Beato Del Corona, tutti i preparativi al termine al convento di San Francesco

Non capita spesso di poter assistere ad una beatificazione nella propria diocesi. Un evento più unico che raro, specialmente per le diocesi non molto blasonate come San Miniato. Ecco perché il 19 settembre 2015 entrerà a pieno diritto nella storia della diocesi e di tutto il territorio.

L’iscrizione di mons. Pio Alberto Del Corona nel numero dei beati infatti sarà infatti la prima nella storia della regione ecclesiastica Toscana che si svolge al di fuori del territorio fiorentino: le ultime due beatificazioni sono state quelle di Suor Celestina Donati e Madre Maria Scrilli che risalgono rispettivamente al 2008 e al 2006. Suor Donati, fondatrice delle suore Calasantine, fu beatificata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, mentre Madre Maria Scrilli, fondatrice delle suore di Nostra Signora del Carmelo, fu proclamata beata nell’anfiteatro romano di Fiesole. Prima di loro, a Firenze si svolse la beatificazione di Suor Teresa Manetti, nel 1986. Quindi mons. Del Corona sarà il primo vescovo della storia recente, nonché il primo cittadino livornese che viene iscritto nel numero dei beati.

La beatificazione avrà luogo nel convento di San Francesco, a partire dalle 9,30 con un momento di preghiera e con la celebrazione liturgica delle ore 10.

Il rito della Beatificazione

La celebrazione verrà presieduta dal Card. Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi e delegato pontificio. Nella prima parte della santa messa verrà letto il decreto pontificio nel quale Papa Francesco acconsente alla beatificazione di mons. Del Corona. Solo dopo verrà portato all'altare e incensato il reliquiario che custodirà la reliquia di mons. Del Corona e che sarà oggetto della devozione e del culto dei fedeli.

Il reliquiario

L'opera d'arte è stata realizzata dalla Sacred art School di Firenze, dallo scultore Fabio Deiana, dall'orafa Teresa Santoni (entrambi nella foto allegata al cs, ndr), con la collaborazione di Francesco Paganini e Gabriele Maselli, sotto la supervisione del direttore artistico Paolo Penko.

La forma del reliquario è a busto, scelta che lo inserisce nella antica tradizione di tali opere.

La scultura è realizzata in bronzo, tramite la tecnica della fusione a cera persa. Il reliquario è arricchito dalla croce pettorale, eseguita interamente a mano e disegnata su ispirazione di quella indossata dal Beato. La cornice della teca è stata realizzata a fusione a cera persa, la scatola della reliquia è in legno.

Le Beatificazioni nella storia

Fino al pontificato di Giovanni Paolo II le cerimonie di beatificazione si svolgevano a Roma e solo eccezionalmente nelle singole diocesi. La prima solenne Beatificazione celebrata in San Pietro è quella di Francesco di Sales (Papa Alessandro VII, 8 gennaio 1662). Fino a tutto il 1969 (per l’ultima volta nella beatificazione di Clelia Barbieri, 27 ottobre 1968), il rito si svolgeva, normalmente nella Basilica di San Pietro, secondo il prescritto di Benedetto XIV, Breve Ad sepulchra Apostolorum, 23 dicembre 1741, in due tempi: in mattinata veniva pubblicato solennemente il Breve di Beatificazione, al termine del quale si scopriva l’immagine del novello Beato nella «gloria del Bernini» e s’intonava il Te Deum; seguiva il Pontificale all’altare della Cattedra, officiato dal Capitolo della Basilica.

Ed era questo il Rito di Beatificazione propriamente detto. Nel pomeriggio il Papa scendeva nella Basilica per venerare il nuovo Beato e prendeva parte ad una breve funzione, con la Benedizione Eucaristica, in onore del nuovo Beato. Una radicale trasformazione del Rito di Beatificazione si è avuta durante il Pontificato di Paolo VI, con l’unificazione dei due momenti celebrativi nell’ambito della solenne Liturgia Eucaristica: è il Papa personalmente che all’inizio del sacro rito procede, con la rituale formula, all’atto della Beatificazione, e dopo la lettura del Vangelo tiene l’Omelia ad illustrazione della vita e delle virtù del novello Beato: segue la Liturgia Eucaristica celebrata normalmente dallo stesso Sommo Pontefice.

Il rito iniziato con la Beatificazione di Massimiliano Maria Kolbe (17 ottobre 1971), con la puntualizzazione poi apportata nella formula, si è perpetuato fino ad oggi, anche nei casi sempre più frequenti di celebrazioni fuori della Basilica Vaticana o fuori della città di Roma. Con ciò il rito della Beatificazione si è mantenuto sempre distinto e separato dal rito di Canonizzazione e in tutta la storia non si registra un solo caso in cui i due atti siano stati unificati ossia congiunti nel rito celebrativo.

