Consiglio solenne per la festa della Toscana: Rossi e Giani celebrano la regione 'della civiltà e della tolleranza'

foto di archivio

“In questa regione siamo un po’ come nani sulle spalle dei giganti. Ma se siamo orgogliosi di questi giganti, possiamo affrontare con più forza le sfide del presente”. Così il presidente della Giunta regionale Enrico Rossi ha riassunto il significato della celebrazione della Festa della Toscana e dell’affrontare, nel Consiglio regionale solenne di oggi, il tema delle riforme di Pietro Leopoldo e della Toscana moderna.

Rossi ha fatto osservare come all’inizio della cerimonia siano stati suonati gli inni toscani, italiano, europeo. “Dobbiamo far convivere e coltivare queste appartenenze – ha detto il presidente della Giunta –. Noi non ci rinchiudiamo in un localismo asfittico, ma ci sentiamo di appartenere, alla fine, al genere umano. La Toscana che celebriamo oggi non è una regione che si è chiusa ma che si è aperta all’Europa: l’abolizione della pena di morte è avvenuta all’interno di un dibattito di dimensione europea, e il Granduca si è appropriato di questo dibattito facendo diventare la Toscana un punto di riferimento”. È questa, secondo Rossi, la lezione su cui riflettere: la grandezza della Toscana quando essa si apre al mondo.

Per quanto riguarda l’abolizione della pena di morte, ha proseguito il presidente, c’è ancora lavoro da fare. “Ci sono Stati che commettono carneficine ogni anno, sono Stati con cui commerciamo e abbiamo scambi continui – ha detto Rossi –. Dobbiamo far sentire la nostra voce, mostrare l’orgoglio della nostra storia occidentale”. Rossi ha poi ricordato i numerosi atti che hanno di fatto dato vita all’epoca del riformismo durante il governo di Pietro Leopoldo. “È stato un periodo di modernizzazione straordinaria della nostra regione ed è giusto celebrarlo. È compito di chi lavora nelle istituzioni tenere a mente la nostra storia e saperla coltivare”.

“In quel periodo troviamo tre principi ispiratori – ha aggiunto il governatore – che devono guidare anche la nostra azione: qualità, medietà ed equilibrio. Voglio ricordare anche Machiavelli, il quale sosteneva che la fortuna si può domare. Noi dunque dobbiamo coltivare l’idea che è possibile cambiare senza farsi sopraffare dagli eventi, che è possibile reagire al terrorismo evitando guerre di religione e rimanendo aperti al mondo”.

Giani, Toscana prosegue sulla strada di civiltà e tolleranza

“No alla pena di morte, No al terrorismo”, così il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani nell’intervento di apertura del Consiglio solenne, per celebrare la Festa della Toscana. E per dare appuntamento, alle 17, in via Cavour, davanti alla sede dell’Assemblea, quando dei fasci di luce illumineranno il palazzo Panciatichi, accendendo la speranza, invitando all’abolizione della pena capitale e a dire basta, con fermezza, al sangue di innocenti, che troppo spesso caratterizza la nostra storia.

Il 30 novembre al Palazzo del Pegaso – così si chiamerà la sede del Consiglio, come già annunciato dallo stesso presidente – si era aperto, al cortile di via Cavour 2, con le note della Filarmonica Rossini: in repertorio “La Leopolda”, l’inno della Toscana di Pietro Leopoldo; quindi l’Inno di Mameli e l’Inno d’Europa.

Una volta in Sala del Consiglio, le chiarine e un momento di raccoglimento per le vittime del terrorismo, seguito da un applauso spontaneo, hanno dato il “la” alla seduta, dedicata a “Le riforme di Pietro Leopoldo e la Toscana moderna: iniziativa economica, delle comunità, dell’organizzazione corporativa, dei diritti umani”.

Il caloroso ringraziamento del presidente Giani – rivolto alle autorità civili e religiose presenti, a tutti i gruppi consiliari, ai dipendenti del Consiglio e alle maestranze – ha invitato alla riflessione sulla situazione che stiamo vivendo. “L’attualità della pena di morte interroga ognuno di noi – ha sottolineato - 103 paesi l’hanno abolita ma altrettanti ancora no, tra questi Cina, Stati Uniti, Iran”. “In altri 37 la pena di morte è prevista ma non si applica da 10 anni; le uccisioni passate da regolare sentenza, nel 2014, sono state oltre 3mila 500”. “Per non parlare di torture, pene corporali e procedimenti sommari, che sono sotto l’occhio vigile dell’Europa – ha continuato – così come la mancata ratifica da parte della Duma, dell’abolizione della pena di morte in Russia, anche se dal 1996 non c’è stato alcun provvedimento in tale senso”. Da qui il valore della nostra regione: “A quasi 230 anni dalla decisione di Pietro Leopoldo nel 1786, la Toscana continua ad essere regione di civiltà, tolleranza, dialogo, animazione per la pace, come hanno dimostrato le due ultime giornate, sabato e domenica, vissute davvero con successo, per la partecipazione e il comune sentire”. Accanto alla giornata alla Pergola, per l’apertura della Festa della Toscana, e all’iniziativa di Palazzo aperto – con oltre 2000 visitatori – Giani ha ricordato il percorso storico aperto ai cittadini, “per abbracciare la storia millenaria della nostra regione e continuare sulla strada della partecipazione, insieme con i toscani, che tutti i giorni potranno visitare il loro museo del Pegaso”; e le tante iniziative organizzate in tutta la regione “segno costruttivo di pace”.

