Nascosti e Matteoli (FI): “La sicurezza della città è ancora un problema di opere strategiche non realizzate”

Nicola Nascosti

“Dal punto di vista delle alluvioni, oggi Firenze non può dirsi sicura e la sua messa in sicurezza dipende ancora in larga misura dalla realizzazione delle grandi opere – si pensi alle casse di espansione - che nel 2005 vennero inserite nell’Accordo cd. “200 milioni” firmato dal Sottoscritto che allora era Ministro dell'Ambiente, dal Presidente della Regione Toscana, e dal Segretario dell'Autorità di bacino del fiume Arno”.

Ha esordito così l'ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (FI) oggi nel corso della conferenza stampa organizzata insieme a Nicola Nascosti, candidato per Forza Italia nel collegio di Firenze 1, Firenze 2 e Pisa alle prossime elezioni regionali del 31 maggio.

“Le casse di espansione – mi riferisco ad esempio a quelle di Figline Valdarno, un sistema integrato di 4 casse (Pizziconi, Restone, Prulli e Leccio) sono le vere opere strategiche determinanti per la gestione del rischio nel bacino dell'Arno (l’Arno è stato classificato come la seconda emergenza nazionale del Paese dopo il Vesuvio secondo le proiezioni del Dipartimento di Protezione Civile) – ha aggiunto Matteoli. “Non a caso nel 2005 fu deciso di sottoscrivere un'Intesa istituzionale ad hoc che individuava gli interventi prioritari e indilazionabili lungo l'asta del fiume, come stralcio della più ampia mappatura derivante dal Piano Rischio Idraulico del 1999. Tale stralcio nasceva anche dalla consapevolezza della difficoltà del reperimento delle risorse e si basava sul presupposto dell'effettiva sostenibilità economica in ottica di rapporto costi/ benefici”.

“L’altro intervento strategico relativo - ha spiegato il consigliere Nicola Nascosti - è quello del sovralzo della diga di Levane in provincia di Arezzo che, con le 4 casse di Figline dovrebbe portare ad un sensibile abbattimento del rischio su Firenze”.

“E’ ormai tristemente noto il ritardo che si è accumulato nella progettazione e realizzazione degli interventi in oggetto a causa di difficoltà tecniche, procedurali e amministrative che hanno nei fatti "rallentato" il procedimento di realizzazione delle opere, pur in presenza di accordi di programma sottoscritti dagli enti e pienamente vigenti, oltreché di risorse, come detto, già allocate, impegnate e immediatamente spendibili.

Sbagliata si è nei fatti dimostrata la scelta fatta negli anni 2000 dalla Regione Toscana di responsabilizzare gli enti locali, assegnando agli stessi la progettazione e l’attuazione di queste grandi opere. Un Comune come quello di Figline si è quindi arenato alla prima difficoltà”.

A spiegare quello che è successo più di recente è stato poi il senatore, ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Nel 2014, al fine di dare una scossa al sistema il Governo nazionale prima con il DL 91 e poi con lo Sblocca Italia si è attribuito ai Presidenti di Regione la responsabilità dell’attuazione di tutti gli interventi contro il rischio idrogeologico e ciò ha creato una struttura di missione a questo dedicata e incardinata presso la Presidenza del Consiglio, a conferma dell’attenzione per il tema e alla luce del ripetersi di tragici eventi alluvionali un po’ in tutta Italia”.

Rincara la dose Nascosti che entra così nello specifico della questione Toscana: “Rossi è diventato dunque per la Regione Toscana il Commissario plenipotenziario, dotato di tutti i poteri di deroga e non solo per velocizzare i cantieri. Come gruppo regionale abbiamo condiviso questa scelta che responsabilizza la Regione e le fornisce tutti i poteri

A distanza di un anno dai primi provvedimenti (che risalgono a maggio/giugno 2014) però, non è ancora stato sottoscritto l’Accordo di programma Stato-Regione espressamente dedicato alle aree metropolitane tra cui Firenze (le prime città che dovevano partire con gli accordi erano Milano, Genova e Firenze) che avrebbe dovuto destinare specifiche risorse a copertura di quegli interventi strategici per la messa in sicurezza della nostra città (Diga di Levane, Casse di Figline e casse minori sulla Sieve, sul Mensola e sull’Ema). A che punto sono le opere che dovevano essere già terminate da anni come Figline? E a che punto sono i progetti di quelle nuove? Ci risulta che tutto sia fermo”.

“E intanto il Presidente Rossi – tuona ancora Nascosti - consapevole della debolezza in cui si trova a causa dei cronoprogrammi che si dilatano temporalmente nonostante i poteri che gli sono stati attribuiti e nonostante i commissari che ha nominato sulle principali opere che dovrebbero essere realizzate, attiva una convenzione per il noleggio di argini gonfiabili un palliativo volto solo a limitare la vulnerabilità di edifici ma non certo a risolvere i problemi”. “E allora, in attesa che le grandi opere riescano a decollare,perché non puntare su un’azione capillare di manutenzione dei corsi d'acqua e sviluppare nuove forme di gestione dei fiumi che siano poi finanziabili anche in via continuativa coinvolgendo gli enti che sono competenti sulla manutenzione, ma anche tutto quel mondo di associazioni sportive e non che ruota intorno al fiume e attivando forme di collaborazione con imprese, cittadini, proprietari terrieri per sviluppare modalità di sorveglianza partecipata e di minima manutenzione?”.

“Potrebbe essere interessante replicare anche in altre parti della Toscana – conclude Nicola Nascosti - una iniziativa che hanno sperimentato nel vecchio comprensorio di bonifica della valle del Serchio dove sono state fatte convenzioni con le aziende agricole che svolgono, dietro compenso e/o abbattimento del contributo, azioni di monitoraggio delle opere e dello stato dei luoghi ed azioni di piccola manutenzione (rimozione nei corsi d'acqua di ostacoli naturali tipo legname, pietre, arbusti, azioni di ripristino e di riparazione di opere)”.

Fonte: Ufficio Stampa

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