I commercialisti del Circondario: "Da rivedere l'impianto antiriciclaggio nei nostri confronti"

foto d'archivio

"Ancora una volta siamo costretti a protestare vivamente per il trattamento che il legislatore riserva alla nostra categoria.

Le disposizioni sulla depenalizzazione dei due decreti legislativi approvati venerdì scorso dal Consiglio dei ministri hanno un sapore più amaro che dolce per i commercialisti.

In materia di antiriciclaggio scompare il reato – e ce ne rallegriamo – ma si inserisce una sanzione amministrativa particolarmente pesante.

Per: omessa identificazione (Art. 55, com. 1, del Dlgs 231/2007); omessa registrazione (Art. 55, co. 4, del Dlgs 231/2007); la Multa da 2.600 a 13.000 € è sostituita dalla Sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 € (la stessa di chi guida senza patente).

Ci sembra sinceramente troppo per irregolarità meramente formali.

Inoltre, la “forbice” prevista dal legislatore appare sicuramente molto ampia: la sanzione può infatti essere compresa tra i 5.000 e i 30.000 euro, lasciando ampia discrezionalità in sede di irrogazione della stessa.

E’ tutto l’impianto dell’antiriciclaggio per i commercialisti che, però, dovrebbe essere rivisto ed alleggerito.

I commercialisti non hanno clienti occasionali, si tratta di soggetti con cui sussistono rapporti continuativi. I delinquenti non li teniamo; non hanno bisogno della nostra assistenza.

Per i clienti abbiamo già le anagrafiche tenute con sistemi informatici e funzionali agli adempimenti dichiarativi fiscali; quanti altri archivi dobbiamo tenere.

Dovrebbe essere presto recepita la IV Direttiva UE antiriciclaggio, non si perda, quindi, l’occasione per un “aggiustamento del tiro”.

Stefano Giraldi, Associazione dei Commercialisti del Circondario Empolese Valdelsa

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