
La Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo al decreto enti locali. Nel decreto è contenuto anche un emendamento che mette fine al blocco delle assunzioni e prevede la possibilità per i Comuni di assumere nuovi insegnanti anche oltre i limiti di spesa imposti dal Patto di Stabilità.
Sulla scia di questa approvazione ufficiale, il Comitato L'infanzia non si appalta lancia un nuovo appello all'Assessora Cristina Giachi: “A poco più di un mese dall'inizio del nuovo anno scolastico si può ancora cambiare strada Assessora Giachi, blocchi l'appalto e dia il via libera alle assunzioni sulla base della graduatoria uscita dal concorso indetto dal Comune per insegnanti della Scuola dell'Infanzia. A Bologna saranno assunte 158 insegnanti nell'arco di due anni, perchè non cogliere anche a Firenze l'opportunità che viene fuori da questo nuovo decreto?L'emendamento apre uno spiraglio importante che Le consente di salvaguardare il patrimonio della scuola dell'infanzia comunale a Firenze. Un piccolo gesto che per noi significherebbe molto”.
Il comitato L'infanzia non si appalta è nato nello scorso mese di marzo e da allora ha organizzato numerose iniziative contro l'esternalizzazione di 57 sezioni della scuola dell'infanzia comunale, ovvero la cessione dei pomeriggi a cooperative o soggetti privati tramite gara di appalto vinta poi dal Consorzio Metropoli. Anche se lo scorso 28 luglio il TAR non ha concesso, dietro ricorso del comitato, la sospensiva e ha rinviato la decisione ultima a quando saranno state fatte le appropriate valutazioni anche da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale, il comitato di genitori e cittadini fiorentini non ha nessuna intenzione di arrendersi, ricordando che “la scuola non è un servizio o un insieme di servizi” ma un diritto e i cittadini hanno diritto a una scuola di qualità. Non ci interessa una scuola riempita di mille attività accessorie totalmente inutili per bambini dai 3 ai 6 anni.
La cosa più grave, secondo noi, è che questo esperimento mina alla base la continuità educativa e didattica, perno della sicurezza delle bambine e dei bambini nello spazio scolastico. A subire l'esternalizzazione saranno infatti intere scuole, 15 su 30. Per far sì che ogni scuola abbia il numero di maestre che l'esternalizzazione richiede, le attuali insegnanti di ruolo dovranno essere trasferite e redistribuite sulle 30 scuole comunali. L'anno successivo, quando ulteriori scuole saranno date in appalto, nuovamente ci dovrà essere una redistribuzione delle maestre, e così via, sgretolando ogni ipotesi di continuità formativa per i tre anni di frequenza di ogni bambina/o.
La riforma smantella la formazione complessiva delle bambine e dei bambini, infatti non si fonda su nessuna teoria pedagogica. Il progetto formativo che adesso anima le scuole ne risulterà pesantemente svalutato e diminuito. Le educatrici e gli educatori delle cooperative saranno esterni/e e non faranno parte della struttura, quindi difficilmente potranno collaborare con le/gli insegnanti comunali, inoltre, un'insegnante vedrà i bambini solo di mattina e un'altra/o solo di pomeriggio: la vita scolastica delle bambine e dei bambini sarà divisa in due e nessuno avrà più il quadro completo della situazione, rendendo molto difficile l'individuazione dei bisogni e l'attuazione di pratiche didattiche individualizzate. L'affidamento del servizio a cooperative o privati produrrà una grave svalutazione della professionalità docente: posti di lavoro stabili e tutelati saranno sostituiti con posti precarizzati e sottopagati, impoverendo lo stesso tessuto sociale della città. Al di là della facile propaganda, sappiamo invece che senza dignità delle insegnanti non esiste qualità del servizio.
Fonte: Comitato L'infanzia non si appalta
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