Il titolo del dibattito che si terrà stasera alla Festa dell’Unità, “Nidi e scuole d'infanzia comunali: Firenze e la Toscana modelli di innovazione”, dichiara prima ancora che la discussione inizi che l'appalto delle scuole comunali dell'infanzia configura Firenze come positivo 'modello di innovazione'. Sembra proprio richiamare il titolo del celebre dibattito di 'Berlinguer ti voglio bene', ricordate? “Pòle la donna pareggiare coll'omo? No. E' aperto il dibattito”. Si dà un valore positivo a una scelta politica dell'amministrazione comunale molto contestata negli ultimi mesi e lo si fa proprio nel momento in cui l'appalto è stato aggiudicato e i nodi vengono al pettine. Altro che modello di innovazione! La verità è piuttosto che, purtroppo, sia come comitato genitori sia come insegnanti, dobbiamo constatare che tutte le previsioni che fin dall'inizio avevamo fatto si sono avverate e a pagarne le conseguenze saranno le bambine e i bambini
Siamo giunti al 7 settembre e ancora i genitori non sanno cosa faranno i propri figli il pomeriggio a scuola. Alcune informazioni, purtroppo, sono già ampiamente circolate e non sono certo rassicuranti:
1. Pomeriggi docenti-free. Il 'modello di innovazione' che ci troviamo di fronte prevede intanto che il pomeriggio le bambine e i bambini non staranno più con insegnanti, ma con educatori/educatrici. Il contratto applicato sarà infatti il CCNL delle coop relativamente al livello D1 che non contempla in alcun modo il profilo docente. Questo ha profonde conseguenze, intanto per le lavoratrici e i lavoratori: lavoreranno infatti le stesse ore delle maestre (25 a settimana frontali, cioè sole/i con 25 bambine/i dai 3 ai 6 anni, come prevede il full time per docenti) ma saranno inquadrate/i come part time, e così guadagneranno circa la metà delle maestre comunali, pur avendo gli stessi titoli. Inoltre, non essendo docenti, non matureranno più nessun punteggio nelle graduatorie scolastiche. Non c'è da meravigliarsi se molte delle maestre che fino all'anno scorso hanno lavorato come precarie nelle nostre scuole e che hanno superato il concorso del Comune hanno rifiutato in questi giorni l'assunzione offerta dalle coop. Molte/i ci hanno detto che è ben più conveniente per loro rifiutare e aspettare le chiamate per le supplenze, ed è la verità. Qualcuno ha dovuto accettare. Con stipendi così esigui, insufficienti anche per il mero pagamento di un contratto di affitto in una città come la nostra, ci chiediamo come potranno essere adeguatamente motivate/i queste/i lavoratrici/tori. Forse i nostri bambini e le nostre bambine si troveranno davanti un insegnante che fa un secondo lavoro, magari di sera/notte, (non può fare molto altro, visto che entra alle 11:30 ed esce alle 16:30 – 17:00 da scuola), magari in un nido gestito dalle stesse cooperative che hanno vinto l'appalto per l'infanzia,prima di entrare nelle nostre scuole e che sarà stanca/o. L'insegnante non potrà avere le energie e le risorse emotive, psicologiche, motivazionali indispensabili per la mansione che dovrebbe svolgere. Come genitori, siamo quindi non solo indignati, ma anche molto preoccupati
No maestre no scuola. Se il pomeriggio non ci sono più insegnanti, allora non c'è più scuola. Come ripetiamo da mesi, questi pomeriggi non sono istruzione. Li possiamo chiamare doposcuola, centri estivi, ludoteche, ma non scuola, ed è la legge a dire così. Per di più, negli annunci di ricerca del personale pubblicati dalle cooperative e sotto gli occhi di tutti,si segnala che, per accedere all'incarico è sufficiente anche avere esperienza di lavoro maturata solo negli asili nido. Le nostre bambine e i nostri bambini perdono il diritto alla loro formazione, perché il tempo scuola viene dimezzato. Perdono l'accesso a buone pratiche pedagogiche, come la turnazione fra insegnanti, non più possibile, e a un progetto formativo di qualità. E non ci venga detto che la qualità sarà comunque la stessa, vista l'umiliazione che dovranno subire le educatrici e gli educatori del pomeriggio, demansionati, sottoinquadrati, sottopagati e costretti a fare anche altri lavori. Non è questa la scuola che abbiamo scelto per i nostri figli al momento dell'iscrizione. Ribadiamo che le nostre bambine e i nostri bambini hanno diritto all'istruzione, che è un diritto, non un mero servizio.
3. Scuola diviso due = nessun risparmio! In questo 'innovativo' modello di smantellamento di un'esperienza formativa di qualità, il Comune risparmierà? Ebbene, no. L'appalto costa quanto le assunzioni a tempo indeterminato delle maestre e più di assunzioni a tempo determinato. Detto in altre parole, le bambine e i bambini avranno una scuola a metà, le ex maestre, ora educatori ed educatrici, saranno sottoinquadrate/i e guadagneranno la metà e il Comune spenderà gli stessi soldi di prima, soldi che peraltro sono anche di noi cittadini. Un risultato innovativo davvero. E gli altri soldi, non certo pochi, dove finiscono? In questo gioco dell'appalto, naturalmente qualcuno ci guadagna: le cooperative del consorzio Metropoli.
4. Un male voluto. L'amministrazione ha spesso affermato che non c'erano altre strade a causa dei vincoli sulle assunzioni. Ma il dl enti locali ha esplicitamente reso possibili le assunzioni di maestre, tanto che a Bologna hanno rinunciato all'appalto. Il comune di Bologna assume per quest'anno più di cento insegnanti comunali. E' quindi chiaro che questa operazione per cui si spende uguale e si offre la metà è il frutto di una scelta politica, una scelta grande e grave sulla quale l'amministrazione non ha purtroppo accettato confronti né con i genitori né con il personale nonostante la consegna di 5000 firme in comune, tutte di residenti nel comune di Firenze.
5. Fatti, non visioni!L'assessora parla di 'modello innovativo'. Dovrebbe invece spiegarci, magari nelle scuole e non da un palco a una festa di partito, dove sono finite le sue promesse. Quando noi dicevamo che il bando non prevedeva l'applicazione dei contratti docenti, cosa già palese e ora confermata, lei negava risolutamente dandoci dei visionari, degli incompetenti che non sono in grado di leggere il bando, dicendo che eravamo strumentalizzati dai sindacati. Per noi visionario è chi afferma che questo scempio sarebbe addirittura un modello di innovazione. Come maestre e come genitori non ci fermeremo finché ai nostri figli non sarà di nuovo garantita l'istruzione cui hanno diritto: ogni giorno che passa in questa situazione è un torto fatto non solo a loro, ma al futuro di tutte e tutti e della nostra città.
Comitato L'infanzia non si appalta
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