I miracoli

Si è molto parlato di mons. Del Corona come pastore di anime e come autore di opere spirituali. Poco si sa ancora dei doni soprannaturali e delle guarigioni miracolose che gli sono attribuiti. Oltre al miracolo riconosciuto come autentico nel processo per la Beatificazione, infatti, sono documentati molti eventi prodigiosi sono avvenuti quando mons. Del Corona era ancora in vita e dopo la sua morte. Il Vescovo Del Corona si dedicava assiduamente al ministero della Riconciliazione e proprio nel confessionale si verificavano le grazie più abbondanti.

«Le sue sante parole avevano virtù che trasformava i cuori. Così all’esortazione “Figliuola, vinci subito questa passione”, l’anima sentiva svanire il turbamento e rientrava nella pace», riferisce una testimone. Il Beato Del Corona aveva dei momenti d’estasi nel corso dei quali gli si svelavano i segreti del Cielo e la sua anima e il suo aspetto ne rimanevano come irradiati e trasfigurati. Si riferisce però anche di vessazioni diaboliche, con strani incidenti o rumori assordanti, uditi da molti durante le sue predicazioni, tesi a intralciare il suo ministero pastorale.

Ma il Beato Del Corona non ne rimaneva turbato, anzi, ne traeva spunto per intensificare la sua azione. Alcune guarigioni sono state ottenute per intercessione del Vescovo durante la sua vita. Due suore dell’Asilo da lui fondato, malate rispettivamente di emottisi e di polmonite, guarirono istantaneamente dopo che mons. Pio lo aveva loro ordinato per obbedienza. La superiora dell’Asilo, suor Elena Buonaguidi, si rimise da una grave malattia dopo che mons. Del Corona celebrò Messa nella cappella accanto alla sua stanza. La signora Virginia Torracchi, moglie del medico curante dall’Asilo, si ammalò per un tumore non operabile all’intestino, ma per le preghiere del Beato il tumore sparì con grande meraviglia dei medici.

Dopo la morte di mons. Del Corona, la sua fama di santità ebbe una rapida diffusione e si moltiplicarono anche le guarigioni inspiegabili, spesso legate alla venerazione delle sue reliquie. È il caso di una suora di Firenze, che era in fin di vita per una polmonite doppia, che guarì rapidamente dopo essersi messo sul petto uno zucchetto violaceo del Beato. Anche una donna di Firenze che aveva appena dato alla luce un figlio, colta da pleurite e flebite, ricevette lo zucchetto vescovile di mons. Del Corona e superò entrambe le malattie.

A San Miniato, Luisa Mariani, colpita da polmonite bilaterale, dopo che le furono applicate le reliquie del Beato, e iniziata una novena allo stesso, improvvisamente uscì dal pericolo con grande meraviglia di tutti, compreso il medico curante. La bambina Silvana Barbini soffriva fin dalla nascita di cistite e di calcoli ai reni. Fu ricoverata al Meyer con una prognosi lunghissima, ma una zia suora iniziò una novena al Beato Del Corona e depose una foto della nipote sulla sua tomba. Al quinto giorno della novena i medici scoprirono che i calcoli urici non c’erano più.

Un altro bambino, Alvaro Bacci, ricoverato al Meyer per una osteomielite al femore destro, era in gravissime condizioni. La stessa suora gli applicò alla parte malata un’immagine di mons. Del Corona. Il miglioramento fu molto rapido e il piccolo Alvaro potè recarsi, pochi giorni dopo, con sua madre sulla tomba del Beato per ringraziarlo della guarigione. A Federigo Berti, colono di 76 anni, abitante nel comune di Vaglia (Firenze) fu diagnosticata una patologia neoplastica all’intestino, non operabile per l’età avanzata del paziente.

Dopo che la figlia del Berti ebbe fatto celebrare una Messa in suffragio di mons. Del Corona e dopo aver iniziato delle novene in suo onore, il paziente migliorò sensibilmente fino alla guarigione completa. Molte altre grazie di ordine spirituale e temporale sono state attribuite al Beato, sia documentate dalle testimonianze nei processi canonici sia avvenute in seguito e rimaste fuori dagli atti. Molte di esse rimarranno ignote al grande pubblico ma impresse nel cuore e nel ricordo grato dei suoi devoti.

Fonte: Diocesi di San Miniato

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