
Il 2 febbraio si terrà all’Ospedale di Cisanello (Aula M1 – Edificio 30 - ingresso M, primo piano) un seminario su "Hepatitis E vaccine: its development, its need and its future" con il professor James W-K Shih, che ha sviluppato il primo vaccino anti-Epatite E, sperimentato su larga scala in Cina.
Il professor Shih (che ha lavorato per molti anni al NIH di Bethesda, Maryland, Usa) è professore di Microbiologia al Nidvd-National institute of diagnostics and vaccine development della School of public health della Xiamen University (Xiamen, Fujian China). Lo studioso in questi giorni è in visita al Laboratorio dell’Unità operativa di Epatologia dell’Aoup diretta dalla dottoressa Maurizia Brunetto, che è partner di ricerca del Nidvd per lo sviluppo di test innovativi per la quantificazione di bio-marcatori dei virus epatitici maggiori*.
L'epatite E è una zonosi (infezione che colpisce animali domestici e selvatici come maiali, conigli, topi, cervi, etc), diffusa in tutto il mondo e causa di epatite acuta nell’uomo. Si contrae soprattutto con il consumo di carni non cotte (es. fegatelli di maiale). Il virus è inattivato da temperature superiori a 65 gradi C° per almeno 5 minuti. L’epatite acuta E è una malattia ad elevato rischio di mortalità (25%) nelle donne in gravidanza. Il laboratorio di Epatologia ha recentemente collaborato allo sviluppo di un innovativo test diagnostico sierologico di alta specificità e sensibilità (vedi Ricco G, Bonino F, Lanza M, Scatena F, Alfieri CM, Messa P, marchisio E, mascolo G, Romanò L, Galli C, Li T-C, Miyamura T, Brunetto MR New Immunoassays for total, IgA and IgM antibodies against Hepatitis E Virus: prevalence in Italian blood donors and patients with chronic liver or kidney diseases. In pubblicazione sul Digestive and Liver Disease Journal.). Un’indagine epidemiologica a campione condotta con questo test, in collaborazione anche con la Banca del sangue dell’Aoup, l’Istituto di Igiene dell’Università di Milano e National institute for infectious diseases di Tokyo ha dimostrato una prevalenza in Italia dell’anticorpo anti-HEV (testimonianza di una pregressa infezione da HEV) nel 7.0% dei donatori di sangue, 9.2% dei pazienti con malattie croniche di fegato e 30.7% di pazienti con malattie croniche renali. La prevalenza è significativamente più elevata nei soggetti con segni di immuno-depressione.
Fonte: Ufficio Stampa
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