
Dopo quattordici mesi il progetto "Lavoro Sicuro" lanciato dalla Regione all'indomani del rogo della Teresa moda a Prato tira le prime somme e i risultati fanno ben sperare: perché le aziende cinesi non a posto pagano le multe e si mettono in regola. Lo fanno quasi tutte, anziché scomparire nel buio. Qualcuna si muove anche prima dei controlli. Pagano e parecchio: 3 milioni e 800 mila euro riscossi fino a giugno, che potrebbero diventare sei milioni a dicembre, contro una media che in passato viaggiava attorno a 700 mila euro a semestre per le Asl interessate, ovvero appena un terzo.
Ma le infrazioni si fanno in molti casi anche più lievi. I dormitori un tempo ad esempio costituiti da loculi e stanzette ricavate all'interno dei capannoni sembrano più rari: più spesso oggi si trovano solo lettini e brandine di fianco ai macchinari, che se pur sempre una violazione è una notizia che incoraggia e lascia trasparire che qualcosa forse sta cambiando.
L'occasione per fare il punto sul piano straordinario messo in campo dalla Regione c'è stata stamani, con il rinnovo dell'intesa con le Procure a cui la Regione continuerà a garantire alcune decine di giovani del servizio civile e qualche dipendente comandato dalle Asl, come supporto al disbrigo del maggior lavoro che dalle ispezioni potrà derivare.
Quattordici mesi e quasi quattromila ispezioni
Da quando a settembre del 2014 i settantaquattro neo ispettori assunti per tre anni dalla Regione nelle Asl di Prato, Firenze, Pistoia ed Empoli hanno iniziato a visitare le aziende ritenute più a rischio, sono state 3.986 le imprese controllate. Poco meno di quattromila imprese su 7.700 censite in tutta l'area vasta metropolitana, una su due a Prato, sono più della metà della torta. Sono il 51,8 per cento. Un giro di boa dunque, con i primi frutti raccolti e conferme al trend emerso nei primi mesi. Anche un grande sforzo, che è stato possibile sostenere con la collaborazione dei Comuni, della polizia municipale, delle forze dell'ordine, della Direzione territoriale del lavoro e di mediatori linguistici e culturali impegnati, otto volte su dieci, al fianco degli ispettori dell'Asl.
Due aziende su tre non in regola, in calo
L'ombra che rimane sono le tante aziende che ai controlli si dimostrano ancora non del tutto in regola, naturalmente per il solo profilo della sicurezza sul lavoro. Sono due aziende su tre, per la precisione il 67,1 per cento. A Prato sono anche di più: otto su dieci (l'81,7%). Di queste imprese però l'84,4 per cento ottempera poi alla prescrizioni. Il dato riguarda i primi otto mesi, fino ad aprile, su 2270 aziende verificate. Quelle imprese non chiudono e spariscono nel nulla come accadeva un tempo, per poi rinascere con un altro nome e in un altro capannone. Invece pagano e, dopo aver pagato, alla seconda visita di controllo dimostrano di essersi messa in regola. Una buona notizia che porterebbe in un paio di anni a ribaltare l'attuale situazione: da due aziende oggi non in regola a quasi nove su dieci a posto domani.
Le irregolarità più frequenti su macchinari e impianti elettrici
Su quasi quattromila visite condotte, 392 volte gli ispettori si sono imbattuti in aziende che avevano già chiuso i battenti e non esistevano più. In qualche caso da un po' di tempo, colpa probabilmente di elenchi per qualche motivo non troppo aggiornati. Delle rimanenti aziende, 1.183 - un terzo - si sono rivelate in regola, una percentuale lievemente in crescita rispetto ai primi controlli, mentre in 2.411 casi (il 67,1%) c'era qualcosa che non andava. Non tutte le contestazioni, che riguardano nel caso degli ispettori regionali la sicurezza su lavoro, erano naturalmente di pari gravità. Complessivamente sono stati trovati dall'avvio del piano 423 dormitori (compresi i soli lettini di fianco ai macchinari) e 174 cucine abusive, sono stati individuati 910 impianti elettrici fatiscenti e 977 macchinari non in regola. Ottantasette sono le aziende dove sono state trovate bombole del gas dove non potevano stare, mentre in 804 casi sono stati moss i appunti per quanto riguarda l'igiene. Rilievi che hanno portato alla fine a 207 sequestri o chiusure e 2190 informative di reato.
