
"Ho appreso della richiesta del PM per “appalti irregolari con una cooperativa sociale”. Seguono i nomi e le cariche sociali per questo pugno di uomini e di donne che, lo voglio dire subito, godono della mia massima stima e vicinanza.
Intervengo come cittadino e socio dell’Associazione assistenza disabili psico fisici, “quelli di Cerbaiola”, per capirci, anche se la vicenda in esame, per fortuna, va ben oltre coinvolgendo altre decine di uomini e donne con possibilità diverse, ma necessarie per tutti noi, se sappiamo vederle e favorirle cercando lo spirito e la cultura delle società più civili.
La cooperativa sociale di tipo B, La Mimosa, nasce per iniziativa della Nostra Associazione e di altre e con l’aiuto di semplici cittadini, non solo familiari, nel 1989.
Certamente faccio parte di coloro che rispetto a questi problemi si sentono “parziali”, di parte, proprio per seguire ed ottenere un interesse generale per una comunità piccola o grande che essa sia, ma che vede fra i suoi componenti le persone con “possibilità diverse”, ma con piena loro dignità e rispetto.
Il buon governo non può perdere di vista questo essere di parte, in alcune scelte, come queste, se vuole eguaglianza e giustizia anche per chi non corre, per chi tentenna se non sostenuto, per chi è stretto in una sedia a rotelle.
Devono ricevere un’attenzione più marcata, altrimenti non si riesce ad aiutarli, a sostenerli. Le norme e le leggi vanno applicate nella lettera e nello spirito. Siamo in presenza di cittadini che la Corte Costituzionale in una famosa sentenza riconosce loro “un nucleo indefettibile di garanzie” che lo stesso legislatore nazionale non può scavalcare.
Ci vogliono misure necessarie, occorre una cultura diffusa nella comunità e negli amministratori locali, in chi opera aziendalmente, quando è possibile, e spesso lo è, non dimenticare la costruzione di quelle garanzie.
La Mimosa nasce ed opera con le esigenze proprie delle aziende, che in questa forma trovano una maggiore possibilità di partecipazione, di informazione, di discussione, per questo costruendo una convenzione che la impegna assieme alla Azienda pubblica ed alla Asl, a verifiche periodiche sui risultati di questi forti inserimenti lavorativi a pieno titolo di persone, diciamo, a noi care.
Questa operazione ultra decennale è una delle eccellenze dei nostri territori. La raccolta dei rifiuti, degli ingombranti, la cura del verde nelle forme più leggere, oggi il coinvolgimento nel porta a porta hanno dell’eccezionale.
Con la Mimosa molti uscivano dalla terapia occupazionale nei laboratori protetti, intorno alla ceramica, alla serigrafia, all'agricoltura, e la città diventava il loro laboratorio. Non avrebbero potuto giocare la partita del lavoro in maniera autonoma, quindi andava costruito un ambiente, “un fare” utile per la Città e per loro.
Alzarsi ogni mattina per andare a lavorare! Pensate e pensiamo al dramma di quanti non possono farlo perché non c’è lavoro. Andare a lavorare come terapia; la terapia principe per tanti di loro, un salario, un contratto, un domani anche previdenziale come già era ed avvenuto per inserimenti lavorativi individuali fatti non solo con la pubblica amministrazione.
La convenzione, la verifica, il fiato sospeso in partenza, la famiglia che non ci crede, conosce il proprio figlio o figlia, conosce gli attacchi di panico, le crisi epilettiche, quanto e quante volte bisogna ricorrere al Gardenale, al Valium. Ma la terapia era stata trovata. Meno crisi, meno farmaci, più autonomia personale, minori preoccupazioni anche per il futuro quello in cui la famiglia non ci sarà più.
Chi come noi, non familiari diretti, ha visto con gioia nascere e crescere questa esperienza. Ma in noi era presente anche la preoccupazione che questo potesse finire. Che gli uomini si impaurissero della loro audacia, della loro parzialità, e smettessero di pensare, di inventare soluzioni sempre più nuove, forti dei risultati e della loro totale pulizia morale ed onestà.
Ero terrorizzato da pensare cosa sarebbe successo a Luca, a Cristina, a Bruno … a tanti altri se una mattina non si fossero più potuti alzare per andare a lavorare, perché la regola è quella del massimo ribasso della perdita della ricchezza e del risparmio pubblico di cooperative sociali che operano con i nostri concittadini in settori delicati ed importanti. L’autonomia sarebbe scemata, il panico avrebbe richiesto sempre più farmaci, il Gardenale a dosi maggiori. Più ricoveri, più spese, più rette, meno gioia in Città, meno serenità nelle famiglie.
Questi nostri amministratori, questo pugno di uomini e donne, a mio modesto parere si sono mossi all’interno delle leggi non smarrendo l’obbligo morale di rendere concreto “quel nucleo indefettibile di garanzie” che la Consulta ci ricorda sistematicamente. Di questo sono sicurissimo come della loro onestà, non hanno operato per le loro tasche, ma come dei buoni Samaritani, che hanno cercato e trovato la possibilità per favorire Luca, Cristina, Bruno ed altri Down, X-fragile, cerebrolesi".
Varis Rossi, associazione assistenza disabili psico fisici
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