Caporalato, un'inchiesta giornalistica scatena una serie di reazioni

“Il lavoro sommerso ed il caporalato sono un problema non solo per lo Stato e per i lavoratori dipendenti, ma anche per le imprese agricole in regola, che adempiono regolarmente agli obblighi burocratici ed economici connessi ai rapporti di lavoro.” E’ quanto dichiarato da Francesco Miari Fulcis, presidente di Confagricoltura Toscana commentando l’inchiesta uscita oggi sul quotidiano Corriere Fiorentino.

“Quanto emerso oggi – prosegue Miari Fulcis – evidenzia comunque una forte necessità che ha il mondo agricolo di rivedere in toto la contrattualistica che deve essere misurata non a livello nazionale bensì basandosi sulle esigenze e le peculiarità di coltivazione che differiscono fortemente da zona a zona nel nostro Paese. Rivedere la contrattualistica  potrebbe essere sicuramente una delle soluzioni per opporsi a questo fenomeno deprecabile”.

PARLA L'ASSESSORE REGIONALE REMASCHI

“Il lavoro nero è una piaga da combattere, sempre e comunque e il lavoro agricolo, laddove vengano accertati episodi di inosservanza delle leggi e dei contratti, o peggio di sfruttamento, non fa eccezione. I responsabili vanno sanzionati. Lo sfruttamento non deve essere permesso, in alcun modo.” Questa la posizione di Marco Remaschi, assessore regionale all'agricoltura, in merito a quanto pubblicato oggi sul Corriere Fiorentino circa il reclutamento irregolare di manodopera per la vendemmia. “Per combattere questo fenomeno, che danneggia le aziende rispettose delle norme sul lavoro, occorre un'azione di sistema con tutti gli enti competenti e le forze dell'ordine, perchè siano incrementati i controlli e sanzionate le aziende che risultano irregolari. La civile Toscana è sempre stata e sempre sarà contro il lavoro nero e lo sfruttamento.”

COLDIRETTI PRENDE POSIZIONE

“Il caporalato che va combattuto senza tregua perché umilia gli uomini ed il loro lavoro”. E’ la netta presa di posizione di Coldiretti Toscana in seguito all’inchiesta del quotidiano Corriere Fiorentino su fenomeni di caporalato tra i vigneti toscani (info su www.toscana.coldiretti.it). “Occorre combattere senza tregua il becero sfruttamento che – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana - colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli, con pene severe e rigorosi controlli. E su questo l’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare da noi promosso a livello nazionale e guidato da Giancarlo Caselli sta lavorando. Lavoro illegale e caporalato danneggiano il primato del nostro agroalimentare, deturpano l’immagine della nostra agricoltura e mettono in cattiva luce le aziende che invece rispettano le regole”. Sono 20mila i lavoratori agricoli stranieri regolarmente assunti in Toscana (28,6%), principalmente rumeni (6024), albanesi (3514), marocchini (1366), polacchi (778), indiani (462) e tunisini (457), bulgari (375) e slovacchi (29) indispensabili per l’agricoltura toscana che sono impiegati nelle aziende agricole. Durante la vendemmia, così come nei momenti di raccolto, la forma più utilizzata e che ha permesso di arginare il caporalato e il lavoro nero, sono i voucher con cui le imprese pagano i lavoratori garantendogli una remunerazione oraria adeguata, 7,50 euro, e la copertura dei costi sanitari ed assicurativi.

“Nella nostra regione – spiega Marcelli – la manodopera straniera è una componente essenziale per molte aziende. Noi tutti dobbiamo lavorare per difendere chi è più debole, sia italiano che straniero, ma dobbiamo anche difendere tutte quelle aziende che invece rispettano le regole e svolgono la propria attività nell’assoluta trasparenza e correttezza”. Già nelle scorse settimane Coldiretti era tornata sul tema anche a livello nazionale chiedendo “una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso diqualità che riguarda l’ambiente, la salute ed il lavoro, con una equadistribuzione del valore. Dobbiamo impegnare le nostre forze continua Marcelli - in una operazione di trasparenza e di emersione mettendo a punto un patto di emancipazione dell’intero settore agricolo in grado di distinguere chi oggi opera in condizioni di sfruttamento e di illegalità da chi produce in condizioni di legalità come la stragrande maggioranza delle imprese agricole che hanno assunto regolarmente gli immigrati”.

NICCHI E PETRAGLIA: "AGGHIACCIANTE SCOPRIRE CHE LA TOSCANA NON E' IMMUNE AI CAPORALI"

"L'inchiesta comparsa oggi sulle pagine del Corriere Fiorentino lascia estereffati. La Toscana si scopre non immune al fenomeno del caporalato e ad una illegalità diffusa che prospera grazie alla mancanza di controlli: chiediamo al Governo di intervenire, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e delle produzioni di qualità del nostro territorio".

Lo affermano la senatrice toscana di Sinistra Ecologia e Libertà, Alessia Petraglia, e la deputata Marisa Nicchi, annunciando la presentazione di due interrogazioni urgenti nei rispettivi rami del Parlamento.

"E' impensabile che ogni notte, per settimane e mesi, centinaia di uomini e donne si siano potuti ritrovare in una stazione di servizio regolarmente aperta senza che le forze dell'ordine se ne accorgessero - proseguono - Dov'è lo Stato? Com'è possibile che i movimenti dei caporali, di decine e decine di pullmini siano passati inosservati? Che cosa è stato fatto per contrastare e prevenire questo fenomeno che, erroneamente, crediamo circoscritto al sud? In agosto, dopo le tragedie nei campi pugliesi, il ministro Martina aveva annunciato un impegno straordinario nella lotta al caporalato. Che cosa è stato fatto e che cosa intende fare il Governo? E' agghiacciante pensare che nei nostri campi ogni giorno ci siano migliaia di lavoratori senza diritti, senza tutele, senza un nome che, per pochi spiccioli, mettono a rischio la propria incolumità".

"E' inaccettabile - dicono ancora Nicchi e Petraglia - che a ricorrere ai caporali siano aziende che producono vini di altissima qualità e che esportano in tutto il mondo. Che prezzo siamo disposti a pagare per il nostro Made in Tuscany? Lo domandiamo anche alla Regione Toscana: certamente non possiamo essere disposti a pagare il prezzo dello sfruttamento e dalla violazione della dignità del lavoro, estranei alla nostra tradizione e alla gran parte della nostra produzione regionale. Chiediamo al Governo un impegno straordinario, con misure immediate e urgenti, volte non solo a tutelare i lavoratori, ma anche le produzioni di qualità del nostro territorio, che sono tali solo se tutta la filiera e tutti i suoi attori sono di qualità, contraddistinti da etica e legalità".

L'inchiesta del Corriere Fiorentino (link)

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