
"La pubblicazione del bando di gara per Piazza della Libertà a Certaldo, costituisce la pratica dimostrazione di come l’amministrazione PD intenda procedere anche in tema di opere pubbliche.
Presumendo che un’amministrazione abbia delle priorità cui assolvere, ci si chiede innanzitutto quali criteri presiedano la scelta di investire un importo complessivo di ben 650.000,00 € per il rifacimento di una piazza.
Le nuove disponibilità di bilancio, da salutare positivamente, dovrebbero comunque indurre ad una attenta ed oculata utilizzazione. Il denaro che non è illimitato, è nel caso sicuramente di modesta entità rispetto alla gravità dei problemi irrisolti e tutt’ora pendenti sul territorio.
Le perplessità appaiono certamente fondate oltre che per le cifre in ballo anche in considerazione del fatto che, rimanendo in tema di Piazza della Libertà, gli attuali suoi pretesi riqualificatori coincidono con gli stessi responsabili del suo completo totale degrado, bastando recarsi in loco per prenderne atto.
In tale contesto si inserisce la questione relativa alla destinazione dell’attuale Monumento alla Resistenza.
Il degrado di tale Monumento, all’unisono con il decadimento e lo stato di abbandono della Piazza, diversamente da quanto riportato dall’Amministrazione, è stato segnalato per tempo. Chi scrive, con interrogazione 23/settembre/2015, sollecitava la “Messa in sicurezza Monumento Piazza della Libertà”, il cui stato costituisce un “oltraggio ai valori che intende rappresentare”.
La scelta dell’Amministrazione PD, che ha precisato che “l’attuale monumento verrà completamente tolto”, non appare certamente condivisibile per una serie di diverse ragioni.
Innanzitutto, tale scelta rivela la mancata conoscenza di ciò che un monumento rappresenta di per sé. In qualunque scelta artistica realizzata, infatti, si esteriorizza la visione di un evento, di un personaggio, di, (come in questo caso), una vicenda storica. Tale cristallizzazione è qualcosa di unico, irripetibile, poiché incarna le temperie del momento, il grado di conoscenza dei fatti del momento, le sensibilità del momento. Come si può pensare di eliminare una visione della storia, magari parziale ed incompiuta ma comunque irripetibile, con un atto d’imperio ?
Quale pressapochismo si cela dietro tutto ciò ? Si parla di “Valori della resistenza in chiave contemporanea”. Cosa significa questa frase ? Forse l’amministrazione intende prendere atto delle conquiste scientifiche della moderna storiografia e quindi rappresentare in chiave più adeguata rispetto al passato le vicende storiche di quegli anni terribili ? Come ovunque è accaduto ?
Come in tutti gli ambienti storiografici avviene, è lecito nutrire paura quando i politici si occupano di Storia. E ciò perché adusi a piegarne la lettura nella maniera più confacente ai loro interessi personali e di bottega.
Poiché delle nuove generazioni deve essere sollecitato l’autonomo spirito critico e non fideistiche adesioni, sarebbe stato opportuno che la trattazione di questa vicenda fosse avvenuta in luoghi adeguati e per tempo, alla presenza di educatori, di docenti, studiosi, e comunque di persone rigorosamente di diversa estrazione culturale. Dei moderni amministratori si sarebbero fatti promotori di iniziative tese a sollecitare un dibattito fervido, libero, autentico, privo di paure.
Non comprendono gli amministratori in carica, che sono innanzitutto le Istituzioni i luoghi dove discutere di questioni rilevanti, preferendo procedere invece in maniera goffa e autoreferenziale come purtroppo già accaduto su altre questioni importanti, (Vedi vicenda nuova sede “Casa della Salute”), gestite alfine con frettolose ritirate.
Chi amministra lo deve fare con saggezza ed equilibrio, promuovendo il coinvolgimento e la partecipazione di tutti, non con l’approssimazione purtroppo ancora una volta dimostrata.
Tale modo di procedere altezzoso è ben lontano da ogni pretesa di modernità rappresentando invece una vecchissima maniera di operare attraverso la quale alfine si lascia alle solite celebrazioni rituali, ampollose e formali, in una parola alla vecchia maniera, il compito di sottrarre determinati valori all'usura del tempo.
Esistono invece ancora i margini perché si cambi registro e si inverta una linea di tendenza che ha prodotto come unico risultato l’oblio totale, da parte proprio delle nuove generazioni, rispetto a valori come quelli della libertà in ogni sua manifestazione".
Giuseppe Romano, Consigliere Comunale Forza Italia
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