
Il 17 ottobre scorso un primo violentissimo nubifragio si è abbattuto sulle tendopoli dei campi profughi Saharawi, nel sud-ovest del deserto algerino. Proprio quest’anno il popolo Saharawi ricorda amaramente il quarantesimo anniversario dell’esilio forzato dal proprio territorio, il Sahara Occidentale, invaso e occupato illegalmente dal regno del Marocco proprio nel 1975. Da allora questa popolazione vive in condizioni di estrema precarietà in quelli che si possono definire come i campi profughi più longevi della storia, ospitati dal governo algerino che fornisce loro parte degli aiuti utili alla sopravvivenza.
Le tante iniziative per il ricorrere del quarantesimo anno di esilio hanno contribuito a riportare parzialmente all’attenzione dell’opinione pubblica, non solo italiana, il problema. Negli scorsi mesi una grande visibilità era derivata dalla decisione marocchina di impedire l’apertura, autorizzata e legale, di un negozio Ikea in Marocco per via del riconoscimento ufficiale recentemente concesso dal parlamento svedese all’entità politica che rappresenta i Saharawi, la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica).
Poi è arrivato il disastro: due settimane di piogge violentissime che, oltre ad allagare vaste zone del deserto roccioso che circonda i campi, hanno distrutto in poche ore molte abitazioni, scuole, ambulatori medici, tutti costruiti in mattoni essiccati al sole e quindi estremamente fragili. L’acqua, penetrata ovunque, ha messo fuori uso quelle poche attrezzature alimentate a corrente elettrica inviate tramite progetti di cooperazione, in particolare quelle mediche.
Nell’ambito della IV Conferenza delle Città Gemellate con il Popolo Saharawi, tenutasi lo scorso 31 ottobre su iniziativa del presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, tutte le associazioni toscane hanno fatto rete per raccogliere ed inviare aiuti, tramite un volo militare messo a disposizione dal Ministero della Difesa come comunicato in quella sede dal Senatore Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo di Solidarietà con il Popolo Saharawi.
“Sebbene non sia ancora stata comunicata, sappiamo che la data di partenza del volo sarà a breve, quindi dobbiamo raccogliere tanto, e in fretta - spiega il presidente di Saharawinsieme Onlus, Mauro Terrosi - Per questo faccio un appello a tutti, in particolare ai tanti che negli anni ci hanno sostenuto con donazioni e adesioni ai nostri progetti: la situazione nei campi è drammatica e in quanto amici dei Saharawi abbiamo il dovere di fare qualcosa, ognuno per quanto potrà contribuire. Mai come adesso questa popolazione è in seria difficoltà”.
L’associazione Saharawinsieme onlus si sta organizzando per avviare la raccolta attraverso il lavoro dei propri volontari. Per informazioni o per dare una mano scrivere a info@saharawinsieme.it oppure tramite facebook sulla pagina Saharawinsieme onlus.
Cosa donare: cibi a lunga conservazione che possano essere conservati anche in condizioni non ottimali, ad esempio pasta, riso, scatolette di tonno o pomodoro in contenitori di latta; coperte, tende anche da campeggio.
Fonte: SaharawInsieme - Ufficio Stampa
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