
Sabato la città di Pisa, come ogni anno, sarà ostaggio della manifestazione Canapisa in cui puntualmente si registrano atti vandalici e diversi giovani vengono colti da malori per l’abuso di sostanze stupefacenti. “Per i pochi che non la conoscessero, la manifestazione Canapisa è un corteo che celebra e invoca il diritto alla libera coltivazione, circolazione e consumo della cannabis e in senso più generale di tutte quelle droghe che sono vietate, secondo i comitati promotori, solo per una ottusa tradizione di proibizione che non per un pericolo reale - afferma Matteo Pacini, medico psichiatra e responsabile di Sovranità su Pisa.
"Rispetto agli anni scorsi viene però a cadere il motivo “fantoccio” della cannabis ad uso terapeutico – continua la nota - visto che lo Stato l'ha introdotta, senza spiegare all'opinione pubblica che non si trattava della stessa cannabis che interessa ai canapisti, perché proprietà mediche e ricreative talvolta divergono. Il comitato promotore “osservatorio antiproibizionista” offre in rete una serie di informazioni – si dice – ispirate al principio della riduzione del danno, ovvero che chi esercita il diritto di drogarsi sappia come farlo bene e senza rischi. E' curioso che questo vademecum si realizzi omettendo importanti problemi, quale ad esempio quello della tossicodipendenza da eroina, e -appunto- delle sindromi da cannabis (che secondo il sito sono solo passeggere dopo il consumo). L'osservatorio pare risentire quindi di un innamoramento ideologico, secondo cui se lo scopo deve essere “non proibire”, a questo si sacrifica anche un rischio reale per la salute. La contraddizione macroscopica è che tutti i rischi sono semplicemente legati al consumo, e che la consapevolezza, se diviene illusione di controllo, può benissimo incrementarli. Una persona che creda di poter imparare a controllare il potere che le sostanze hanno di indurre dipendenza nei cervelli, si sta sbagliando. Con tutta la buona volontà nel consentire qualsiasi cosa a chiunque, purtroppo diffondere alcune sostanze non è socialmente sensato, dove per socialmente si fa riferimento allo scrupolo per la salute dei singoli e della comunità. Noi da parte nostra – conclude Pacini – mettiamo a disposizione sulla nostra pagina Facebook un opuscolo con informazioni più complete, perché ridurre il danno è ottimo, e significa spesso non esporsi a ciò che il danno lo crea. Nel caso delle droghe poi, che il cervello lo fanno funzionare diversamente, non è assolutamente detto che la capacità di riconoscere i danni e attribuirli alla sostanza da cui si è “presi” sia sempre possibile."
Sovranità - Pisa
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