
Laura Agnoloni è un vulcano di pensieri e di parole, forse perché ha molto da dire della sua esperienza parigina. Ben 23 anni a calcare i migliori palchi francesi per amore della musica lirica. Montelupo e il suo lavoro di infermiera non erano abbastanza per le sue passioni. E così Laura ha deciso di seguire le proprie passioni, con l'aiuto di una grande cantante. Ecco la sua storia.
Nome e Cognome: Laura Agnoloni
Anni: 54
Cresciuta a: Montelupo Fiorentino
Studi: Diploma infermiera professionale
Residenza e professione: Parigi. Artista del coro all'Opera National de Paris
Lavoro in Italia: 12 anni di infermiera fino al 1992
Prima esperienza all'estero: Coro Aida al Palasport Paris-Bercy nel 1993
Perché hai deciso di andare all'estero? Non so se ho deciso o se la vita ha scelto per me... Quello che so è che era un cammino evidente e sentivo il passo da fare come una conseguenze del lavoro sul canto che avevo cominciato già da qualche anno parallelamente al lavoro d'infermiera. L'occasione, se crediamo al caso, è arrivata con una masterclass di una cantante francese, Yra Barthelemy, a Lucca nel 1992. Lei era molto conosciuta e reputata a Parigi, amava la mia voce e mi ha proposto di lavorare con lei 'in loco'. Mi ero già licenziata all'ospedale di Empoli e facevo delle stagioni estive nei cori limitrofi. Contro il parere di molti, soprattutto la famiglia, ho deciso di partire ma non sapevo su quale forma, con cosa avrei vissuto e pagato le mie lezioni che all'epoca costavano 300 franchi all'ora (90mila lire nel 1993!). A gennaio di quell'anno una collega mi ha chiamato proponendomi di partecipare a un coro di Aida a Parigi. Ho detto immediatamente sì senza pensare al seguito, lasciandomi portare dalle situazione entusiasta che vivevo. Da 23 anni non sono più tornata a casa, tranne per le vacanze.
Quali sono le principali differenze fra il mondo del lavoro italiano e quello estero? Posso parlare del mondo dello spettacolo e più dettagliatamente del lirico. Lavoro in uno dei teatri più grandi del mondo, l'Opera, che comprende i due teatri Garnier e Bastille. Abbiamo in media 14 produzioni all'anno, il che significa che in un mese passiamo circa la metà delle serate in spettacolo. Le produzioni sono grandiose e cantiamo accanto a nomi della lirica fra i più prestigiosi del momento. Anche il codice del lavoro e il rispetto dell'artista è più valorizzato, i sindacati hanno ancora qualcosa da dire qui, non viene loro tappata la bocca.
I registi non hanno restrizioni di budget per le loro scene, per adesso. Purtroppo so che in Italia la situazione da tempo non è più così e molti solisti non sanno quando saranno pagati per le loro prestazioni, A parte la Scala di Milano, gli altri teatri italiani vivono l'angoscia della chiusura o della diminuzione dello stipendio per continuare a vivere... Qui non siamo a quwesti livelli per il momento. Certo, la crisi è europea e mondiale, ma spero che non ne sentiremo troppo le conseguenze. Ringrazio infinitamente il maestro del coro di Firenze che non mi ha accettato nel lontano 1996 al concorso. Adesso so quanto ho guadagnato da una perdita!
La vita e il lavoro all'estero sono diversi dall'idea che ti eri fatta prima di partire? No, non mi ero fatta nessuna proiezione... Ero talmente contenta di aver cambiato il corso della mia vita
Cosa ti manca dell'Italia? Il sole! La leggerezza delle cose, l'autodeterminazione, il cibo che abbia un sapore che corrisponda a ciò che vediamo, un pomodoro che non abbia il gusto della plastica, i paesaggi della Toscana, i carrelli della Coop che non sono cari anche quando sono pieni!
Torneresti a lavorare in Italia? NO! Mai!
Hai qualche aneddoto sulla permanenza all'estero? La vita del teatro è ricca di aneddoti ma il più buffo è stato quando un maestro di coro è sceso in palcoscenico per dirigere in coro interno e alla fine del nostro canto si è girato e aveva un calzino infilato nella tasca dei pantaloni! Risa generali, chiedendoci come era finito lì quel povero calzino...
Uno molto più esilarante è stato dopo un concerto alla chiesa dell'Ambrogiana, era la prima volta che cantavo dopo la mia partenza. Un signore che conosceva la mia famiglia è venuto a ringraziarmi e mi ha detto piano piano: "Ora sono sicura che sei partita per cantare, fino ad adesso pensavo che tu fossi a fare chissà che cosa a Parigi!"
Se vuoi aggiungere qualcosa di te sulla tua storia...Vorrei far passare un messaggio per me molto importante e che forse tutti noi che viviamo all'estero siamo in dovere di dare. Tutto è possibile se seguiamo il nostro piccolo bambino interno che ci guida verso la sua riuscita e verso ciò che è bene per noi. Sono originaria di una famiglia di contadini della quale sono fiera nonostante non mi abbia aperto nessuna porta. È la radice Terra che mi ha dato la forza di realizzare un sogno agli occhi di tanti impossibile.
Ho amato fare l'infermiera 12 anni, mi ha dato immense soddisfazioni ma credo di aver scelto la vita invece della morte, in senso simbolico Sono sicura che quandoci incamminiamo sulla nostra strada la vita ci aiuta a proseguire a condizione di lasciarsi andare, proponendoci il meglio per noi. Lamentarsi sulla sorte non serve, prendiamoci per mano e costruiamoci.
Notizie correlate
Tutte le notizie di Montelupo Fiorentino
<< Indietro





