spenderle per la salute dei toscani. Questo ha permesso, tra l'altro, di curare 450 persone in più per l'epatite C. Questa era una priorità. Sottratto 450 persone a un destino poco invidiabile perché oggi di epatite C ancora si muore. Abbiamo poi deciso anche di destinare 10 milioni per vaccinare i bambini anche contro il meningococco B e abbiamo scelto di vaccinare le persone contro la meningite C".

Secondo Saccardi, il pay back "è un credito certo, potevano non inserire queste risorse in bilancio e risparmiare ma non l'abbiamo fatto. Su 115 milioni a noi ne bastano 72 per ripianare il bilancio. Se oggi facciamo questa manovra è per questo esclusivo motivo". Per l'assessore regionale al bilancio Vittorio Bugli "questi soldi devono arrivare. Il problema è solo quando. Allora potranno entrare nel bilancio con tutta la legittimità".

Gli interventi dei consiglieri PD Bugliani, Scaramelli, Sostegni e Bambagioni

«La proposta di legge oggi all’ordine del giorno non determina variazioni agli stanziamenti complessivi dell’Entrata e della Spesa, ma soltanto una diversa allocazione di risorse di natura corrente a livello di missioni e programmi di spesa; in particolare, sono stati prelevati circa 40 milioni dai fondi di riserva per sostenere spese sanitarie, con l’obiettivo quindi della tutela della salute dei toscani. Come ha già rilevato il collegio dei revisori dei conti, si tratta di un’azione meramente compensativa che non va a incidere sugli equilibri al fine del pareggio di bilancio».

Lo ha detto, Giacomo Bugliani (Pd), presidente della commissione bilancio, illustrando in aula la prima variazione di bilancio del Consiglio regionale.

«La nostra visione politica è chiara: non si lascia indietro nessuno. Se si spendono risorse per i farmaci è perché si curano le persone e si offre assistenza universalistica a tutti, come è stato dimostrato sui vaccini. Il 2016 sarà il banco di prova, ma intanto abbiamo chiuso il 2015 in maniera positiva. Con la riforma a regime, non solo avremo risparmi sulle strutture organizzative che saranno direttamente riversati nella cura e nella prevenzione, ma attueremo anche una redistribuzione netta della spesa, che prima vedeva un forte squilibrio sulla cura, mentre vogliamo, come abbiamo già cominciato a fare, spostare molto sulla prevenzione, sui bambini, sugli stili di vita, sulla disabilità. Noi, su questi contenuti, cioè nel merito dei problemi siamo disponibili a discutere e a confrontarci».

Ha detto Stefano Scaramelli (Pd), presidente della commissione sanità, intervenendo in aula.

«La sanità toscana è in salute, tant’è che con il fondo sanitario finanzia, oltre a tutti i servizi sanitari, anche molti extra Lea e per oltre 80 milioni il fondo  per la non autosufficienza.

Sono quindi assurde le polemiche delle opposizioni sul pay back, che è un’entrata prevista dalla legge e che spetta alla Regione: strumentalizzazioni finalizzate solo a nascondere il primato della Toscana per esiti e per Lea».

Ha puntualizzato Enrico Sostegni (Pd), componente della commissione sanità.

«Il provvedimento di stamani non è da derubricare come un fatto normale o di carattere tecnico. Si tratta di un problema, per molti aspetti anche serio, da affrontare con trasparenza e condivisione, visto che riguarda la gestione delle risorse dedicate a un settore centrale del bilancio e delle politiche regionali, che oltretutto è stato appena ridisegnato della riforma sanitaria. E’ chiaro che siamo davanti a un quadro complesso, dove le risorse trasferite dallo Stato alle Regioni per la spesa sanitaria sono sempre minori, mentre sempre maggiori sono le richieste di sanità da parte dei cittadini, sia in termini di cura che di prevenzione. Per questo sapevamo che mantenere i livelli d’eccellenza della sanità toscana, pubblica e universale, sarebbe stata una sfida difficile. Il punto della questione legata al pay back, infatti, non riguarda sprechi o inefficienze, ma precise scelte politiche legate all’acquisto di farmaci innovativi e costosi. Se siamo arrivati a dover adottare questa variazione di bilancio, significa che la Regione a fine anno aveva dato fiducia al Governo, e che siamo quindi di fronte a un problema politico. Se il Governo ci dà meno risorse, noi che abbiamo la responsabilità di amministrare la Toscana dobbiamo fare la nostra parte, ma anche avere il coraggio di alzare la voce e far valere la nostra buona gestione della sanità».

