Fermiamo le partenze: l'Ipasvi lancia un appello per frenare l’emigrazione dei giovani infermieri

L’emorragia è, ormai, inarrestabile. Mentre la popolazione invecchia, con conseguente aumento dei bisogni di assistenza, i giovani infermieri cercano all’estero (in particolare nel Nord Europa e in Australia) nuove opportunità di lavoro.

«La situazione – spiega il Presidente del Collegio IPASVI di Firenze, Danilo Massai – è preoccupante. Stiamo perdendo il presente e non possiamo stare fermi a guardare. C’è bisogno di giovani infermieri per far fronte alle crescenti competenze richieste dal servizio sanitario e per potenziare l’assistenza a domicilio, nelle RSA e nei servizi distrettuali. In realtà mentre crescono i bisogni, i neolaureati costruiscono altrove il loro futuro».

Un cambiamento che rischia di trasformare i connotati della popolazione infermieristica, mentre aumenta l’età media del personale in servizio (vicina ai 48 anni) e sempre più infermieri sono impiegati in lavori amministrativi e logistici.

«Nel nostro Collegio – puntualizza ancora Massai – soltanto negli ultimi mesi si sono iscritti 200 ragazzi. Sono giovani intellettuali, formati nelle università, che dobbiamo inserire nel sistema, riaprendo le relazioni contrattuali (l’ultimo, parziale, rinnovo del contratto risale al 2009), disponendo un piano di assunzioni attraverso concorsi pubblici regionali ed elaborando progetti di innovazione assistenziale infermieristica nella rete di cura territoriale».

Una situazione paradossale dal momento che mancano infermieri. Carenza che, tra l’altro, complica l’applicazione della Direttiva Europea sui turni minimi e la qualità della cura, con malati spesso assistiti da altre figure professionali.

«La politica – precisa Massai – deve intervenire rapidamente per fermare questa emorragia di giovani infermieri che rischia di avere effetti negativi sulla qualità delle cure erogate e di ritardare l’implementazione dei nuovi modelli assistenziali. Senza dimenticare il crescente livello di demotivazione nei professionisti, sempre più stressati da un lavoro che impatta negativamente sulle relazioni personali, familiari e sullo stato emotivo degli stessi infermieri. Dinamiche sottovalutate, ma che influiscono sulla qualità delle prestazioni».

Fonte: Ufficio Stampa

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