
Il tema più caldo della settimana secondo gonews.it è stato l'intervento dello stato per aiutare gli istituti di credito, tra questi anche la Banca Etruria di cui il padre di Elena Boschi, ministro della Repubblica, Pier Luigi, è stato alla vicepresidenza.
Ben in oltre trecento persone hanno risposto al nostro sondaggio che chiedeva se la mano pubblica sulla questione fosse stata una mossa azzeccata: per la maggior parte dei lettori l'intervento è stato giusto, ma adesso devono pagare i responsabili della situazione in cui si era ritrovato l'istituto.
In molti però ci hanno risposto che con l'intervento dello stato la situazione è passata dalla padella alla brace. Soltanto per una ventina di lettori invece quello attuato era l'unico metodo possibile per evitare il crac e mettere a rischio i conti correnti. Va ricordato che con questa operazione gli obbligazionisti hanno perso tutti i loro investimenti.
Dal 1 gennaio sono a rischio almeno 60 miliardi di bond subordinati nei portafogli titoli delle banche. E' quanto sostengono in una nota Adusbef e Federconsumatori, invitando correntisti e risparmiatori ad "attente verifiche" sui prodotti sottoscritti.
Per le due associazioni non si può imporre ai cittadini "l'obbligo di un costoso conto in banca, senza che possano partecipare alle gestione del credito e del risparmio, addossando loro crac e dissesti bancari per ripianare le perdite, come ha fatto il governo azzerando il sudato risparmio ad azionisti ed obbligazionisti di Carichieti, CariFerrara, Banca Marche, Banca Popolare Etruria", affermano Elio Lannutti, presidente di Adusbef e Rosario Trefiletti, presidente di Fedrconsumatori, sollecitando il governo a fare "marcia indietro" sul provvedimento.
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