
Dopo l'esposto in procura per falso dei consiglieri regionali del movimento 5 stelle per via di un testo della legge sanitaria pubblicato nel bollettino ufficiale diverso rispetto a quello approvato in consiglio; la tormentata legge regionale 84 che riforma il sistema sanitario regionale toscano, approvata prima di Natale e pubblicata dopo giorni di bagarre in consiglio regionale tra Pd e opposizioni, arriva anche in Parlamento grazie ad una interrogazione della deputata aretina Chiara Gagnarli.
La deputata M5S, prendendo spunto da una iniziativa dei portavoce M5S regionali, solleva dubbi di coerenza tra la normativa nazionale e la legge regionale appena approvata, in particolare in merito alla figura del Direttore della programmazione, del Comitato regionale di coordinamento e dell’istituto delle convenzioni, fattispecie quest’ultima introdotta dalla legge regionale ma non prevista dalla norma nazionale, che si ferma a prevedere rapporti in forma societaria tra azienda sanitaria e privati.
La fretta di approvare questa legge – spiega la deputata M5S Chiara Gagnarli – era evidentemente determinata dal voler evitare il quesito referendario abrogativo supportato da ben 55.000 firme; tant’è che si è partorita una legge più generica, che abroga la legge oggetto dei quesiti referendari.
Con la riforma – dichiara la portavoce 5 stelle – la Regione procede ad un accorpamento delle strutture e ad un fortissimo accentramento dei centri amministrativi e decisionali in pochissime mani. La salute dei cittadini gestita da una squadra ridotta e fortemente fidelizzata di direttori generali nominati, e per di più la figura del superdirettore della programmazione, che risponde solo al Presidente della Giunta regionale, non ci risulta prevista da alcuna norma nazionale oggi in vigore.
Per quanto riguarda le convenzioni tra aziende sanitarie e privati – prosegue la Gagnarli - ci sembra evidente la progressiva deriva di privatizzazione del servizio sanitario regionale da parte dell’attuale governo regionale, basti pensare alle prestazioni di medicina specialistica e diagnostica affidate al “privato sociale”, o alla tecnica del project financing che, a livello ospedaliero, consentono al privato di gestire molti servizi ospedalieri, solo con una quota di minoranza.
Da quanto stiamo osservando – conclude la Gagnarli– l’attacco alla sanità pubblica vede il governo nazionale e locale a braccetto in un’unica strategia avente le medesime finalità politiche.
Fonte: Ufficio Stampa - Movimento cinque stelle
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