Li avevamo annunciati, in parte attesi, ed alla fine sono arrivati. Stiamo parlando dei fenomeni termoconvettivi, popolarmente conosciuti come temporali estivi, che dopo alcuni giorni di caldo inizialmente torrido e poi inevitabilmente afoso, hanno fatto la loro comparsa a partire da lunedì pomeriggio durante le ore più calde del giorno. Quasi sempre si tratta di fenomeni spesso molto localizzati, che tendono a formarsi sui rilievi più alti delle catene collinari e montuose, per estendersi alle pianure dell'interno come nel caso dei temporali pomeridiani verificatisi ieri.
Questi fenomeni, che possono assumere carattere violento e produrre accumuli importanti, nascono a seguito di un intenso riscaldamento al suolo, come appunto in questi giorni, con la presenza complice di aria più fredda in quota, stavolta convogliata da una depressione stazionante sul Golfo di Biscaglia. Tutto inizia con la massa d'aria calda accumulata al suolo, che inizia a salire, evaporando in presenza di elevati tassi umidi, come accade spesso in queste situazioni bariche bloccate per troppo tempo. Raggiungendo poi le quote superiori dell'atmosfera e trovando masse d'aria più fredde, il contrasto con la massa d'aria calda più calda per le correnti ascensionali, determina la formazione della nube detta "convettiva" .
La tempistica del fenomeno di convezione, parte in tarda mattinata, per continuare fino al tardo pomeriggio, recando talvolta solo nuvolosità locale, oppure evolvendo ulteriormente in cumulonembi, in base alla quantità di aria fredda presente in quota. Ed è in tal caso, maggiormente probabile, lo sviluppo delle nubi convettive associate a fenomeni temporaleschi, spesso prendendo il via dai rilievi montuosi, ma che possono estendersi localmente anche alle aree pianeggianti. Generalmente, l'intensità e lo sviluppo delle nubi convettive è direttamente proporzionale ai tassi di umidità relativa e alle differenze di temperatura che si verificano tra il suolo e le quote superiori dell'atmosfera. Giunti alla sera questo tipo di nubi termina il proprio ciclo con la sua dissoluzione , a prescindere dalla produttività o meno dei fenomeni pomeridiani.
Dal punto di vista predittivo, i temporali ad evoluzione diurna, complicano non poco la vita del previsore, poichè per quanto i modelli ci abbiano arricchito di dati e parametri, atti a misurare le condizioni favorevoli alla loro formazione, è statisticamente impossibile determinare luogo, ora e intensità dei fenomeni, persino in nowcasting.
Quindi da ora in poi, quando sentirete alla tv " probabile sviluppo di nubi pomeridiane associate a fenomeni termoconvettivi " , alzate gli occhi al cielo fin dalla tarda mattinata,osservandone la nascita delle nubi, la loro vicinanza, ma soprattutto, nella fase antecedente al temporale se le nubi provengono dalla stessa direzione da cui spirano i venti. Questo è il segno più tangibile per capire se l'orografia locale, tende ad avvicinare oppure deviare i fenomeni, confermando ancora una volta, per i comuni alle pendici del Montalbano, il suo ruolo da protagonista.
Gordon Baldacci







