
Noi voteremo il 17 aprile al referendum contro le trivellazioni in mare. E voteremo SI. Per abrogare la concessione illimitata che consente alle compagnie petrolifere di mantenere gli impianti in attività a tempo indeterminato.
Lo faremo per alcuni precisi motivi.
Voteremo SI prima di tutto perché il nostro mare é un bene prezioso ed un ambiente delicato.
Un solo incidente sarebbe un disastro che tutti noi pagheremmo per molto tempo.
Le perforazioni ‘offshore’ per gas e petrolio non solo possono provocare inquinamenti gravi per incidenti, come è accaduto più volte in passato. Meno noti, perché non fanno altrettanto notizia, sono ad esempio i fenomeni di subsidenza (il progressivo abbassamento del fondo marino, in particolare costiero), provocati dalle trivellazioni, che hanno già causato danni nei territori dell’alto Adriatico e spiegano il blocco a ulteriori buchi in atto da molti anni.
Voteremo SI perché la terra é in sofferenza e continuare a bruciare fonti fossili aumenta il surriscaldamento del pianeta e i mutamenti climatici. I sempre più frequenti eventi atmosferici estremi, anche da noi, lo dimostrano. L'Italia si è impegnata al vertice di Parigi a ridurre la sua dipendenza dalle fonti fossili in maniera significativa. É il momento di far seguire i fatti alle parole e cominciare ad invertire la rotta. Il futuro sarà delle fonti rinnovabili, l'Italia ha sole, vento, acqua da cui ricavare energia. Bisogna destinare a quello gli investimenti.
Voteremo Si perché non é vero che si perderebbero molti posti di lavoro e che sarebbe illogico rinunciare a fonti energetiche presenti nel nostro territorio per acquistarle altrove. Il petrolio (ed il gas), estraibili dalle aree in concessione interessate dal referendum sono molto pochi e comunque le concessioni sono a privati che venderanno quel petrolio e quel gas ai prezzi di mercato. Le compagnie petrolifere pagano pochissimo allo stato per le concessioni, ma se ci fosse un incidente i costi ricadrebbero su tutti noi. E comunque, con la vittoria del SI, le concessioni non si interromperebbero immediatamente, ma andrebbero alla scadenza prevista, che in alcuni casi arriva tra diversi anni. I posti di lavoro quindi non si perderebbero. Si tratta di decidere come impiegare questi anni, se rimanendo attaccati ad un modello di economia oramai vecchio e senza futuro o investendo nel cambiamento necessario, nelle nuove fonti energetiche, facendoci trovare pronti prima di altri. I veri posti di lavoro saranno di chi sa stare al passo con i tempi e rende moderna la propria struttura produttiva. Non di chi non sa vedere lontano perché ascolta solo l’interesse immediato delle lobby e dei propri finanziatori.
Quindi anche per i posti di lavoro voteremo si il prossimo fine settimana.
Ed infine andremo a votare perché anche la democrazia é un meccanismo delicato, che ha bisogno della cura e del rispetto di tutti noi, prima di tutto di chi rappresenta le istituzioni.
Per questo ci sembra grave sentire il presidente del consiglio invitare all'astensione. Ed ancora più grave ci sembra aver sprecato i soldi degli italiani per organizzare il referendum separato dalle amministrative, sperando, in questo modo, che non si raggiunga il quorum. Ma tant’è! Ci dovranno pensare i cittadini e noi vogliamo sperare che, almeno nei territori, chi rappresenta le istituzioni, in primis i sindaci, a partire dal nostro, da quello di Empoli e da tutta la giunta, avvertano il dovere democratico di sostenere la partecipazione di tutti alle decisioni e quindi anche di dare l'esempio, partecipando al voto, ovviamente ognuno con la propria opinione.
Dusca Bartoli , Samuela Marconcini
Gruppo Consiliare Empoli “FabricaComune per la Sinistra”
Fonte: Fabbrica Comune Empoli
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