Presentato in Consiglio 'Nient'altro che la verità' del magistrato Gian Carlo Caselli

Sulla scia di un dibattito nato sulle pagine della cronaca locale e soprattutto legato alla figura di don Lorenzo Milani, sala Gonfalone di palazzo Panciatichi ha fatto da cornice all’incontro-dibattito tra il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, e il magistrato Gian Carlo Caselli, cogliendo l’occasione della presentazione del libro di un uomo di legge. Per accendere i riflettori su una storia vera, viaggiare insieme nei ricordi e riflettere sul nostro Paese. Questo il senso dell’incontro in Consiglio e del libro di Gian Carlo Caselli con il giornalista Mario Lancisi, “Nient’altro che la verità” (edizioni Piemme), che rievoca le tappe fondamentali, i valori, gli amici e i nemici che hanno segnato l’avventura umana e professionale di un ‘magistrato scomodo’.

Gli interventi di Giani e Caselli – moderati dal direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini – hanno ripercorso tappe non incoraggianti della nostra storia, ma hanno anche lanciato inviti a lottare per la giustizia, senza sacrificare tutto sull’altare della sicurezza, guardando all’impegno politico e civico, per costruire insieme un futuro di pace.

“Il libro mi ha particolarmente coinvolto, per la figura di servitore delle istituzioni che si staglia con evidenza, ma anche per l’uomo che nasce e cresce grazie ai valori trasmessi dalla famiglia, che conosce il sacrificio, che si misura con una società non sempre generosa nei confronti di chi vive in prima linea” ha rilevato il presidente del Consiglio che, introducendo l’incontro, si è soffermato sui legami tra Caselli, Firenze e la Toscana, sulla vita del magistrato, quindi sul ruolo svolto a Palermo, sulla lotta anti-Tav a Torino, sul senso dei valori acquisiti nel mondo del lavoro, per parlare di “una persona specchiata, rigorosa e modesta”.

Una “figura di esempio per tutti noi”, ha concluso, ricordando che il libro si apre e si chiude con la figura di don Milani. “Quasi una dedica morale e politica a questo sacerdote ed educatore del Novecento - ha affermato Ermini - per agganciarsi anche all’episodio che, circa un anno fa, impedì a Caselli di svolgere un incontro all’Università degli studi di Firenze”.

Stemperando la vicenda: “nella vostra città mi sono sempre trovato molto bene – ha assicurato il magistrato – sia come studente di liceo dai salesiani che alla scuola Olivetti, ma soprattutto per il legame con Nino Caponnetto”. Ed il ricordo è emerso in tutta la sua vivacità: “Una volta nominato procuratore di Palermo, Nino mi regalò una specie di investitura, mi volle sul palco accanto a sé, mi abbracciò e mi sollevò un braccio augurandomi buon lavoro”. Un lavoro che ha visto Caselli tacciato ora di “comunista”, di “fascista”, addirittura di “mafioso” e commentando questo appellativo: “di peggio ci sarebbe essere appellato come iuventino”, ha affermato, ricordando che il libro offre anche “pennellate di leggerezza”.

E di fronte alle domande sulla ricomposizione morale del paese o sullo scontro tra politica e magistratura, Caselli ha affermato: “spero in una nuova stagione, anche ce ci sono segnali non incoraggianti; la giustizia ad orologeria è variante della giustizia che fa politica”. E ancora: “La cronaca di questi giorni sembra tenda a riaffermare la tendenza di guardare con fastidio al lavoro dei magistrati, ma ogni tempo ha i suoi prezzi da pagare”, ha concluso.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa

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