
A poco più di una settimana dall’intervento chirurgico, il paziente – un uomo di 70 anni di Prato che ama andare in bicicletta ed era in condizioni fisiche molto buone – è stato estubato: gli è stato tolto il tubo che gli consentiva di respirare, mangia normalmente e si sta avviando a una piena guarigione.
Ma il 25 settembre, quando l’uomo è giunto in Pronto soccorso all’ospedale Santo Stefano di Prato, mostrando quella difficoltà di respirazione che spesso viene chiamata fame d’aria e in termini medici è una dispnea acuta – tanto lui quanto i medici che gli hanno prestato le prime cure hanno sudato freddo: la sua patologia non è riportata in letteratura, un caso mai osservato prima.
All'esame obiettivo mostrava una tumefazione bilaterale nella parte sotto alla mandibola e lo spazio respiratorio risultava essere di appena 5 millimetri.
Era indispensabile aprire una via respiratoria alternativa a quella naturale. Perciò è stato sottoposto a una tracheotomia d'urgenza – l'incisione chirurgica della trachea, un foro nella parte bassa del collo attraverso il quale far passare un tubo dell’ossigeno bypassando la gola – con cui è stato possibile farlo respirare per via forzata.
Sospiro di sollievo, ma l’analisi più approfondita del paziente rivelava appunto un problema di cui nessuno aveva mai sentito nemmeno parlare: un aneurisma dissecante delle 2 arterie linguali, bilaterale che andava dal basicranio fino alla biforcazione delle arterie carotidee (da comune ad esterna ed interna), simmetricamente a destra e a sinistra.
In altre parole le 2 arterie che veicolano sangue arterioso alla lingua erano entrambe affette da una malformazione che poteva causare in tempi brevi, oltre alla dispnea acuta una emorragia difficilmente arrestabile e la necrosi e cioè la morte della lingua.
Il dottor Antonio Sarno, responsabile dell’otorinolaringoiatria dell’ospedale pratese, ha prontamente compreso che occorreva un consulto con un chirurgo vascolare e si è rivolto al direttore del Dipartimento di chirurgia della Azienda sanitaria di Firenze, il dottor Stefano Michelagnoli che è anche consulente per la chirurgia vascolare della Asl di Prato.
Anche al dottor Michelagnoli il caso risultava unico e inesplorato. Gli erano tuttavia chiari i vari rischi che si stava correndo: innanzitutto la rottura dell'aneurisma che avrebbe comportato il decesso del paziente; e poi le difficoltà di esecuzione dell'intervento di chiusura del vaso sanguigno data la peculiarità della posizione.
Non solo: la chiusura delle 2 arterie linguali avrebbe causato una necrosi della lingua, e questo avrebbe condannato il paziente a respirare a vita tramite il foro praticato con la tracheotomia e ad alimentarsi con una gastrostomia. Non avrebbe potuto nemmeno più tornare a parlare compromettendo di fatto le sue relazioni sociali. La qualità della sua vita, insomma, sarebbe stata fortemente compromessa.
Il chirurgo vascolare faceva inoltre presente che arrivare bilateralmente in quella zona non è cosa semplice e si sarebbe dovuto essere pronti anche a dilazionare l'intervento in due fasi – uno a destra, l’altro a sinistra – a distanza di alcuni mesi l’uno dall’altro, ma con il
rischio vivissimo che nel tempo fra le due operazioni l'aneurisma potesse rompersi e costringendo comunque il paziente a portare per sicurezza durante quell’intervallo la tracheostomia.
Lunedì 12 ottobre l’equipe di otorinolaringoiatria dell’ospedale dell’Azienda sanitaria 4 di Prato insieme al dottor Michelagnoli ha eseguito il difficile intervento su un caso che, come si è scritto, non sembra avere precedenti.
L'intervento è durato 3 ore e sono stati trattati entrambi i lati asportando l'aneurisma e ricanalizzando entrambe le arterie linguali.
La soddisfazione ovviamente è tanta: per le buone condizioni del paziente a cui erano state preventivamente illustrate le difficoltà e le possibili complicanze; per la soluzione di un caso clinico mai descritto in precedenza, creando una via di accesso nuova ed originale; e, infine, per la proficua collaborazione tra le due strutture coinvolte che ha portato ad un potenziamento importante del know-how chirurgico, aprendo prospettive future estremamente positive.
Fonte: Usl 4 Prato - Ufficio stampa
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