Flash mob per dire no alla politica degli inceneritori

san_gimignano_flash_mob_no_inceneritore_2015_10_04

"Una tranquilla domenica quella appena trascorsa a San Gimignano, animata però da un gruppo di giovani che nella mattina hanno attraversato le piazze del centro con un flash mob ideato per contestare le misure previste in materia di rifiuti nello Sblocca Italia del governo Renzi.

Un carro trasformato in un inceneritore fiabesco che ingurgita rifiuti portati a spalla dalle regioni italiane, un sindaco che tranquillizza le folle, un santone che declama le sue previsioni (attuali, più che apocalittiche) e dottori che distribuiscono mascherine: personaggi caricaturali per raccontare la contrarietà a quel decreto in cui i “termovalorizzatori” si definiscono “strategici”, oltre alle trivellazioni petrolifere e alle infrastrutture per il gas.

Il decreto del governo Renzi ne prevede 12 di nuova costruzione, uno dei quali sarà acceso a Firenze e in attesa dei nuovi inceneritori, si assisterà anche al trasferimento dei rifiuti da quelle Regioni ormai congestionate da discariche sature verso quelle che l'inceneritore già lo hanno, ma che non raggiungono un conferimento massimo da bruciare. Succederà quindi che, anche i territori che riusciranno a produrre meno quantitativi di rifiuti da incenerire, respireranno una buona quantità di nanoparticelle grazie agli altri territori che invieranno le loro eccedenze. La premialità per comunità più attente non è contemplata: tutti i termovalorizzatori dovranno bruciare al massimo delle loro capacità. Tirando in ballo la direttiva Ue del 2008 (che propone riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb per trattamenti “a freddo”), si cerca di attuare un rimedio a un problema che costa all'Italia ingenti penali dovute al mancato raggiungimento del 65% di differenziata.

Per questi ragazzi, testimoni di un tempo governato da una politica sorda e autoritaria, incrementare l'incenerimento dei rifiuti si presenta come una contraddittoria soluzione per i seguenti motivi: innanzitutto perché gli impianti devono restare in funzione di 20-30 anni per ammortizzare i costi d'investimento, poi per la questione dei “minimi garantiti di rifiuti” conferiti dai comuni ai gestori degli impianti (quantitativi che, se non rispettati, comportano il pagamento di penali e conseguente rallentamento nell'attuazione di programmi per la raccolta differenziata). Senza contare poi la produzione di ceneri altamente pericolose, da gestire in speciali discariche che vanno ad aggiungersi ai costi di bolletta, rimanendo poi in eredità alle future generazioni assieme a una qualità dell'aria ormai compromessa.

“Tenendo a mente la legge di Lavoisier "nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma" e le trasformazioni che gli stessi impianti ci regalano, oggi siamo stati noi a trasformarci in quello che più spaventa. Siamo stanchi di esser continuamente presi in giro (spacciando gli inceneritori come una strada obbligata per chiudere le discariche), siamo stanchi di sentirci ripetere da istituzioni cittadine solo frasi uscite dalla bocca di un premier che, fra l'altro, nessuno ha eletto democraticamente e che governa grazie a una legge giudicata incostituzionale, stanchi di vedere sempre prevalere l'interesse economico sfruttando quelli che ci sono stati lasciati dai nostri nonni come beni comuni da difendere e proteggere”".

 

Organizzatori del flash mob

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