
‘Kairos, tempo interiore’ è la mostra di pittura di Stefania Nesi che sarà inaugurata mercoledi 2 marzo alle 17.30 presso la sala affreschi di Palazzo Panciatichi a Firenze in via Cavour 4. L’esposizione, si concentra su un tema caro alla pittrice, il legame tra il colore e l'inconscio, quale espressione del tempo interiore.
Un linguaggio dell'arte che privilegia una rappresentazione soggettiva della temporalità e una tensione all'intimo indagare ed indagarsi, una pittura che non guarda al tempo esteriore, quello cronologico scandito dal lineare intercedere degli istanti, bensì al tempo che è fuggito alla misura degli orologi, che si è allontanato da quel che pare essere l'inesorabile intercedere del prima e dopo.
Così il tempo lineare e della logica si spezza, non esistono un prima e un dopo ma unicamente un tempo da attraversare nella propria interiorità, il tempo vissuto, l'unico che ci appartiene e vivo in noi.
L'opera della pittrice incarna questa filosofia, quando le combinazioni di colori dettati dagli stati d'animo si materializzano in forme sia figurative che astratte generando intriganti strutture emotive.
Colpi di pennello sia lievi che potenti riempiono le sue tele di ricchi colori primari che fanno da sfondo a figure e granelli lucenti e dorati, ed il contrasto che ne deriva regala a certe opere un'autorità quasi religiosa.
Come lei stessa afferma, lei vuole dipingere , " il mistico e l'invisibile che soggiace ad ognuno di noi", ed il Kairos altro non è che lo strumento di redenzione del tempo, il tempo opportuno per esprimere l'opera pittorica.
Nella mostra sono presentate n. 14 opere nelle quali si può cogliere la tendenza all’informale, all’astrazione e all’interiorità: il colore diviene il mezzo per veicolare un sé più autentico ed esprimere emozioni, stati d’animo ed impulsi spirituali. La mostra resterà aperta fino al 12 marzo ed è visitabile dal lunedì al venerdì in orario 10.00 – 12.00 / 15.00 – 19.00 ed il sabato mattina in orario 10.00 – 12.00.
Dichiara inoltre la Storica dell'arte Valentina La Salvia:
"Prendiamo parte al dialogo che l’autrice[Nesi] ha acceso con se stessa e riviviamo questa esternazione necessaria e a tratti dolorosa. Le immagini - contenuto della vita vissuta - ingerite dal suo Io emergono attraverso una nuova e differente “luce”, come in Proust.
“Poso la tazza e mi volgo verso il mio spirito. È lui che deve trovare la verità. Ma come? Grave incertezza tutte le volte che lo spirito si sente superato da se stesso; quando lui, il ricercatore, è contemporaneamente il luogo oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla. Cercare? Non solo: creare. E di fronte a qualcosa che non esiste ancora, a cui lui può dar forma, può fare entrare nella sua luce» (Du côté de chez Swann, M.Proust, 1913).
La pittura è il mezzo attraverso il quale ella dà forma a queste fotografie interiori. Frammentarietà di rapporti temporali, casualità, istintività, odori, suoni, sapori.. l’esistenza stessa conduce alla emersione di un’immagine rispetto ad un’altra.
Niente di personale, di volontario fin qui. Dopo subentra la voglia di comunicare, non solo di chiarirsi ma esplicitare e aprirsi all’esterno.
Perché l’essere umano è naturalmente portato al confronto con l’altro. La nuova immagine fissata sulla tela è davvero nuova e libera, mentre il processo che
l’ha generata è la cura per colei che l’ha prodotto: in questa metamorfosi ha potuto comprendere e spiegare una parte di sé. Cosa la conduce verso l’esterno, verso l’altro, è il colore, dominatore della superficie, condizionatore di linee e forme spesso informi.
Stati d’animo vissuti e narrati in una gestualità che graffia la superficie, sgocciola cromie, costruisce la tridimensionalità: placide spianate d'oro; pericolose e corpose verticalità giallo-violacee accese dal rosso.
Talvolta si affaccia un residuo di figura, l’ombra dell’oggetto, suggestione di realtà, come la presenza dell’io dolente di Shadow, gli scafi abbandonati di Relitti, la parvenza di una sedia in Non ti muovere. Talaltra piccole luci si liberano dalle tenebre, in Stagno, e restituiscono l’esperienza fisica dei Fiori di notte o della luce invernale (Winter light).
Sogno di fine estate ci culla nell’illusione di un azzurro in cui si aprono squarci poco rassicuranti.
Questo percorso nell’espressione artistica di Stefania Nesi è chiamato KAIROS, il termine greco del “carpe diem”, che al suo interno contiene un significato legato all’arte: quella piccola correzione, quella impercettibile sfumatura che favorisce la riuscita dell’opera.
Nell’iconografia classica il grande ciuffo proteso in avanti sulla testa calva di Kairos è lì pronto per essere afferrato, colto, acciuffato e giungere a una positiva conclusione.
In questo salto verso l’ignoto solo una ragionevole consapevolezza del proprio tempo interiore conduce al buon esito personale. Interiore è il TEMPO che concede la metamorfosi di pensieri e sensazioni, INTERIORE è la memoria individuale che trasfigura le informazioni incamerate, interiore la spinta verso l’espressione materica”.
- Il quadro ‘Relitti’
- ‘Non ti muovere’
- ‘Shadow’
Gianni Capuano
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