Ha detto Paolo Bambagioni (Pd), vicepresidente della commissione sanità.

La risposta delle opposizioni

“Il problema del payback del farmaco è comune a tutte le Regioni. Se lo stesso accade altrove, è un problema nazionale e le responsabilità sono del Governo. Se è un problema solo toscano, allora occorrono delle spiegazioni. Non si tratta solo di una variazione contabile di 40 milioni”. Lo ha dichiarato Claudio Borghi, sottolineando che ci sono poste di bilancio che vengono cancellate con un tratto di penna. “Evidentemente i bilanci prima non erano stati fatti bene – ha affermato – Con quale coraggio e con quale sfrontatezza non si vuole ammetterlo?”.

“Si registra oggi la politica del ‘lancio il sasso e scappo’, mentre il presidente Rossi non si presenta neppure in aula – ha osservato Jacopo Alberti – Vorremmo delle spiegazioni politiche sul perché sono stati iscritti a bilancio 115 milioni di euro e poi non sono arrivati”.

“Il nostro bilancio sanitario tiene – ha assicurato il presidente della commissione sanità, Stefano Scaramelli - Con un surplus che supera i 40 milioni di euro, dimostriamo che possiamo renderci autonomi anche dal payback”. Il presidente ha rilevato che il dato della spesa farmaceutica è molto alto rispetto alla media nazionale, ma nasce da precise scelte politiche, come gli interventi sulla meningite c, sulla meningite b per tutti i bambini nati dopo il 2014, sui malati di epatite c. “Il vero banco di prova per la sanità toscana sarà il 2016 – ha dichiarato – Valuteremo anche la possibilità di organizzare meglio gli aspetti legati alla progettualità”.

“Le aziende farmaceutiche devono dare questi soldi per legge. Perché il Governo non ha fatto nulla? Perché ha colpito noi e non l’Aifa?’’ ha chiesto Paolo Sarti, che ha inoltre sottolineato la necessità di chiarire come sono stati spesi i soldi, perché, a suo giudizio, gli interventi per il meningococco b e c, o per l’epatite, non erano tra quelli più necessari. “Adesso si taglia sulla vita indipendente, sulla disabilità, le cure palliative, le case della salute, l’assistenza odontoiatrica – ha sottolineato – Sono servizi che fanno parte della bellissima riforma tutta da vedere. E non possiamo dire: poi i soldi glieli ridiamo, perché questa è finanza creativa”. Sarti ha quindi rilevato che ci sono soldi non spesi dal 2012 in progetti che le Asl non hanno portato avanti. “Non servono progetti a tempo – ha concluso – servono interventi strutturali”.

“Si interviene, anche pesantemente, su un buco di bilancio, con un piano di rientro interno per evitare un intervento commissariale, se non approviamo il bilancio entro maggio – ha commentato Andrea Quartini – Ci raccontano che abbiamo i bilanci certificati, i conti in ordine e ci troviamo di fronte a bizzarrie alchemiche”. Secondo il consigliere, la nostra sanità è in grave difficoltà.  “Liste di attesa che si allungano, ticket che aumentano, pronto soccorso congestionati, operatori che criticano il modello per intensità di cura, falle strutturali, come quelle venute in luce con il rischio clinico – ha rilevato –. Attenti: sono tutti i capitoli che si intendono svincolare per ripianare i 115 milioni”. Secondo Quartini non ci sono neppure le premesse per quel cambiamento culturale, che possa mettere al centro il cittadino ed i suoi bisogni. “È un modo sciagurato ed irresponsabile per recuperare soldi necessari a coprire il nuovo disavanzo – ha aggiunto – Con uno squallido colpo di penna, la Giunta di sinistra toglie soldi alle cure per i più bisognosi, ma non può recuperare la propria dignità, perché le promesse della campagna elettorale vengono clamorosamente smentite”.

“Siamo davanti a prestigiatori che fanno il gioco delle tre carte – ha sintetizzato Manuel Vescovi – Prima il presidente Rossi si vanta che c’è un avanzo di 42 milioni, poi scopri che 115 milioni messi a credito non ci sono più, però ritorneranno. Nel frattempo azzeriamo delle spese e ci rimettono i cittadini non autosufficienti, i disabili”.  Vescovi ha chiesto inoltre se in Conferenza Stato Regioni era stato detto di non iscrivere quelle somme in bilancio.

 

 

Fonte: Consiglio Regionale della Toscana

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