L’appuntamento è per oggi alle 17, con l’illuminazione del palazzo sede del consiglio regionale, evento ideato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, in contemporanea con le luci sul Colosseo, e su altri monumenti in Italia, simbolo della nostra storia.

La Toscana, intanto, come ricordato dal presidente, continuerà a scrivere la propria storia di civiltà e identità, anche attraverso altre ricorrenze. In ordine di calendario: il 25 marzo, Capodanno toscano; il 13 luglio, giorno di insediamento del nuovo Consiglio regionale; il 27 aprile, giorno dell’indipendenza della Toscana.

Pelke e Cipriani, la ‘lezione’ della Toscana

“La pena capitale è sempre una questione di vendetta. La vendetta non è mai una soluzione. La soluzione è l’amore e la compassione, che, soli, possono guarire le ferite dell’umanità”.

Sono queste le parole conclusive dell’intervento di Bill Pelke alla seduta solenne del Consiglio regionale per la Festa della Toscana.

Bill Pelke è presidente del Consiglio nazionale della Coalizione per l’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti e presidente cofondatore di ‘Viaggio nella speranza: dalla violenza alla guarigione”, un’associazione costituita da familiari delle vittime di omicidio, che si oppongono alla pena di morte, ai quali si sono aggiunti con il tempo anche i familiari dei condannati a morte.

Un impegno sociale e civile che nasce all’età di trent’anni, quando sua nonna fu uccisa con dodice coltellate dalla quindicenne Paola Cooper, che, con altre tre ragazze, era entrata nella sua casa dicendo che voleva raccontarle la Bibbia. Belke ha ricordato come, dopo aver assistito al processo, sia scattato in lui il meccanismo inverso a quello della vendetta, il perdono. Da “vittima che pretende vendetta” si trasformò in missionario per salvare la vita di chi, comunque, resta un essere umano. La sua campagna varcò i confini degli Stati Uniti e raggiunse le televisioni di tutto il mondo. Ci furono manifestazioni, un impegno diretto di papa Giovanni Paolo II e due milioni di cittadini, la maggior parte italiani, firmarono una petizione a favore di Paola Cooper che, nel 1999, ottenne la commutazione della pena in novantanove anni di carcere. “Sono tornato in Italia ventiquattro volte da allora – ha sottolineato Belke – ma non mi stanco di ringraziare il popolo italiano per le firme e l’impegno”.

Tutti furono stupiti di fronte ai primi interventi concreti fatti dal Granduca Pietro Leopoldo, giunto a Firenze nel 1765” ha ricordato

Giovanni Cipriani, docente all’università di Firenze. Un censimento della popolazione (950 mila abitanti) e delle attività economiche (in prevalenza agricole) fornì al giovane sovrano i dati necessari per promuovere un nuovo peso economico all’agricoltura toscana, con un preciso modello di sviluppo. Pietro Leopoldo impose una tipologia di casa colonica, che separa gli uomini dagli animali e garantisce disponibilità di acqua. Chiese ai sacerdoti sparsi nelle campagne di insegnare agricoltura e volle la pubblicazione di una raccolta dei proverbi dei contadini toscani. “Doveva essere nota a tutti – ha sottolineato il professore – non solo la qualità, ma anche la saggezza del loro lavoro”. Furono aboliti i dazi interni, fu potenziata la rete stradale e l’assistenza medica, con investimenti nella sanità pubblica e negli ospedali. Un’attenzione particolare fu poi rivolta all’educazione, della donna in particolare. “L’abolizione della pena di morte e della tortura nel 1786 - ha rilevato Cipriani – segna anche l’abolizione di quello che restava del diritto medievale, come le mutilazioni delle membra”. E’ uno stato nuovo quello che si va delineando. “Un giorno alla settimana Palazzo Pitti era aperto a tutti – ha concluso il professore – Questo diretto rapporto con la popolazione aveva un fine, che dovrebbe essere anche il nostro fine di oggi: la pubblica felicità, dove ciascuno sente la realtà di tutti come la propria”.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa

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