Il dettaglio di Prato
Nella città laniera in particolare, su 2031 imprese verificate, le aziende in regola sono state meno di due su dieci (363, il 18,6%) e 49 quelle che alla visita risultavano già chiuse da tempo. I dormitori individuati in quattordici mesi sono stati 340 e 111 le cucine abusive, 70 i casi di bombole del gas dove non dovevano esserci, 728 gli impianti elettrici non a posto e 768 i macchinari non in regola e del tutto sicuri. I sequestri e chiusure sono stati 181, le informative di reato 1597.
166 adesioni al patto per il lavoro sicuro
Crescono di quasi un quinto in quattro mesi anche le adesioni al Patto per il lavoro sicuro, l'altro strumento messo in campo dalla Regione e con cui un'azienda accetto un percorso di rientro e 'affiancamento' e si impegna a operare in sicurezza e garantire trasparenza, con il patrocinio di un'associazione di categoria o di professionisti affiancati dal rispettivo ordine. Le aziende che hanno aderito al patto erano 166 alla fine di ottobre, ventisei in più rispetto alla fine di giugno. A Prato se ne contano 157 ed altre 9 tra Firenze e Empoli. Nessuna (solo una pre-adesione) a Pistoia.
Regione e Procure rinnovano il protocollo di collaborazione
Regione Toscana e Procure, quella generale della Repubblica e quelle dei tribunali di Firenze, Pistoia e Prato, hanno rinnovato il protocollo già firmato l'anno scorso quando, a settembre del 2014, ha preso avvio il piano straordinario "Lavoro sicuro", che si è posto come obiettivo il controllo di 7.700 aziende giudicate maggiormente a rischio.
Un piano varato dopo il rogo in cui, il 1 dicembre 2013, sette operai cinesi, cinque uomini e due donne, morirono nell'azienda pratese dove lavoravano ma anche vivevano. Un piano messo in campo grazie all'assunzione per tre anni, da parte della Regione, di 74 nuovi ispettori delle Asl per tre anni, per controllare e ristabilire le dovute condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche aiutare l'emersione del sommerso.
Il protocolllo è stato firmato dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, dal procuratore generale Francesco D'Andrea e dai procuratori della Repubblica presso i tribunali di Firenze, Giuseppe Creazzo, di Pistoia, Paolo Canessa, e di Prato, Giuseppe Nicolosi.
La firma di oggi sancisce la prosecuzione dell'importante percorso avviato nel 2014. Tante sono state le aziende controllate: 3.986 in quattordici mesi, fino al 31 ottobre. Una mole di controlli che si è riverberata anche sul lavoro delle procure, con 207 provvedimenti di sequestro messi in campo, 2303 fogli di prescrizione e 2190 informative di reato.
Il protocollo conferma il personale già messo a disposizione e le ragazze e i ragazzi del servizio civile che hanno aiutato il disbrigo delle pratiche amministrative dei tribunali. Fino al settembre scorso sono stati 35 i giovani del servizio civile assegnati alle procure: 15 a Prato, 10 a Firenze, 5 a Pistoia e 5 alla Procura generale. La Regione sta ora attendendo i progetti delle singole procure per attivare il nuovo bando, su cui si baserà la selezione e l'assegnazione prevista a partire dalla primavera. Conferme anche per il personale amministrativo comandato: 12 dipendenti all'inizio, scesi negli ultimi mesi a nove ( 5 a Prato, 2 a Firenze, 1 a Pistoia e 1 alla Procura generale).
La collaborazione oggi riconfermata vuole favorire una più efficiente ed efficace capacità di risposta ai problemi dell'area, intensificando la sinergia tra le Procure della Repubblica competenti ed i Dipartimenti di prevenzione delle Aziende Usl. L'obiettivo è quello di realizzare azioni che non solo contrastino situazioni di illegalità, ma favoriscano anche l'emersione del lavoro sommerso e l'attività di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione alle aziende gestite da cittadini extracomunitari.
La Regione continuerà anche a farsi carico del servizio di mediazione linguistica e culturale, nel corso delle ispezioni e subito dopo.
Fonte: Regione Toscana
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